I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

A CURA DI PIERLUIGI CAMERONI, postulatore generale - postulazione@sdb.org

Beato Alberto Marvelli,
exallievo dell'oratorio

Centenario della nascita

Nato a Ferrara il 21 marzo 1918, secondogenito di sei fratelli, cresce in una famiglia veramente cristiana, in cui la vita di pietà si coniugava con l'attività caritativa, catechetica e sociale.
Traferitosi a Rimini con la famiglia nel 1930, frequenta l'oratorio salesiano e l'Azione Cattolica dove, sull'esempio di Domenico Savio, matura la propria fede con una scelta decisiva: “Il mio programma si compendia in una parola: santo”. Prega con raccoglimento, fa catechismo con convinzione, manifesta zelo, carità, serenità. È forte di carattere, fermo, deciso, volitivo, generoso; ha un forte senso della giustizia e un grande ascendente fra tutti i compagni. È un giovane sportivo e dinamico, ama tutti gli sport: il tennis, la pallavolo, l'atletica, il calcio, il nuoto, le escursioni in montagna. Ma la sua più grande passione sarà la bicicletta, anche come mezzo privilegiato del suo apostolato e della sua azione caritativa.
Dopo la proclamazione dell'armistizio con gli Alleati, e la conseguente occupazione tedesca del suolo italiano, Alberto torna a casa a Rimini. Sa qual è il suo compito: diventa l'operaio della carità. Dopo ogni bombardamento è il primo ad accorrere in soccorso ai feriti, a incoraggiare i superstiti, ad assistere i moribondi, a sottrarre alle macerie i sepolti vivi. Nel periodo dell'occupazione tedesca salvò molti giovani dalle deportazioni e riuscì, con una coraggiosa ed eroica azione ad aprire i vagoni, già piombati e in partenza nella stazione di Santarcangelo, e a liberare uomini e donne destinati ai campi di concentramento.
Dopo la liberazione della città, il 23 settembre 1945, si costituì la prima giunta del Comitato di Liberazione. Fra gli assessori c'è anche Alberto Marvelli.
Su un piccolo block-notes Alberto scrive: “Servire è migliore del farsi servire. Gesù serve”. Laico cristiano, cresciuto nell'oratorio salesiano di Rimini, esprime la sua fede cristiana in particolare nell'impegno politico e sociale, inteso come un servizio al bene comune. Così dà vita a un'università popolare. Apre una mensa per i poveri. Li invita a Messa, prega con loro; poi al ristorante scodella le minestre e ascolta le loro necessità. La sua attività a favore di tutti è instancabile: è tra i fondatori delle ACLI, costituisce una cooperativa di lavoratori edili, la prima cooperativa “bianca” nella “rossa” Romagna.
L'intimità con Gesù Eucaristico non diventa mai ripiegamento su se stesso, alienazione dai suoi impegni e dalla storia. Anzi, quando avverte che il mondo attorno a lui è sotto il segno dell'ingiustizia e del peccato, l'Eucaristia diventa per lui forza per intraprendere un lavoro di redenzione e di liberazione, capace di umanizzare la faccia della terra.
La sera del 5 ottobre 1946 si reca in bicicletta a tenere un comizio elettorale; anche lui è candidato alle elezioni della prima amministrazione comunale. Alle 20,30 un camion militare lo investe. Morirà, a soli 28 anni, poche ore dopo, senza aver ripreso conoscenza. La madre Maria, forte nel dolore, gli è accanto. Profondo fu in tutta Italia il rimpianto per la sua morte. Nella storia dell'apostolato dei laici la figura di Alberto Marvelli è quella di un autentico precursore del Concilio Vaticano II, per quanto riguarda l'impegno dei laici nell'animazione cristiana della società. Fu, come voleva don Bosco, un buon cristiano e un onesto cittadino, impegnato nella Chiesa e nella società con cuore salesiano. Cronaca della Postulazione
Il 31 gennaio 2018 a Meruri (Mato Grosso), monsignor Protógenes José Luft, vescovo di Barra do Garças, ha aperto ufficialmente l'Inchiesta diocesana sulla vita, sul martirio, nonché sulla fama di martirio e di segni dei servi di Dio Rodolfo Lunkenbein, Sacerdote Professo della Società di San Francesco di Sales, e dell'indigeno Simone Cristiano Koge Kudugodu, detto Simão Bororo, laico, uccisi in odio alla fede il 15 luglio 1976.