I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Cadendo si impara

«Dici che torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari fino a che gli occhi riusciranno a guardare, vedere quanto una luna ti può bastare?»

“Always connected”. È così che una recente ricerca sul rapporto tra giovani e nuove tecnologie definisce non solo la generazione degli adolescenti, nati insieme all'avvento del web e cresciuti a pane e social media, ma anche i cosiddetti “Millennials”, quei giovani adulti, trentenni e dintorni, che all'utilizzo di cellulari, tablet e pc sono approdati quando erano già un po' più grandi, ma che non hanno tardato a familiarizzare con la nuova realtà virtuale e, non di rado, a lasciarsi profondamente plasmare, condizionare, attraversare dalle sue pervasive istanze.
Costantemente online, con lo sguardo puntato sullo schermo dello smartphone e le dita scattanti pronte a digitare messaggi o stringhe di ricerca, i giovani adulti del terzo millennio, non meno dei loro fratelli minori, appaiono spesso più attenti a fare incetta di like sul social media di turno che a coltivare relazioni autentiche con le persone che hanno accanto, a mettere in bella mostra sulla propria bacheca i posti che visitano e i piatti che mangiano che ad assaporare realmente le loro esperienze di vita vissuta, a preconfezionare un'immagine di sé fittizia e sfavillante da sottoporre al giudizio più o meno impietoso o indulgente dei propri contatti che a mettere a fuoco la loro identità e a prendersi cura della loro anima. Si affannano a moltiplicare followers e interazioni all'interno di questo o quel gruppo virtuale, ma non sono più capaci di condividere pensieri, sentimenti, emozioni nei contesti di vita che li circondano. Rincorrono il mito della visibilità a tutti i costi, vivisezionando la propria esistenza in frammenti sconnessi da dare in pasto alla rete, ma faticano a costruire nella loro quotidianità un progetto di vita unitario e dotato di senso.
Accade, così, che sempre più spesso il virtuale dissimula il reale, finendo di fatto con il diventare più “reale” del reale, mentre al di fuori della rete si smarrisce il senso della bellezza e della prospettiva, si perde di vista il valore del tempo e della reciprocità. E anche la sfida dell'adultità smette di essere giocata sul terreno impervio, ma concreto della relazione per consumarsi nel non-luogo rassicurante, ma autoreferenziale del web.
Ma, talvolta, per tornare a lasciarsi incantare dalla meraviglia di un cielo stellato è necessario mettersi offline; per recuperare il gusto del dialogo e della condivisione è indispensabile spegnere telefoni e chat per far spazio nel proprio vissuto alla presenza corporea e ingombrante dell'altro; per riappropriarsi della genuinità di un sentimento o un'emozione è essenziale proteggerla dagli sguardi indiscreti della rete per restituirla alla sua dimensione di verità e intimità. Perché se è vero che la realtà virtuale permette di moltiplicare le connessioni e di superare le distanze, è solo nella qualità delle relazioni e nel qui ed ora del nostro essere nel mondo che possiamo riempire di senso la nostra vita e ricucire i fili di una biografia altrimenti sfilacciata e priva di autenticità.

Dici che torneremo a guardare il cielo,
alzeremo la testa dai cellulari
fino a che gli occhi riusciranno a guardare,
vedere quanto una luna ti può bastare?
E dici che torneremo a parlare davvero,
senza bisogno di una tastiera,
e passeggiare per ore per strada
fino a nascondersi nella sera?
E dici che accetteremo mai di invecchiare,
cambiare per forza la prospettiva,
senza inseguire una vita intera
l'ombra codarda di un'alternativa?
E dici che troveremo prima o poi il coraggio
di vivere tutto per davvero,
senza rincorrere un altro miraggio,
capire che adesso è tutto ciò che avremo?
Capire che adesso è tutto ciò che avremo...
Dici che riusciremo a sentire ancora
un'emozione prenderci in gola,
quando sei parte della storia
fino a riuscire ad averne memoria.
E tu che nome dai
al tuo coraggio,
al non volere mai ammettere che,
al non volere capire che
adesso è tutto ciò che avremo,
adesso è tutto ciò che avremo?
Capire che adesso è tutto ciò che avremo,
adesso è tutto ciò che avremo.
Dici che torneremo a guardare il cielo?

(Diodato feat. Roy Paci, Adesso, 2018)