I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IN PRIMA LINEA

O. PORI MECOI

Abba Filippo, Pugnido

Don Filippo Perin da tre anni vive e lavora nella parrocchia di Pugnido, assieme ad Abba Gorgio (Pontiggia di cognome, originario della provincia di Como, da 27 anni in Etiopia).

Tre leoni e un coccodrillo
«Prima i nostri incontri» racconta don Filippo. «Una mattina presto andando a Pochalla a prendere la barca per andare nel fiume, ci piombano davanti alla macchina tre leoni, venuti fuori da una strada laterale. Subito fermiamo la macchina e li lasciamo andare un po' distante. All'inizio sembravano delle mucche, tanto grandi erano, poi vedendoli correre e saltare come gatti, abbiamo realizzato che erano leoni. Hanno camminato per circa un'ora davanti a noi, 50 o 60 metri, andando nella nostra stessa direzione. Noi cercavamo con il clacson, o i fari, o il rumore del motore della macchina di rimandarli dentro la foresta, ma niente. Poi è arrivato un grosso camion e allora ci siamo messi dietro pensando che sarebbe passato, ma anche l'autista di questo camion aveva paura e ha aspettato pazientemente, infine è arrivato un motociclista dall'altra parte, così tutti fermi, con i tre leoni in mezzo, noi che facevamo rumore con la macchina e il motociclista con la sua moto e alla fine i leoni sono usciti dalla strada e entrati nella foresta e così siamo potuti passare. Proseguendo nella strada abbiamo incontrato una persona con la bicicletta che andava a Pugnido, gli abbiamo detto di stare attento che c'erano tre leoni, ma lui ha proseguito. Poi abbiamo sentito che arrivando al punto dove erano entrati nella foresta, sono usciti di nuovo in strada, lui allora ha lasciato la bicicletta, era mattina e magari non avevano ancora fatto colazione, si è arrampicato su di un albero, mettendosi in salvo. Poi è passato un autobus e l'ha tratto in salvo.
La scorsa settimana, tirando fuori il motore della barca dal nostro piccolo garage e cercando di montarlo, ci salta fuori un serpente dal motore. Tutti noi spaventati abbiamo fatto un salto, un serpente non molto grande ma sembra velenoso. Abbiamo cercato poi di stanarlo da dentro il motore con benzina e altro e alla fine è uscito, così alcuni giovani che erano già pronti lo hanno ucciso con i bastoni.
Infine nei nostri viaggi nel fiume, non lo incontriamo tante volte, ma questo mese lo abbiamo visto, abbiamo trovato Nyang, un mega coccodrillo lungo più di 5 metri, ma soprattutto grosso grosso, sempre più o meno nel solito posto, ormai lo sappiamo. Quando lo vediamo in lontananza cerchiamo di accelerare e girare al largo, salutandolo con la mano.
Alcune avventure ci accompagnano nella visita ai villaggi, poi arriva il più bello, che è l'incontro con la gente, con tanti ragazzi e bambini, che vengono alla catechesi, alla preghiera, all'incontro. Molti villaggi sono isolati gran parte dell'anno, soprattutto nella stagione delle piogge, quando il fiume allaga la foresta e le vie di accesso. In quel periodo è difficile trovare il cibo, resta solo il pesce dal fiume, le rare scuole e le rare cliniche chiudono, per mancanza di insegnanti, dottori, medicine, una vita veramente difficile e molto povera.
La nostra presenza in alcuni villaggi è di sostegno e supporto, la catechesi e la preghiera a Dio cercando di ravvivare sempre la fede, la creazione di oratori volanti per i bambini e ragazzi, palloni, campi, giochi, aiuti concreti al villaggio, alcuni pozzi per l'acqua potabile, dei mulini per avere la farina, la barca per portare qualcuno di ammalato a Pugnido. Anche il lavoro nei campi profughi, soprattutto la domenica, girando nelle varie chiese in legno, fango ed erba e incontrando le varie comunità cristiane, il lavoro con i catechisti per aiutare più persone possibile, nell'ascolto prima di tutto dei loro problemi, di cibo per i bambini, un futuro per i ragazzi almeno nella scuola, di un lavoro per i più grandi. Qui non tanto mancano le cose materiali, ma la speranza per un futuro, nessuno vuole restare per sempre in un campo profughi. Molte volte di fronte a tutte queste necessità ci sentiamo come una goccia in un mare, ma noi lavoriamo per il regno dei cieli, un regno dei cuori che sorpassa ogni difficoltà e problema e arriva fino agli estremi confini del mondo, come il nostro.

I più poveri del mondo
Il villaggio di Pugnido, si trova nella regione di Gambella all'estremo ovest dell'Etiopia, incuneata in gran parte nel Sudan.
È caratterizzato da un clima molto caldo e da una generale siccità eccetto che nei mesi delle piogge (da luglio a metà ottobre). La temperatura è sempre molto calda, non scende mai sotto i 20° e nei mesi di marzo e aprile tocca punte di 50°.
La regione è suddivisa in tre zone amministrative in base all'appartenenza etnica: la zona Anyuak, la zona Nuer e la zona Mejengir. Non vanno d'accordo fra di loro e si combattono crudelmente a colpi di assassinii, rapimenti e razzie.
La regione di Gambella è tra le più povere dell'Etiopia e, considerando l'Etiopia uno dei 10 paesi più poveri del mondo, la pone veramente ad un livello di sviluppo molto basso. Nelle zone cittadine, forte è la disoccupazione e, per chi riesce a trovare un lavoro, la paga normale giornaliera si aggira attorno a 1 euro. La malnutrizione è largamente diffusa insieme alle malattie ad essa connesse, alla malaria e alla tubercolosi. Il grado di mortalità infantile è attorno ai 200 su 1000 nati e il livello di speranza di vita arriva fino ai 42 anni. La popolazione che ha accesso all'acqua potabile è del 14%.
A circa 110 km a sud di Gambella, sorge il villaggio di Pugnido, dove i salesiani di don Bosco hanno una missione. Il villaggio di Pugnido ha circa 10 mila abitanti, quasi tutti Anyuak, tranne i commercianti che perlopiù sono di origine etiopica. La gente vive soprattutto degli aiuti che le Nazioni Unite mettono a disposizione sia per la gente dei campi profughi sia per la gente del villaggio. Ogni mese c'è la distribuzione di cibo, olio, sapone e altro materiale.

