I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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LICIA RIMELLO / FOTO DI ANTONIO GREGOLIN

Tempo di pellegrinaggi

Emma Morosini
La “nonna pellegrina”

Le incredibili avventure di Emma Morosini, 94 anni, pellegrina da venti anni in giro per il mondo sempre e solo a piedi.

«Alla fine, che faccio di così speciale?» chiede. Ride, quasi non capendo perché generi tanto stupore in chi la incontra. Un po' “speciale” lo è.
Cappellino per difendersi dal sole, un gilet catarifrangente e un trolley legato su un carrello. Sta tutto qui il mondo che Emma si porta dietro nel suo peregrinare per luoghi sacri. Una vera donna avventura, che viaggia sempre sola.
Ha macinato più di 34mila chilometri in 25 anni e ha visitato i principali santuari del mondo. Ogni anno riparte. Si mette in cammino. Senza satellitari di ultima generazione, ma affidandosi solo alla preghiera e alla Provvidenza. A 94 anni Emma Morosini, sospinta dalla fede, non ha alcuna intenzione di fermarsi. Trascina una piccola valigia su due ruote con il minimo indispensabile: il foglio di presentazione del parroco, un sacco a pelo, un cambio di biancheria, una macchina fotografica, l'acqua, il pane secco e il latte in polvere.
Questa piccola grande donna cammina in risposta a una promessa fatta alla Madonna. Prima di entrare, nel 1992, in sala operatoria per una peritonite perforante fa il voto alla Vergine, in caso di guarigione, di andare a Lourdes: e così copre, la prima volta in bici, 1350 chilometri in 11 giorni. Da lì nasce la sua nuova missione: pregare per la pace nel mondo, raggiungendo ogni angolo della terra. Non è rimasta certamente una pia intenzione. In questi anni è stata in Russia, in Portogallo, in Francia, in Brasile, in Israele, in Messico, a Cuba, negli Stati Uniti e in Argentina. Proprio nella terra che ha dato i natali a Bergoglio è diventata un volto popolare - la «abuela peregrina» - quando, nel febbraio 2015, si è fatta nuovamente 1300 chilometri per andare, da San Miguel de Tucumán, al santuario di Luján dove c'è la Vergine patrona del Paese.

Papa Francesco: «Ciao, campiona!»
Tra i suoi ammiratori, occupa un posto privilegiato anche papa Francesco che in Piazza San Pietro ha salutato con un «Ciao campiona» questa esile donna di 42 kg. Se, inizialmente, riusciva a coprire anche una cinquantina di chilometri al giorno, oggi si accontenta di farne venti e, se le pendenze lo consentono, anche trenta.
Rigorosamente, però, dal lunedì al sabato. La domenica è dedicata al Signore.
Indimenticabile il suo incontro con il Papa: «È il 25 maggio 2016, è passato un anno da quando ci siamo incontrati. Io sono appoggiata alla balaustra, la gente dietro preme, ma i miei quarantadue chili reggono alla grande (ah, quanto conta l'entusiasmo nella vita!). Il Papa cambia direzione, scende le scale del sagrato, sì, viene proprio verso questa vecchietta, con il viso semicoperto da un cappello a falde e con il suo metro e cinquanta soverchiato dall'entusiasmo della folla. Il mio cuore sembra uscire dal petto. Il contagioso sorriso di Francesco, diventato un simbolo universale, è via via sempre più nitido. È a un metro da me: “Ciao campiona!”. Mentre lo dice, alza il pollice e poi mi abbraccia».
L'entusiasmante abbraccio fra papa Francesco ed Emma Morosini conclude idealmente un percorso devozionale cominciato una notte di tanti anni fa, in un piccolo ospedale della Lombardia, precisamente sulla barella che conduce la protagonista di questa storia in sala operatoria. Prima di abbandonarsi alle mani del chirurgo, Emma fa un voto alla Madonna: se la aiuterà a superare questa prova, andrà a piedi a Lourdes. Sopravvissuta all'intervento, Emma mantiene fede alla sua solenne promessa.
Poi, però, non si è più fermata.

«La prossima volta dove andrai?»
Emma Morosini è nata a Castiglione delle Stiviere (Mantova) nel 1924, secondogenita di quattro figli, tre dei quali morirono in tenera età. A quel tempo il padre si curava di un gregge e ogni giorno portava al pascolo un discreto numero di capre che costituivano l'unica fonte di reddito per il sostentamento della famiglia.
La vita era dura ed Emma se ne rese ulteriormente conto quando, alle scuole elementari, veniva presa in giro e dileggiata dai compagni a causa del suo povero abbigliamento, oppure perché ancora camminava con gli zoccoli. All'età di otto anni venne ammessa alla Prima Comunione e con gran gioia trascorse la straordinaria giornata, anche se la veste, le scarpe e il velo erano state prese a prestito. Purtroppo alla cerimonia era presente solo la mamma, in quanto il padre, per le tristi vicissitudini politiche ed economiche che continuamente lo assillavano, era così affranto e depresso che non gli riuscì di partecipare. La mamma le era molto vicina e suggeriva alla sua bambina di chiedere a Gesù di diventare buona e sollevare il papà dalle sue pene, ma Emma ricorda anche di aver aggiunto una preghierina personale: “Voglio restare sempre povera come Gesù Bambino”.
Dopo una vita di veri sacrifici, oggi è pensionata. Quando la mamma morì, all'età di novantadue anni, Emma riprese il lavoro di assistenza ai malati, nei quali scopre l'immagine di Cristo sofferente, e che continua tutt'oggi con la stessa premura, senza alcuno scopo di lucro.
Per molti anni il suo mezzo di trasporto è stato unicamente la bicicletta, con la quale è andata a Lourdes due volte, ma dopo una peritonite, superata per miracolo, fu costretta a camminare a piedi e da allora non si è più fermata e ogni anno, appena è possibile, “scappa” sulle strade con il suo carrello, la sua valigia su ruote, la sua casa ambulante, per onorare la Madre di Gesù e s'incammina, inossidabile e tenace, in preghiera, verso gli amati Santuari. Un vescovo americano l'ha definita “Vagabonda della Madonna”. E inevitabilmente la domanda che sorge spontanea è questa: «La prossima volta dove andrai?».