I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

(Traduzione di Deborah Contratto)

La prima campana

«Dalan... dalan!» Avevo lo stampo dell'eroe. Ero nata nel fuoco, fusa in rame e stagno, ma con il cuore di ferro, perché la mia voce fosse chiara e sonora. Vidi la luce nella fonderia Mazzola, in quel di Valduggia, provincia di Vercelli. Pesavo 22 chilogrammi e costai 88 lire e mezza al reverendo Vola che mi aveva ordinato. Presi atto a malincuore che, in apparenza, ero una piccola campana, ma sognavo ugualmente una torre o un campanile da cui segnalare imprese importanti e arditi avvertimenti. Ogni campana ha il cuore eroico. Ma non mi aspettavo davvero di finire sul tetto di una casupola, attaccata ad un rozzo architrave, tenuto su da due pilastrini tremebondi. L'unico segno civile era la croce che c'era sopra di me. Miserabile, certo, ma ero pur sempre l'unica campana di un piccolo campanile. Mi poteva andare peggio.
Una freddissima mattina di novembre, mi spruzzarono di acqua benedetta e feci conoscenza dei miei futuri clienti. E il mio giovane cuore di metallo si riempì di felicità. Erano tutti ragazzi, pieni di vita e di sogni, che mi guardavano, a dir poco, estasiati. Proprio come quel giovane prete che li proteggeva come una chioccia con i pulcini (visto dall'alto del mio campanile, pareva proprio così).
Riuscivo anche a sentire le parole che don Bosco, così si chiamava il giovane prete, diceva ai ragazzi, quando spiegava il perché dell'acqua benedetta e il significato della mia presenza.
«Ora la nostra bella campana fa parte della famiglia: ci ricorderà i momenti importanti e sarà come il canto degli angeli che proclama la voce del Signore. Chiamerà per le feste tutti i giovani circostanti, con un'efficacia uguale ad una bella predica».
Udii una brava signora che diceva: «A quel suono, alla sera di una vigilia di festa, i nostri figli non possono stare fermi; vogliono la giubba più bella ed al mattino si alzano prestissimo, dicendo: “Bisogna che andiamo a fare la santa Comunione”».
I ragazzi arrivavano da tutte le parti.
Ne ricordo uno. Non aveva casa né famiglia.
«Mettiti a giocare cogli altri» gli disse don Bosco.
La sera, lo accompagnò dalla sua buona mamma che gli disse: «Ma se fai sempre così e tutti i giorni mi conduci in casa dei nuovi giovani, non ti resterà nulla per te, quando sarai vecchio».
«Mi resterà sempre» rispondeva don Bosco, «un posto all'Ospedale del Cottolengo. Ma se questa impresa è opera di Dio, andrà avanti». Dopo cento e ottant'anni sono ancora qui in qualche modo a testimoniare che l'opera è di Dio.
«Dalan... dalan!»

La storia
Nel novembre del 1846, don Bosco fece collocare una modesta campana sulla tettoia Pinardi. Nel 1853 risultò troppo piccola per il nuovo campanile della chiesa di San Francesco di Sales e il conte Cays ne regalò un'altra più sonora. Nel 1929 le due campane furono fuse insieme (Memorie Biografiche II, 575-576).