La presenza salesiana
A Pugnido il lavoro dei missionari di don Bosco è finalizzato all'evangelizzazione e alla promozione umana della popolazione locale, con una speciale attenzione ai bambini e ai giovani.
La missione consta di una parrocchia centrale con un oratorio molto attivo e undici stazioni missionarie periferiche, visitate periodicamente e spesso raggiungibili solo in barca via fiume. A queste si aggiungono le sei comunità dei Campi Profughi, anch'esse visitate periodicamente.
L'oratorio in particolare rappresenta un punto di riferimento per i bambini e i ragazzi della zona. È sempre pieno, soprattutto al pomeriggio, con la sala giochi, quattro calcetti e cinque ping pong, le giostrine per i più piccoli, i tornei di calcio per i ragazzi delle medie e quelli di pallavolo per le ragazze.
Le attività e le iniziative promosse dai missionari non si limitano a questo, le opere portate avanti sono davvero tante: scuola materna, acqua potabile, programma agricolo e di forestazione, convitto per studenti, scuola di taglio e cucito per ragazze.

QUANTO VALE UNA VITA?
A guardare con gli occhi del mondo ci sono tanti criteri per valutare l'importanza di una vita, il valore di una persona. Poi c'è il modo di guardare di Cristo, lo stesso che aveva don Bosco verso ogni singolo ragazzo o ragazza.
Se la vita vale in base ai soldi
che uno percepisce nello stipendio, allora a Gambella, dove pure chi ha un lavoro prende come stipendio 1 euro al giorno, cioè 30 euro al mese, la vita vale decine di volte meno di un cittadino europeo.
Se la vita vale in base ai titoli scolastici che uno consegue, allora a Gambella, dove l'85% delle persone non sa ancora leggere o scrivere, la vita vale proprio poco.
Se la vita vale per quante volte mangi durante la giornata, circa 5 volte in Italia, allora a Gambella, dove se sei fortunato riesci a mangiare una volta sola, la vita vale pochissimo.
Se la vita vale in base agli anni che puoi vivere, circa 80 in media in Italia, allora a Gambella, dove i più vecchi al massimo raggiungono 50 anni, le persone hanno una vita, mentre in Italia ne hanno due.
Se la vita vale se hai medicine a casa o puoi trovarle in farmacia per curarti un raffreddore o la febbre... allora a Gambella, dove molto spesso mancano o non ci sono perché costano troppo le medicine basilari e molte volte anche quelle per la malaria, la tubercolosi e l'AIDS, la vita vale quasi niente.
Se la vita vale di più o di meno se nasci uomo o donna, mentre in Italia è cresciuta una pari dignità tra i sessi... allora a Gambella se nasci donna non vali proprio niente, mentre se nasci uomo puoi decidere tutto.
Se la vita vale in base all'età, laddove c'è la difesa dei diritti dei bambini, l'attenzione alla loro educazione, al loro sviluppo per una crescita armoniosa e poi offrire loro tutte le opportunità per poter decidere il loro futuro... allora a Gambella, dove il bambino e il ragazzo non contano proprio niente e sono loro che devono crescere da soli e arrangiarsi, la vita vale proprio poco.
Se la vita vale in base al colore della pelle, dove il bianco o un po' abbronzato è il massimo e il nero è il minimo... allora a Gambella, dove la gente è più nera che di più non si può, la vita vale pochissimo.
Se la vita vale se sei registrato in comune, se hai una carta d'identità, un passaporto, se puoi girare il mondo... qui a Gambella, dove non esiste l'anagrafe, nasci e muori e nessuno ne sa niente e tanto meno puoi girare il mondo, la vita vale quasi niente.
Se la vita vale in base a quanto è grande la tua casa, quante camere, quanti bagni, quanti metri quadrati possiedi... allora a Gambella, dove le capanne sono di legno, fango e erba e al massimo sono di 4 metri quadrati in tutto, la vita vale poco.
Se la vita vale in base a quante cose hai nel frigorifero, se dormi sopra un bel materasso, se hai un bagno e perfino l'acqua, la doccia e la carta igienica, se hai il gas e l'energia elettrica in casa, se hai una sedia o un tavolo, se hai dei bei vestiti da metterti... allora a Gambella, dove non esiste niente di tutto questo, la vita vale quasi niente.
Se la vita vale quante volte esci il sabato sera per mangiare una pizza o incontrare i tuoi amici o andare a ballare... allora a Gambella, dove è meglio rimanere in casa alla sera per non essere aggrediti o rapinati, o perché arrivano i predoni dal Sud Sudan, la vita vale pochissimo.
Se sono questi i criteri, veramente a Gambella e soprattutto nei villaggi di Pugnido, Otiel, Two, Thatha, la vita è all'ultimo posto di questa graduatoria, anzi neppure compare.