I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Cadendo si impara

Gli errori fanno parte della vita. 
Nessun cammino è privo di cadute e smarrimenti. Ogni fallimento, se rielaborato con consapevolezza, può diventare un'importante opportunità di crescita e maturazione.

C'è una vecchia regola non scritta, frutto di quella saggia educatrice che è l'esperienza, che ci ricorda che non esiste crescita o progresso che non passi attraverso un percorso tortuoso e disseminato di errori.
«Cadendo si impara», come sono soliti ripetere gli adulti di fronte ai rocamboleschi capitomboli dei bambini impegnati nel non semplice compito di imparare a camminare. Un insegnamento prezioso, che ci sollecita sin da piccoli a non lasciarci scoraggiare dagli insuccessi, ad affrontare con leggerezza le inevitabili cadute della vita, a non temere i lividi e le sbucciature che possiamo procurarci nella quotidiana ricerca di un punto di equilibrio.
Spesso accade, tuttavia, che, crescendo, dimentichiamo l'importanza di questa lezione. Ci convinciamo, o accettiamo passivamente l'idea, che diventare adulti significhi fare sempre la cosa giusta, puntare dritti alla meta, inseguire affannosamente un ideale di perfezione che ci rende schiavi dell'efficienza e del risultato a tutti i costi. E finisce, così, che bandiamo dalla nostra esistenza il diritto, e persino la possibilità, di sbagliare.
L'errore, da momento costruttivo di crescita e apprendimento sul campo, diviene un lusso che non ci è più consentito, un'inutile e dannosa deviazione nel percorso verso il successo e la compiuta realizzazione di sé, un'imperdonabile perdita di tempo e spreco di energie che ci distoglie dai nostri obiettivi e ci allontana dal traguardo finale. E se mai, per qualche sfortunata congiuntura, ci capita di cadere, la nostra prima preoccupazione è quella di trovare un capro espiatorio, di minimizzare le nostre responsabilità addossando la colpa a un qualche fattore esterno e indipendente da noi, o comunque di dissimulare i nostri fallimenti agli occhi degli altri e, prima ancora, ai nostri stessi occhi, per non doverci confrontare con la frustrazione dell'insuccesso.
Perdiamo, così, di vista che gli errori fanno parte della vita, che nessun cammino è privo di cadute e smarrimenti, che ogni fallimento, se rielaborato con consapevolezza, può diventare un'importante opportunità di crescita e maturazione, l'occasione per soffermarsi a riflettere sul percorso compiuto ed eventualmente imprimere una direzione nuova al nostro progetto di vita, aggiustando il tiro del sentiero che ci siamo scelti.
Piuttosto che affannarci nell'impresa impossibile di evitare accuratamente ogni possibile sbaglio, anche al prezzo di non metterci mai completamente in gioco e di non rischiare mai, diviene dunque essenziale, nel difficile cammino verso l'adultità, tornare a far pace con la nostra fallibilità, imparando dalla neve a cadere “a passo di danza”. Perché, come ha scritto una volta qualcuno: «Chi cammina talvolta cade; solo chi sta seduto non cade mai!».

Neve, insegnami tu come cadere
nelle notti che bruciano,
a nascondere ogni mio passo sbagliato,
e come sparire senza rumore,
scivolare nel corso degli anni
e non pesare sul cuore degli altri.
Ma, ma non è semplice
non sentire il silenzio che c'è,
qui non è facile
guardare il cielo stanotte.
Perché quello che sono
l'ho imparato da te,
tu che sei la risposta
senza chiedere niente,
per le luci che hai acceso,
a incendiare l'inverno,
per avermi insegnato a cadere,
come neve,
come neve...
Neve, imparo da te,
che sai come fare
a coprire le nostre distanze,
a cancellarne anche solo un momento le tracce.
Non è semplice
non sentire il silenzio che c'è,
qui non è facile
guardare il cielo stanotte.
Perché quello che sono
l'ho imparato da te,
tu che sei la risposta
senza chiedere niente,
per le luci che hai acceso,
a incendiare l'inverno,
per avermi insegnato a cadere,
come neve,
come neve...
Neve, insegnami tu come cadere...

(Giorgia feat. Marco Mengoni, Come neve, 2017)