I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

DON PIETRO ZAGO

Morto a Perosa Argentina (TO) il 28 dicembre 2017, a 82 anni.

Ha avuto un grande impatto nella Congregazione Salesiana, specialmente in Asia-Oceania, la morte di don Pietro Zago, missionario salesiano scomparso lo scorso dicembre a Perosa Argentina, nei pressi di Torino, dove si era ritirato da pochi mesi a motivo del peggioramento della sua salute, dopo una vita spesa per i ragazzi e giovani più bisognosi in diverse nazioni del mondo.
Dei suoi quasi 83 anni di vita don Zago ne ha spesi 62 come missionario, servendo i giovani di India, Indonesia, Timor Est, Filippine, Papua Nuova Guinea, e infine Pakistan - dove spese gli ultimi 18 anni della sua vita, fondò le due opere attualmente presenti nel paese (Quetta e Lahore) e contribuì alacremente al sostegno di rifugiati e poveri e alla ricostruzione dei villaggi dopo il sisma del 2005 e le alluvioni del 2010.
“Era un uomo di preghiera, un devoto figlio di Maria. Era Don Bosco in mezzo ai giovani” dice di lui don David Buenaventura, dalle Filippine, dove don Zago servì per oltre 25 anni, divenendo dal 1992 al 1997 anche primo Superiore dell'Ispettoria delle Filippine Sud (FIS).
“Non pochi hanno espresso il desiderio di seguire Gesù nella vita consacrata vedendo il suo stile di vita allegro e gioioso. Io sono uno di questi che, affascinati dalla sua risata e dal rosario sempre pendente, si è trasferito a vivere con la comunità salesiana guidata da questo amorevole padre” dichiara don Samuel Adnan Ghouri, il secondo sacerdote salesiano pakistano.
Monica Canalis della Fraternità del Sermig, lo ricorda così: «Lo conobbi nel gennaio 2013 a Lahore, durante un viaggio che feci in Pakistan per conoscere la sua missione e far visita agli amici sindacalisti che avevo incontrato quando lavoravo all'International Labour Organization. Don Pietro mi accolse nella casa salesiana del quartiere di Youhanabad, l'area cristiana della città, offrendomi non solo un luogo sicuro in cui stare (e in Pakistan non è poco), ma anche un'amicizia paterna e spirituale. Don Pietro aveva già affrontato molti anni di missione in Asia, nelle Filippine, in India, a Papua Nuova Guinea, ma in Pakistan si era trovato di fronte ad una sfida ancora più difficile delle altre. Nonostante il paese sia a netta maggioranza musulmana, con sacche di fondamentalismo ed un'arretratezza culturale che limita fortemente il ruolo delle donne, era comunque riuscito ad ambientarsi e a realizzare grandi progetti, grazie alla sua pazienza, alla tolleranza e anche ad un pizzico di astuzia. Sapeva per esempio mordersi la lingua e trattenersi dal muovere apertamente critiche ai capifamiglia per le manifeste discriminazioni verso le figlie femmine, purché continuassero a mandarle a scuola e non ostacolassero le numerose attività educative dei Salesiani. La scuola da lui fondata a Quetta, nella parte occidentale del paese, poté quindi fiorire e godere dell'apprezzamento di tutta la popolazione, anche musulmana, seminando lentamente e prudentemente valori e idee cristiani. In perfetto stile salesiano, don Pietro puntava tutto sulla concretezza dell'educazione e della formazione professionale, dando un'opportunità di istruzione e avviamento al lavoro a tanti ragazzi e ragazze. Non faceva proselitismo per non incorrere in pericolose rappresaglie, che avrebbero compromesso l'intera missione, ma con la sua testimonianza personale ha certamente toccato il cuore di tanti pakistani. Soleva dire che la durezza del Pakistan, la difficoltà a vivere liberamente la fede, lo avevano reso più cristiano. Il suo amore per Gesù era stato temprato da una lunga esperienza sul campo, dai tanti spostamenti da un paese all'altro, ognuno con la sua lingua, il suo clima, e i suoi costumi (in Papua Nuova Guinea aveva persino conosciuto i popoli cannibali...), da delusioni umane come quelle che capitano un po' a tutti. Parlava con serenità della sua morte e si diceva persino curioso di vedere ciò che Cristo ci ha promesso per l'aldilà. Ora spero che i limpidi occhi azzurri di don Pietro sorridano per sempre nella sua nuova missione».
Monsignor Luciano Capelli, SDB, vescovo di Gizo, Isole Solomone: «Don Zago non riposerà neppure in paradiso. Anche là sarà occupato a mettere in piedi un nuovo Oratorio, un nuovo Centro di formazione professionale per i poveri. Lui è un vero modello per tutti noi!».
«In lui ho trovato un padre, un amico e un maestro - ha detto don Noble Lal, il primo sacerdote salesiano pakistano -. Don Zago amava lavorare per le vocazioni senza distinzioni, di ragazze e ragazzi. Io sono la prova vivente del suo amore per le vocazioni e se oggi sono un salesiano è perché mi ha sostenuto molto durante il mio percorso. Noi lo consideriamo don Bosco del Pakistan e i giovani pakistani non dimenticheranno mai lui e il suo impegno per la missione salesiana».