I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON - info@missionidonbosco.org - www.missionidonbosco.org / Foto di Ester Negro

Venezuela
La silenziosa agonia di un gigante

Era il Paese più ricco dell'America Latina. Negli ultimi tre anni, tre milioni di venezuelani, un decimo della popolazione totale, l'hanno lasciato. L'anno scorso ci sono state oltre 26 600 morti violente. C'è una drammatica crisi di malnutrizione e di povertà diffusa. Come vivono i Salesiani, presenti in Venezuela da più di cento anni?

Siamo arrivati a Caracas, in Venezuela, per incontrare i salesiani di quella terra, dove la presenza dei figli di don Bosco è molto radicata. I primi missionari infatti arrivarono nel 1894 e dunque vantano una presenza più che centenaria nel paese.
Salendo lungo la strada che dall'aeroporto porta alla capitale, fino alla casa salesiana dove siamo ospiti, guardandomi intorno provo una sensazione strana. Non capisco se siamo in un paese in via di sviluppo oppure no. Lo skyline di Caracas è impressionante, con i suoi palazzi in vetro e i numerosi grattacieli, ma c'è qualcosa che non va... Il traffico è scorrevole per essere in una metropoli con diversi milioni di abitanti, anzi direi proprio che le auto non sono proprio tante in giro. Mancano quasi del tutto i camion e i furgoni; ecco che cosa manca! Non ci sono mezzi commerciali che girano, come se non ci fosse nulla da consegnare o da trasportare lontano... mancano anche le persone in giro per la strada, lungo i marciapiedi. Ma dove sono finiti tutti?
Immaginavo un formicaio di vita, che invece non trovo nel centro della città. Alzo gli occhi sui ripidi pendii delle colline che circondano Caracas e vedo un alveare di case che si aggrappano alla montagna come una cozza allo scoglio. Sono i barrios, i quartieri poveri super popolati della capitale. Le abitazioni sono costruite con mattoni rossi e tetti in lamiera, non hanno intonaco e non hanno i vetri alle finestre. Le inferriate però ci sono, e sono robuste. Lì la vita è brulicante e... pericolosa, molto pericolosa. Furti e omicidi sono all'ordine del giorno.

