I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

«I draghi esistono, ma... »

Ad Haiti, la speranza per i bambini assaliti dal “drago” si chiama Croix des Bouquets.


Mi chiamo P. Nedjie e vorrei raccontarvi la mia storia. Mia mamma ha avuto una vita molto difficile. Non ha avuto la fortuna di andare a scuola, ma da giovanissima ha iniziato a lavorare facendo la domestica a casa di una famiglia. Prima di conoscere mio padre, ha avuto due figli, da due uomini diversi che non si sono presi le loro responsabilità. Ha sofferto molto per questa situazione, ma, per fortuna, alla fine ha conosciuto il mio papà, un uomo molto affettuoso, e si sono sposati. Dopo poco siamo nate io e le mie due sorelline. La nostra vita era molto semplice, ma noi eravamo felici. Un giorno la mamma è andata a cercare qualcosa da mangiare nei campi ed è tornata con delle banane. Ne ha mangiata una e si è sentita subito male. Papà l'ha portata in ospedale, ma non c'è stato nulla da fare ed è morta. Le banane erano avvelenate. Io e le mie sorelle ci sentivamo confuse, impaurite anche perché il mio papà, davanti a tanto dolore, se n'è andato di casa e non l'abbiamo più visto. Noi non avevamo nulla, neanche i soldi per comprare una bara per la mamma, ma le persone del vicinato hanno fatto una colletta per acquistarla e una cara suora salesiana le ha cucito un vestito nuovo. Dopo il funerale non sapevamo cosa fare, io e le mie sorelline eravamo sedute fuori dalla chiesa su una panca impaurite e profondamente tristi. Si è avvicinata a noi con un sorriso dolcissimo suor Jeanette e ci ha accolto nell'orfanotrofio di Croix des Bouquets, una nuova casa per noi. Ora ho 12 anni e, grazie alle suore salesiane, ho la possibilità di studiare; sono molto grata per l'amore che ricevo.


Rinascere dalle macerie
La storia di Nedjie è una delle tante storie delle 150 bambine che sono accolte dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'orfanotrofio di Croix des Bouquets ad Haiti.
L'orfanotrofio è nato proprio dopo il terribile terremoto che ha colpito il Paese nel gennaio del 2010, provocando la morte di oltre 200 mila persone.
Davanti a tanta distruzione, e all'emergenza di un numero di orfani enorme, le suore si sono subito attivate per creare un luogo sicuro ed accogliente per le bimbe.
Le storie delle bambine accolte nel Centro sono piene di dolore, in particolare per la perdita dei genitori, come per le piccole Lycée e Rachina, due sorelline ospitate dalle suore.
Avevano una vita tranquilla, una casa e genitori affettuosi che si occupavano di loro. Quando il terremoto ha distrutto la loro casa loro erano in cucina, mentre la mamma era andata a prendere qualcosa in camera da letto. È stato tutto così veloce e loro non hanno avuto il tempo di realizzare che cosa fosse successo. La mamma seppellita da una montagna di macerie, mentre loro venivano portate via dal padre. Non hanno mai visto il corpo della mamma, né hanno assistito al suo funerale e per anni hanno sperato che la madre non fosse realmente morta. Dopo aver perso tutto a causa del terremoto, il padre non è più riuscito a trovare un lavoro e hanno iniziato a vivere per strada. Dopo due anni, sul loro cammino hanno incontrato le suore che le hanno accolte con amore nel loro orfanotrofio. Ora Lycée ha 13 anni, Rachina ne ha 11, e hanno di nuovo la possibilità di andare a scuola e di vivere in un ambiente protetto. Quello che hanno vissuto, però, è un trauma molto forte che solo il tempo e l'amore delle suore potranno poco alla volta alleviare.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice continuano a raccontare fiabe alle bambine, pur consapevoli di quanto scrive l'intellettuale inglese Gilbert Keith Chesterton: «Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi».
Uccidere il drago dello scoraggiamento, della sfiducia, della perdita del senso della vita: questo è quanto si cerca di insegnare amando ognuna di queste bambine.

Regalare speranza
Le Figlie di Maria Ausiliatrice, a Croix des Bouquets, donano ogni giorno la speranza di un futuro migliore a tante bambine, ma per poterlo fare hanno bisogno di un aiuto concreto per acquistare il cibo, i vestiti, le medicine e tutto ciò che è necessario per una crescita sana.
Afferma papa Francesco: “È umile la speranza cristiana. È silenziosa, è forte, dà pace. È fonte di gioia, non delude, non ci fa annegare nelle tante difficoltà della vita.
È proprio la speranza il dono più grande che le suore offrono ogni giorno alle bambine, ed è così che fanno brillare d'amore e di tenerezza i loro occhi, vedendo il punto accessibile al bene che lo sguardo di don Bosco sapeva comunque e sempre intravedere!

Per maggiori informazioni: coord.sos@vides.org