I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

La cascina Moglia

Ero una delle più belle fattorie dei dintorni. Un giorno, arrivò quel ragazzo dal gran ciuffo ricciuto.
Giovanni aveva tredici anni e il volto segnato dalle lacrime. Aveva pianto molto quel giorno. Era arrivato nell'aia di quella grande cascina nel pomeriggio, dopo aver provato per giorni a cercare lavoro come garzone nelle altre cascine dei dintorni.
Il primo che aveva incontrato era uno dei Moglia. Tremava per il freddo e la stanchezza, sulle spalle portava un piccolo fagotto di biancheria, che conteneva quanto possedeva di più prezioso: due libri. Era entrato nell'aia, dove tutta la famiglia Moglia, era intenta a preparare i vimini per legare le viti. Il padrone appena lo vide: «Chi cerchi, ragazzo?» gli chiese.
«Cerco Luigi Moglia». «Sono io. Che cosa vuoi?»
«Mi manda mia madre. Mi ha detto di venire da voi a fare il garzone di stalla».
«Ma povero ragazzo, siamo d'inverno, e chi ha vaccari in casa, li licenzia; noi li prendiamo solo alla fine di marzo. Abbi pazienza e ritorna a casa tua». Giovanni chinò la testa avvilito. La stanchezza e il peso della giornata lo piegarono. Ruppe in pianto: «Io mi siedo qui per terra e non mi muoverò più... No, non vado via!»
E si mise a raccogliere cogli altri i vimini sparsi per l'aia.
Dorotea Moglia, commossa a quelle lacrime, persuase il marito a tenere in casa almeno per pochi giorni quel povero fanciullo.
Quella sera, Giovanni rimase stupito quando la Signora Dorotea gli mostrò la sua camera da letto.
«Una stanza tutta per me?»
Il letto era buono, ma dormire era difficile. Soltanto io lo sentii sospirare: «Mama...»
Lo capisco perfino io. È dura sentirsi tagliato fuori dalla famiglia. Aveva un cuore sensibilissimo, quel ragazzo. Il giorno dopo, era già all'opera. Maniche rimboccate, pulì la stalla, diede da mangiare alle mucche e le portò all'abbeveratoio. Nei mesi seguenti, tutti gli altri lavori tipici del mondo agricolo del tempo, come curare le viti, zappare, tagliare l'erba, rivoltare il fieno e rastrellarlo, raccogliere le foglie di gelso per i bachi da seta, fare fascine nei boschi, battere il grano, spannocchiare e scartocciare il mais. Giovanni era amato e godeva ampia autonomia, un po' di tempo libero per le sue letture e le sue preghiere. Ogni domenica si recava alla prima messa nella parrocchia di Moncucco e radunava i ragazzi della borgata. Giocava con loro, li faceva pregare e raccontava magnifiche storie. Quando pioveva li portava sul mio fienile.
Un vecchio burbero lo vide pregare, un giorno e lo prese in giro. Con calma, Giovanni rispose: «Mia madre mi ha insegnato che quando si prega, da due grani nascono quattro spighe; se invece non si prega, da quattro grani nascono due spighe sole. È meglio che preghiate anche voi!»
Sarebbe diventato un grand'uomo, sicuramente. Parola di Cascina Moglia.

La storia
Dal febbraio 1828 al novembre del 1929, Giovannino Bosco lavorò come garzone nella cascina (fattoria) dei Moglia (MB I, 191-206). Oggi, la cascina è stata ristrutturata ed è meta di incontri giovanili.