Non ci sono più medicine
Prima di arrivare nella casa salesiana che si trova al centro della città, comincio a vedere persone, sono in fila. Saranno circa una cinquantina e lungo il marciapiede sono in fila davanti ad un panificio. Appena arrivati a destinazione depositiamo i bagagli, ci diamo una veloce rinfrescatina e, curiosi di capire meglio che cosa sta capitando in Venezuela, accogliamo volentieri l'invito ad un breve giro a piedi nel quartiere, accompagnati da don David Marin, un sacerdote salesiano.
Passiamo davanti a un supermercato aperto. Sì, aperto. Perché la maggior parte delle serrande dei negozi sono abbassate. Sarebbe normale se fosse domenica, ma siamo solo a mercoledì pomeriggio e quasi tutto è chiuso. Entriamo nel supermercato. Gran parte degli scaffali sono vuoti, vuoti. Dove ci sono prodotti in vendita, questi sono in numero assai ridotto. Una bottiglia di acqua minerale costa circa 5 centesimi. Poco, diciamo noi. Ma il salesiano ci fa osservare che lo stipendio di un operaio ora è di circa 1,5 euro al mese. Siamo increduli e stupiti.
Come è possibile? Divertito, vedendo il nostro disorientamento, ci snocciola il prezzo di alcuni prodotti: per acquistare un pneumatico dell'automobile ci vogliono quaranta mesi di stipendio (sono circa 60 euro). Per un chilo di carne di manzo ci vogliono venti giorni di lavoro (costa circa 1 euro al chilo). La benzina e il gasolio invece sono praticamente gratis (un pieno di benzina costa circa mezzo centesimo di euro!). Le farmacie che incontriamo hanno lo stesso aspetto desolato e vuoto del supermercato. Non ci sono medicine per curarsi. Ci viene raccontato di un giovane di 25 anni, della nostra parrocchia, morto qualche settimana prima del nostro arrivo perché affetto da diabete e, mancando i medicinali per compensare il diabete, ha incontrato la morte. Ufficialmente è deceduto per cause naturali, ma in un paese che fino a qualche anno fa vantava un sistema sanitario valido e medici altamente preparati, fra i migliori dell'America Latina, potremmo quasi denunciare il fatto come omicidio di stato.
Sì, perché la situazione economica del paese, ormai al caos totale, è figlia delle politiche economiche e sociali dissennate, attuate in questi ultimi anni dal governo militare di stampo marxista che sta riducendo il paese alla fame. L'inflazione galoppa a tre cifre, quindi il valore della moneta locale - il bolivar - è pressoché nullo e non serve per nessuno scambio con l'estero. La gente sopravvive mangiando sempre meno e comprando prodotti alimentari di scarso valore economico, come la iuca, un tubero simile alla patata ma più grande e che costa meno. Gli alimentari scarseggiano perché il Venezuela in passato ha puntato tutto il proprio sviluppo economico sul petrolio, di cui è detentore dei più grandi giacimenti al mondo, ma non ha diversificato i settori produttivi, come avrebbe dovuto fare con l'agricoltura. Per il fabbisogno alimentare della popolazione il Venezuela importa quasi tutto. Assurdo, in un paese tropicale ricco di acqua e di terra fertile e coltivabile.
La sicurezza personale poi è una vera e propria emergenza. Camminando per la strada non dobbiamo mai tirare fuori il cellulare per guardarlo, men che meno per rispondere ad una chiamata. Verrebbe quasi subito strappato di mano e rubato da bande di ragazzi che girano per la città in cerca di qualcosa da rivendere al mercato nero e così comprarsi da mangiare.
Le finestre delle case hanno tutte, anche ai piani alti, le inferriate. I muri di cinta, alti tre metri, sulla sommità hanno cocci di vetro e ancora sopra c'è la recinzione con il filo elettrico ad alta tensione. Anche in casa salesiana!
Chiudiamo la prima giornata frastornati dalla realtà che vediamo con i nostri occhi, e da quello che ci viene raccontato dai missionari salesiani.

Vitelli e galline a Barinas
Viaggiando in auto da Caracas lungo la base della cordigliera andina del Venezuela siamo arrivati nella città di Barinas, a circa cinquecento chilometri a sud ovest della capitale.
Qui i salesiani hanno un'opera davvero speciale. È una scuola agricola situata in una “finca”, cioè una grande azienda agricola con un'estesa campagna, i pascoli e l'allevamento di animali. La frequentano circa 200 allievi dai quindici ai diciotto anni. Tutti sono convittori. Un clima fraterno e giovanile straordinario. Si respira un'aria di confidenza e grande rispetto per i salesiani della comunità da parte dei ragazzi. Sono giovani semplici, che amano la natura ed il lavoro dei campi.
A contatto con gli animali che vi si allevano: galline ovaiole, maiali, capre e pecore, cavalli, vitelli e tori, mucche da latte. Ogni giorno, e per i tre anni di durata del corso di studio, i ragazzi hanno mezza giornata di lavoro e mezza di lezione teorica. È bellissimo vederli al mattino divisi a metà: chi con la tuta da lavoro e gli stivali da campo, pronti per le lezioni pratiche, e chi invece con la divisa scolastica per le lezioni teoriche di cultura generale, di agronomia e di allevamento degli animali.
Vengono da tutto il Venezuela per frequentare la nostra scuola, la più rinomata del paese. Un ragazzo ci ha raccontato che lui viene proprio dalla foresta amazzonica. Suo padre per accompagnarlo a scuola ha compiuto con lui ben nove giorni di cammino a piedi nella foresta amazzonica prima di arrivare a Puerto Ayacucho, la prima città dove poter trovare un mezzo di trasposto che li portasse a Barinas, distante ancora non meno di altri mille chilometri. Incredibile! Noi nemmeno riusciamo ad immaginare come si possa camminare per nove giorni. Lui ce lo ha raccontato con il sorriso stampato sul volto e la soddisfazione di poter essere in questa bella scuola che è anche, e io dico soprattutto, una scuola di vita.

