I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

INIZIATIVE

ELISABETTA GATTO

La seconda nascita
Le adozioni internazionali

Il progetto “Trame. L'intreccio di passato e presente nell'identità dell'adottato all'estero” degli Amici di Don Bosco.

“Mi sento italiana come mentalità, caratterialmente, però non nascondo a nessuno di avere un sangue indiano, neanche a me per prima, anzi sono orgogliosa di questo”, racconta Jothy, una ragazza adottiva nata in India. “Mi è capitato spesso di essere identificata come ragazza indiana, soprattutto all'università in quanto ci sono molti ragazzi che provengono dall'estero. Questa cosa mi fa piacere, io ci rido sopra e faccio le battute: 'Sì è vero, però sono italiana e se vuoi ti rispondo anche in piemontese'. Proprio perché non dimentico mai questa mia appartenenza sia all'India sia all'Italia. Grazie all'Italia ho avuto l'opportunità di crescere, di studiare e di essere quella che sono oggi”.
È un'identità doppia quella degli adottati all'estero, espressione di una doppia appartenenza che in una società sempre più multiculturale qual è quella italiana si traduce in una riflessione su che cosa significhi essere italiano oggi. In un momento in cui i fenomeni migratori che interessano il nostro Paese ci portano a interrogarci sul significato dell'accoglienza, i dati sulle adozioni di minori stranieri in Italia mettono in luce un trend ormai consolidato: le famiglie italiane sono fra le più accoglienti al mondo, seconde solo agli Stati Uniti. Nel 2014, secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dalla CAI, l'organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri incaricato della materia, su una popolazione di 60 milioni di abitanti gli italiani hanno adottato 2206 bambini provenienti da oltre 20 Paesi (gli Stati Uniti 5648 a fronte però di una popolazione sei volte superiore alla nostra).
“L'adozione internazionale è uno degli strumenti per attuare il diritto del bambino ad avere una famiglia”, afferma don Domenico Ricca, presidente di Amici di Don Bosco. “In particolare si sottolinea che è uno strumento sussidiario, a cui si deve fare ricorso solo quando sono falliti tutti i tentativi per fare crescere il bambino in una famiglia 'sana' nel suo Paese di origine. Questi principi sono nel DNA di un ente autorizzato che appartiene alla Famiglia Salesiana e che lavora in trasparenza per realizzare il diritto del bambino ad avere dei genitori in grado di soddisfare i suoi bisogni”.
Nella fase dell'attesa le coppie fanno con Amici di Don Bosco un percorso di accompagnamento con una mediatrice culturale e un'antropologa per imparare ad accogliere le differenze culturali nella nuova famiglia e a farne tesoro, per scoprire le radici del bambino che affondano in un Paese diverso e per affrontare e decostruire stereotipi nel confronto con la diversità culturale.

Alla ricerca delle radici
Gli adottati all'estero sono ponti tra due o più culture ed è per questo che molti di loro si mettono in cammino per ritornare alle proprie origini, percorso che non necessariamente coincide con il rintracciare la propria famiglia di nascita, ma con il mantenere vivo un legame con la propria cultura di provenienza e magari riuscire a riannodare qualche filo rimasto sospeso della propria storia.
“Parlando di accoglienza”, precisa Daniela Bertolusso di Amici di Don Bosco, “ci sembra di poter dire che uno dei doni più grandi che i genitori possono fare ai propri figli è quello di non lasciarli soli in questi percorsi di ricerca di contatto con le proprie radici. È proprio un accogliersi reciproco di storie dove ciascuno ha cittadinanza in quel pezzo di esistenza che non si è vissuto insieme. Consentire e accompagnare il proprio figlio in questo ripercorrere la propria storia è un atto di vero amore genitoriale. Di per sé la ricerca delle proprie origini non toglie nulla a nessuno, anzi è qualcosa che va ad arricchire la storia della famiglia. Abbiamo esplorato questo tema con un documentario, 'Trame', che raccoglie le voci di figli adottivi adulti con particolare attenzione alle risorse che mettono in campo per ricucire i frammenti delle loro identità e agevolare il loro processo di inclusione. Ci attendiamo così di valorizzare il loro patrimonio di conoscenze e di esperienze, stimolare una riflessione collettiva sul tema dell'intercultura nell'ambito delle adozioni, agevolare attraverso la dimensione interculturale la comprensione reciproca e portare all'attenzione dell'opinione pubblica i molti modi di essere italiani”.
Dal progetto di “Trame. L'intreccio di passato e presente nell'identità dell'adottato all'estero” sono germogliate una serie di idee e di iniziative che promuovono la cultura dell'adozione: un ciclo di incontri per offrire alle famiglie adottive, ai genitori in attesa, agli adottivi adolescenti e adulti, agli insegnanti e a quanti fossero interessati uno sguardo consapevole e autentico sul tema delle radici, della ricerca delle origini e della doppia appartenenza. È possibile partecipare agli incontri nella sede di Amici di Don Bosco oppure vederli in differita.

AMICI DI DON BOSCO
L'associazione Amici di Don Bosco Onlus è stata fondata da padre Giuseppe Baracca, missionario salesiano che trascorse gran parte della sua vita in India e che, tornato in Italia alla fine degli anni '70, prestò la sua assistenza ad alcune coppie desiderose di accogliere bambini nati in quel paese. È ente autorizzato a operare in Colombia, Filippine, Benin, India, Mongolia.

Contatti
Sede di Torino: Via Maria Ausiliatrice 32, Torino, Tel. 011-3990102
Sede di Lecce: Via Alessandro Manzoni 7, Tel. 0832-398897
www.amicididonbosco.org
Per maggiori informazioni sull'iniziativa si può scrivere a:
info@amicididonbosco.org