I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

La cupola

(che non doveva esserci)

Esisto per miracolo. Faccio la mia bella figura e, modestamente, sono ammirata da tutti i visitatori della basilica di Maria Ausiliatrice di Torino. Sono la cupola maggiore e non dovevo neppure esistere.
La storia me l'hanno raccontata alcuni piccioni amici miei, che sono sempre in giro a curiosare e a spettegolare.
Il sant'uomo a cui devo tutto, don Bosco, aveva finito i soldi per terminare la basilica. Prese la ferale decisione di sostituirmi con una semplice volta. Ma gli occorrevano subito quattromila lire, una grossa somma. Se non le avesse trovate il 16 novembre, io non esisterei e voi non avreste la mia sublime bellezza. Quel giorno, due salesiani uscirono, al mattino presto, per trovare il denaro. A mezzogiorno posarono nelle mani di don Bosco mille lire, raggranellate con infiniti stenti. Fu quello un momento di sconforto per tutti; uno guardava l'altro, senza pronunciar parola.
Solo don Bosco, con il volto ilare e con il cuore pieno di fede e di confidenza, disse loro: «Coraggio, a tutto v'è rimedio; dopo pranzo andrò a cercare il resto».
All'una, don Bosco uscì dall'Oratorio e, con il suo passo placido cominciò a girovagare senza una meta precisa. Si trovò vicino alla stazione di Porta Nuova. Da quelle parti non conosceva nessuno. Stava chiedendosi com'era arrivato là, quando un domestico con una bella livrea dai bottoni dorati lo interpellò: «Reverendo, è forse lei don Bosco?»
«Sì, per servirla».
«Oh! Provvidenza!» continuò. «Il mio padrone è gravissimo infermo e mi ha mandato a pregarla di aver la bontà di venirgli a fare una visita, perché la desidera tanto».
Don Bosco lo seguì nel palazzo del banchiere e senatore Antonio Cotta che era già stato dato per spacciato dai medici. A malapena riusciva ad aprire gli occhi e con un filo di voce mormorò: «Ancora pochi minuti, poi bisogna partire per l'eternità».
«Oh no, commendatore» gli aveva risposto don Bosco. «E che cosa farebbe, se Maria Ausiliatrice le ottenesse la grazia di guarire?».
«Se guarisco prometto di pagare per sei mesi due mila franchi al mese per la chiesa di Valdocco». Dopo un'Ave Maria, il commendatore si alzò dal letto. Rientrato all'Oratorio, don Bosco trovò l'impresario che l'aspettava per il pagamento. Sorridendo, il santo gli consegnò i soldi e gli ordinò di continuare i lavori.
La domenica dopo, io ero qui.

La storia
I lavori della cupola, sempre in mezzo a molte difficoltà, terminarono nell'estate del 1866. La domenica 23 settembre, il marchesino Emanuele Fossati, accompagnato da don Bosco, collocava il mattone che chiudeva l'ultimo anello della cupola.