I segreti della Dolorita
Nel barrio “la Dolorita”, quartiere periferico e molto popolare di Caracas, noi salesiani abbiamo una bella opera pastorale con la parrocchia, l'oratorio e due centri di formazione professionale. La Dolorita è famosa a Caracas per essere il luogo dove i delinquenti nascondono le persone nei “sequestri lampo”, ormai all'ordine del giorno nel centro della capitale. Alcuni banditi rapiscono una persona del ceto medio-alto e chiedono un riscatto abbastanza basso, tale da poter essere consegnato in giornata dai famigliari del rapito, e così chiudere questa spiacevole esperienza, che però diventa drammatica se non viene pagata la somma richiesta subito.
L'oratorio sembra un fortino di guerra. Dove non ci sono i muri perimetrali a difendere gli spazi interni, in ogni porta, finestra, varco aperto c'è una pesante inferriata con sopra il filo spinato arrotolato, come quello che usa l'esercito! Per entrare in oratorio si varca un piccolo cancello sempre presidiato da un genitore volontario che controlla gli accessi... Non si sa mai! Nonostante tutte le precauzioni, solo perché era rimasto un piccolo spazio aperto di circa 30 centimetri sopra un cancello, di notte sono riusciti ad entrare nel cortile dei salesiani dove erano parcheggiate le auto e a rubare le gomme e la batteria ad una di esse. Ora la macchina è là, sospesa in aria con sotto una panchina a sorreggere l'automezzo, come l'hanno lasciata i ladri, in attesa di avere di soldi per ricomprare pneumatici e batteria. I pezzi di ricambio delle auto sono infatti merce rara e che si trova soprattutto al mercato nero. Per questo nessuno lascia le auto parcheggiate lungo le strade. Rischi di non trovare che i resti inutili di quella che era la tua auto...
Accanto alla parrocchia e all'oratorio ci sono i due centri di formazione professionale che erogano corsi brevi, di qualche mese, per giovani che non hanno concluso gli studi e invece corsi regolari della durata di un anno per quelli che vogliono acquisire una qualifica professionale. Purtroppo però la situazione economica del paese sta provocando una emorragia nella frequenza dei ragazzi ai nostri centri professionali, ed anche alle scuole.

«Domani non abbiamo più nulla da mangiare»
La vita in Venezuela diventa ogni giorno più dura da affrontare. La gente si adatta finché può e come può, ma quando arriva la fame allora si è disposti a tutto: furti, omicidi, imbrogli, corruzione, emigrazione, contrabbando....
Sembra non avere fine la caduta libera nella quale è precipitato il Venezuela, che fino a pochi anni fa era uno fra i più ricchi e sviluppati stati dell'America Latina. I salesiani sono in prima linea nel cercare di portare sollievo ai più bisognosi, nel garantire l'apertura delle nostre case ai giovani che frequentato scuole, oratori, parrocchie, centri professionali. Distribuiscono centinaia di pasti ai poveri che quotidianamente affollano le mense dei poveri. Consolano e incoraggiano a tener duro, a sperare in un futuro migliore. Pregano perché questo incubo possa finire e riprendere la vita normale. Ma è dura. La fatica e lo scoraggiamento tentano di insinuarsi negli animi anche dei figli di don Bosco. Loro stessi ci hanno confidato che più volte si sono trovati con la dispensa vuota. “Domani non abbiamo più nulla da mangiare” ha detto un giorno don Miguel Angel, l'economo della comunità di Barinas al suo direttore, don Bernardo. La Provvidenza è venuta loro in aiuto e hanno trovato qualcosa da mangiare il giorno seguente e anche quelli successivi.