I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

La Madonna fa la questua per la sua chiesa

Una lotta strenua e senza posa quella di don Bosco per trovare il denaro necessario per la costruzione della Basilica. È commovente vedere come Maria Ausiliatrice lo accompagna maternamente, passo dopo passo.

(continua dal numero di aprile)

Il 15 gennaio 1867 la Prefettura di Torino con apposito decreto fissa l'estrazione dei biglietti della lotteria il 1° aprile. Da Valdocco ci si affretta a spedire in tutta Italia i biglietti rimasti, con preghiera di restituire quelli invenduti entro metà marzo, così da poterli rispedire altrove prima dell'estrazione.
Don Bosco, che già da fine dicembre 1866 si era accinto ad un secondo viaggio a Roma (9 anni dopo il primo), con tappa a Firenze, per cercare di mettere d'accordo Stato e Chiesa sulla nomina di nuovi vescovi, ne approfitta per ripercorrere la rete delle sue amicizie fiorentine e romane. Riesce a smerciare molte mazzette di biglietti, tant'è che il compagno di viaggio, don Francesia sollecita la spedizione di altre, perché “tutti ne vogliono”.
Se al momento la benefica Torino, declassata dal ruolo di capitale del Regno, è in crisi, Firenze invece sta crescendo e così fa la sua parte con tante generose nobildonne; Bologna non è da meno, con il marchese Prospero Bevilacqua e la contessa Sassatelli. Non manca Milano, anche se proprio alla milanese Rosa Guenzati il 21 marzo don Bosco confida: “La lotteria si avvicina al suo termine ed abbiano ancora molti biglietti”.
Quale il risultato economico finale della lotteria? Circa 90.000 lire [328.000 euro], una bella cifra, si direbbe, ma che costituisce solo un sesto del denaro già speso; tant'è vero che il 3 aprile don Bosco deve chiedere ad un benefattore un urgente prestito di 5000 lire [18.250 euro] per un pagamento indilazionabile di materiale edilizio: gli era venuta meno un'entrata prevista.

La Madonna interviene
La settimana seguente don Bosco, trattando degli altari laterali con la contessa Virginia Cambray Digny di Firenze - si era fatta personalmente promotrice di una raccolta di fondi per un altare da dedicarsi a sant'Anna (madre della Madonna) - le comunica la ripresa dei lavori e la speranza (risultata poi vana) di potere inaugurare la chiesa entro l'anno. Conta sempre e soprattutto sulle offerte per le grazie che la Madonna concede di continuo agli oblatori e lo scrive a tutti, alla stessa Cambray Digny, alla signorina Pellico, sorella del famoso Silvio ecc. Qualche benefattrice, incredula, gliene chiede conferma e don Bosco lo ribadisce.
Le grazie aumentano, la loro fama si diffonde e don Bosco deve contenersi perché, come scrive il 9 maggio al cavaliere Oreglia di S. Stefano, salesiano inviato a Roma a cercare beneficenza: “Io non le posso scrivere perché ci sono interessato”. Invero non può mancare di aggiornare il suo elemosiniere il mese seguente: “Un signore guarito di un braccio portò immediatamente 3000 lire [11.000 euro] con cui si sono pagati una parte dei debiti dell'anno precedente... Io non ho mai vantato cose straordinarie; io ho sempre detto che M.SS. Ausiliatrice ha conceduto e concede tuttora grazie straordinarie a quelli che in qualche modo concorrono alla costruzione di questa chiesa. Io ho sempre detto e dico: 'l'offerta si farà a grazia ricevuta, non prima' [corsivo nell'originale]”. E il 25 luglio alla contessa Callori racconta di una ragazza da lui ricevuta, “pazza e furiosa” trattenuta da due uomini; appena benedetta si calmò e si confessò.
Se la Madonna si attiva, don Bosco non sta certo fermo. Il 24 maggio spedisce altra circolare per l'erezione e l'arredo della cappella dei SS. Cuori di Gesù e Maria: allega un modulo per l'iscrizione di offerta mensile, mentre chiede a tutti un'Ave Maria per gli oblatori. Lo stesso giorno, con una notevole “faccia tosta” domanda alla madre Galeffi delle Oblate di Tor de Specchi di Roma, se i 2000 scudi promessi tempo prima per l'altare dei SS. Cuori fanno parte, o no, della sua rinnovata disponibilità a fare altre cose per la chiesa. Il 4 luglio ringrazia il principe Orazio Falconieri di Carpegna di Roma per dono di calice e offerta per la chiesa. A tutti scrive che la chiesa avanza ed attende doni promessi, come gli altari delle cappelle, le campane, le balaustrine ecc. Le grandi offerte provengono dunque dagli aristocratici, dai principi della chiesa, ma non manca l'“obolo della vedova”, le offerte capillari della gente semplice: “La settimana scorsa in piccole offerte fatte per grazie ricevute vennero registrati 3800 franchi” [12.800 euro].
Il 20 febbraio 1867 la “Gazzetta Piemontese” dà la seguente notizia: “alle tante calamità ond'è afflitta l'Italia - [si pensi alla terza guerra d'indipendenza appena conclusa], ora dobbiamo aggiungere la ricomparsa del colera”. È l'inizio dell'incubo che minaccerà l'Italia per dodici mesi successivi, con decine di migliaia di morti in tutto il paese, Roma compresa, dove il morbo miete vittime anche fra personalità civili ed ecclesiastiche.
Sono preoccupatissimi i benefattori di don Bosco, che però li tranquillizza: “niuno di quelli che prendono parte alla costruzione della chiesa in onore di Maria sarà vittima di questi malanni, purché si riponga fiducia in lei”, scrive ad inizio luglio alla duchessa di Sora.

Sempre in azione
Ma la Provvidenza bisogna anche “cercarla”. Ed ecco don Bosco in agosto tornare a scrivere al conte Cibrario, Segretario dell'Ordine Mauriziano, per ricordargli che era giunto il tempo di onorare la seconda parte dell'impegno economico assunto due anni prima. Da Genova per fortuna gli arrivano cospicue offerte da parte del conte Pallavicini e dei conti Viancino di Viancino; altre offerte gli pervengono in settembre dalla contessa Callori di Vignale e così da altre città, Roma e Firenze in particolare.
Arriva però presto un inverno freddissimo, con il conseguente incremento dei prezzi al consumo, pane compreso. Don Bosco va in crisi di liquidità. Fra lo sfamare centinaia di bocche e il sospendere i lavori edilizi, la scelta è obbligata. I lavori per la chiesa dunque ristagnano, mentre i debiti crescono. Il 4 dicembre don Bosco prende allora carta e penna (d'oca) e scrive a Roma al solito cavalier Oreglia: “Raccolga molti danari, poi ritorni, ché non sappiamo più dove prenderne. È vero che la Madonna fa sempre la sua parte, ma in fine dell'anno tutti i provveditori domandano denaro”. Splendido! (continua)