I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

Missione speciale:
arcivescovo in Marocco

Il salesiano spagnolo don Cristóbal López è stato nominato pochi mesi fa dal Santo Padre arcivescovo di Rabat, in Marocco. Ha una sola priorità per il suo nuovo incarico: “Amare le persone”. Missione che, per lui, consiste nel vivere “la fratellanza tra cristiani e musulmani e aver cura dei più poveri e bisognosi, che in questo momento lì sono i migranti”.


IL SUO PRIMO DOCUMENTO UFFICIALE

Carissimi amici e amiche:
Oggi, a mezzogiorno, è stato reso pubblico che papa Francesco mi ha nominato Vescovo dell'Arcidiocesi di Rabat (Marocco). Questo significa che in breve tempo (probabilmente entro il 31 gennaio, festa di don Bosco) lascerò la mia missione attuale come Ispettore salesiano dell'Ispettoria Maria Ausiliatrice e a marzo riceverò la Consacrazione episcopale. Qualcuno avrà la tentazione di felicitarsi con me: resista trasformandola in preghiera per questo povero peccatore che adesso è stato chiamato a un nuovo servizio nella Chiesa. Conto, davvero, su questo da parte vostra e spero che, anche in questa mia nuova destinazione e missione, la nostra amicizia sarà non solo conservata ma anche rafforzata. Un grande abbraccio.


Qual è stato il primo pensiero quando ha saputo della nomina ad Arcivescovo di Rabat?
“Mio Dio, che cosa mi capita! Più che pensieri, ho provato un sentimento di paura e tremore, di incapacità e indegnità... ma anche di fiducia perché il Signore mi dice: “Non temere, io sono con te”. E anche una certa gioia, perché tornare in Marocco per me è anche tornare a casa, e perché amo quella Chiesa di cui mi sono innamorato e che mi ha fatto innamorare. Ho sentito il dilemma tra il dire sì o no alla chiamata che Dio mi faceva attraverso la Chiesa. Ho anche sentito il peso della responsabilità e la vertigine dell'inadeguatezza. La Parola di Dio, che in quei giorni risuonava più volte con un “Non temere, io sono con te”, mi ha aiutato a dare l'unica risposta coerente con la mia scelta di vita davanti ad un Dio che mi ama.

Nel suo personale Magnificat a «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente» che cosa sente di dire?
Nella lista delle grandi cose che il Signore ha fatto in me, non metto la nomina a vescovo, né il sacerdozio, né la chiamata alla vita religiosa. La più grande meraviglia che Dio ci fa è la chiamata all'esistenza, e non a un'esistenza qualunque, ma come suoi figli.
Siamo figli di Dio! Può esserci qualcosa di più grande e più sublime? Per questo mi fanno ridere quelli che parlano di “promozione” ed “elevazione”.

Nella sua vita salesiana ha avuto esperienze sufficienti per almeno sette vite. Quali sono state le più arricchenti?
Metterei al primo posto il lavoro con i più poveri di etnia zingara, in un quartiere molto sfavorito di Barcellona. Poi l'incontro con la religiosità popolare in America Latina, la scoperta della Chiesa del Marocco, piccola e priva di ogni potere, ma molto significativa perché è veramente un segno, una luce, una presenza del Regno e infine il lavoro di accompagnamento dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano e dei miei fratelli salesiani da ispettore.

Com'è nata la sua vocazione?
Quando sono entrato nel collegio salesiano di Badalona (Barcellona), io, che volevo essere un insegnante, sono stato conquistato dal modo di essere insegnanti dei salesiani.
Accettavo tutte le proposte che mi facevano i Salesiani e tra quelle ho anche avuto quella di diventare io un salesiano... e ho detto “sì”, per la prima volta a 12 anni.

Perché proprio “salesiano”?
Essere e crescere come persona, cristiano e salesiano è qualcosa che sento in me come un tutt'uno fortemente integrato: tutto questo forma un solido “io”. Cristiano e salesiano sono come le due facce della stessa moneta: non si possono separare.

Com'è la sua futura arcidiocesi di Rabat? La conosce?
Ci ho vissuto per quasi otto anni. Sono stato parroco lì e ho fatto parte del Consiglio Presbiterale e del Consiglio dell'Educazione Cattolica. Conosco metà dei sacerdoti e dei religiosi, che non superano i 40, in totale, e un buon numero di religiose, che sono circa un centinaio.
Geograficamente la sua estensione è quasi pari a tutta la Spagna. Per numero di abitanti, oltre 30 milioni. I cristiani cattolici... forse 30.000, tutti stranieri, europei o sub-sahariani, ma ci sono anche alcuni asiatici.
L'arcidiocesi gestisce 15 scuole cattoliche con circa 15.000 studenti, praticamente tutti musulmani, e numerose opere sociali, in particolare attraverso la Caritas. Si ha molta cura dei migranti che cercano di raggiungere l'Europa...
Inoltre viene portata avanti un'importante missione evangelizzatrice e catechetica tra gli studenti universitari subsahariani, che sono numerosi e sono il sostentamento di molte delle piccole comunità cristiane sparse nell'enorme territorio diocesano.
Il dialogo interreligioso è vissuto a tutti i livelli, ma soprattutto in quello della vita quotidiana, nell'amicizia e nell'incontro tra le persone.
E insieme ai cristiani protestanti, l'arcidiocesi promuove un Istituto Ecumenico di Formazione Teologica e Pastorale chiamato “Al Muwafaka” (Insieme), specializzato nel dialogo interreligioso e nella conoscenza dell'Islam. Un'esperienza originale e senza precedenti, credo, in tutta la Chiesa.

Si può dialogare con i musulmani?
E anche tanto. Ma il dialogo non deve essere inteso come discussione e dibattito su questioni religiose e teologiche che cercano di convincere l'altro che ho ragione. Il dialogo interreligioso cresce, a un primo livello, nella vita quotidiana: l'amicizia, la condivisione, essere buoni vicini, mangiare e divertirsi insieme, stimarsi e apprezzare la comunione e l'aiuto reciproco.
A un secondo livello, stiamo lavorando insieme per le grandi cause dell'umanità (noi diremmo per il Regno di Dio): la dignità, i diritti umani, la lotta per la giustizia e l'uguaglianza, istruzione e sanità per tutti, la battaglia contro la fame e le discriminazioni di ogni tipo, contro la schiavitù e la pena di morte, contro lo sfruttamento minorile...
Il terzo livello è teologico. Si tratta di condividere la fede in cui ciascuno crede, spiegandola, cercando di capire l'altro e arricchendoci reciprocamente.
Infine, il livello più alto, quello mistico-religioso. Consiste soprattutto nel pregare insieme, anche se ciascuno lo fa nella propria lingua e nella propria maniera.
I primi due livelli sono già largamente sperimentati in Marocco. Il terzo è considerato più per gli studiosi, ma anche le persone più semplici e sensibili possono apprezzarlo. Il livello mistico è il più importante, ma è anche il più delicato. Forse per questo piace a pochi.

Che cosa possono fare i salesiani nel mondo arabo nord africano?
Tutto quello che un salesiano può e deve fare in qualsiasi altro posto: amare i giovani, educare evangelizzando ed evangelizzare educando, tenendo sempre ben presente che il testimone è il primo e principale strumento di evangelizzazione, formare onesti cittadini, alcuni buoni cristiani e tanti buoni musulmani.

Chi saranno i suoi primi fedeli? Come vivono “essere minoranza” i cattolici marocchini?
Non ci sono cattolici marocchini, salvo alcune eccezioni. La Chiesa che è in Marocco è composta da stranieri che si sentono accolti dai marocchini.
Essere un'“immensa minoranza” ci porta ad essere più uniti, a vivere la fede in modo più comunitario e meno anonimo o individuale, a diventare più consapevoli che la fede non è un semplice elemento culturale o sociologico. Essere una minoranza aiuta a essere più coerenti, più convinti, più impegnati, più fraterni.
I miei primi fedeli? Si può chiedere a una madre del suo bambino preferito? In ogni caso, i poveri, i giovani, i malati, i bisognosi (che siano cristiani o no...) È questo il “tesoro della Chiesa”.

DON CRISTÓBAL LÓPEZ ROMERO
È nato il 19 maggio 1952 a Vélez-Rubio, diocesi di Almeria Spagna. È entrato nella Famiglia Salesiana nel 1964. Dopo aver completato gli studi secondari nel Seminario Salesiano di Gerona, è entrato nel Seminario Salesiano di Barcellona, dove ha studiato Filosofia e Teologia. Ha ottenuto una Licenza in Scienze dell'Informazione, sezione Giornalismo, presso l'Università Autonoma di Barcellona (1982).
Ha fatto la professione perpetua il 2 agosto 1974. È stato ordinato sacerdote il 19 maggio 1979.
Dopo l'ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Ministero in favore degli emarginati ne La Verneda, a Barcellona; Pastorale giovanile nel Collegio Salesiano di Asunción (Paraguay) Delegato provinciale della pastorale giovanile vocazionale ad Asunción; Direttore del Bollettino Salesiano ad Asunción; Parroco ad Asunción; Provinciale della Provincia Salesiana del Paraguay; Direttore della Comunità, pastorale e docente nel Collegio di Asunción; Ministero nelle Missioni in Paraguay; Direttore della Comunità, della pastorale parrocchiale e scolastica nel Centro di formazione professionale a Kénitra, Marocco; Provinciale della Provincia Salesiana di Bolivia; dal 2014: Provinciale della Provincia Salesiana di María Auxiliadora in Spagna.