I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

GLI INVISIBILI

B.F.

Le donne cambieranno il mondo

In molte parti del mondo, essere donna significa sfruttamento e umiliazione, ma sono sempre più numerose quelle che rialzano la testa.

Eusebia Ortega Alvarato aveva meno di trent'anni, due figli in casa e uno in arrivo quando morì suo padre. L'uomo possedeva un podere nella sierra Mizteca, una zona montagnosa di Oaxaca, nel sudest del Messico. Ad Eusebia non toccò neanche un centimetro di terra. «Mia madre fu privata della sua terra solo perché era donna, giovane e indigena» dice sua figlia Jessica.
Iridiani Graciele Seibert (Santa Catalina, Brasile) già da piccola, si prese la famiglia sulle spalle per coltivare manioca, mais, fagioli, frutta e tabacco, fino a quando lasciò la campagna per studiare in Venezuela con una borsa di studio per contadini. Ora lavora per l'organizzazione che si propone di migliorare la vita dei contadini.
Tuttavia, la sua voce si spezza e gli occhi si spengono quando esamina la sua esperienza personale. «La mia lotta non è per possedere la terra ma per il mantenimento di una vita sana e sicura per i contadini del mio paese». Durante i suoi anni di studio, suo padre si tolse la vita. «L'industria del tabacco genera contratti abusivi per gli agricoltori che producono la materia prima. Molti non lo sopportano e cadono in pesanti depressioni».
Ogni mese, Yasmin Beczabeth López (San Pedro Sula, Honduras) deve verificare se il suo telefono cellulare è stato “visitato” da estranei. Fa parte del Coordinamento generale del Consiglio per lo sviluppo delle donne contadine nel suo paese e cura la formazione politica di 6000 persone in otto diversi dipartimenti dell'Honduras. Tra i suoi obiettivi c'è quello di ottenere la proprietà della terra per le donne, denunciare i casi di violenza domestica e rafforzare la loro attività agroecologica. «La persecuzione del movimento contadino in Honduras è totale e soprattutto i leader sono presi di mira».
A Deolinda Carrizo (Santiago del Estero, Argentina) nel 2003 hanno bruciato la casa, nel 2006 hanno arrestato sei membri della famiglia accusati di “possesso di armi da guerra” e negli ultimi anni ha sepolto due compagni, Cristian Ferreira nel 2011 e Miguel Galván nel 2012. «Il loro crimine: voler vivere a coltivare la stessa terra in cui sono nati e che sono desiderate dai grandi proprietari terrieri del nord, nella zona del grande semiarido Chaco».
Yasmin, Deolinda e Iridiani condividono lo stesso sogno: vivere in campagna e nei loro paesi di nascita. Un semplice sogno che le ha portate a essere minacciate, a vedere le loro case bruciate e persino l'assassinio di compagni e parenti. Hanno tessuto alleanze internazionali in modo che il loro sogno non diventi un incubo. La VII Conferenza Internazionale della Via Campesina tenutasi a Derio, in Bizkaia, ha riunito più di 500 leader campesini di 43 paesi e in particolare di organizzazioni femminili e giovanili. «Se dobbiamo dare la vita per garantire gli altri, sarà valsa la pena», dice Yasmin.
Alla fine di un incontro a Lempira, una regione nell'ovest dell'Honduras, hanno assassinato una delle loro compagne, Adriana García, di 59 anni. «All'inizio eravamo minacciate dai mariti delle donne che avevamo aiutato. Adesso anche dagli uomini d'affari», denuncia Yasmin. Ma il suo tono di voce è ancora morbido, il suo sguardo non si spegne quando ricorda chi non c'è più. «Non abbiamo più paura. Se le minacce servono a fare in modo che altre vite non siano perse, allora ne varrà la pena», ripete. È la realtà in cui è nata, con cui è cresciuta e in cui cerca alternative per una riforma agraria che consenta l'esistenza di piccoli agricoltori.
In Africa e in America Latina, meno del 10 per cento del territorio è di proprietà delle donne e, d'altro canto, sono le donne a portare cibo in tavola, a crescere i figli e a sopportare fisicamente le conseguenze del cambiamento climatico in agricoltura. Il capo della FAO ha detto: «Possono passare molte ore al giorno alla ricerca di acqua in periodi di siccità e quindi hanno bisogno di camminare per molti chilometri portando un secchio d'acqua sulle loro spalle. Ho visto con gli occhi - continua Silva - il sollievo delle donne di una piccola città in Brasile quando abbiamo portato l'acqua nelle loro case: prima, impiegavano otto ore al giorno per raccogliere la quantità di acqua necessaria per la famiglia. All'improvviso, hanno avuto un sacco di tempo per svolgere altri compiti, hanno avuto perfino del tempo per loro stesse». Risultato: in poche settimane quelle donne, liberate dalla schiavitù quotidiana, hanno aperto negozi e altre piccole imprese.

Bosconia: amare è donarsi
«Mi sono chiesta molte volte: che cosa significa amare?» scrive Sylwia Grzęda, volontaria polacca, che ha lavorato per un anno a Piura, in Perù. «Il mondo abusa del termine amore, senza riflettere. Quando sono andata a Piura, qualcuno mi regalò un biglietto con una frase del libro di Osea: “Ti porterò nel deserto e parlerò al tuo cuore”. Infatti sono poi andata nel deserto di Piura, dove i Salesiani hanno costruito Bosconia, una grande opera per i poveri. È in questo luogo che ho imparato il significato della parola amore».
«La mia missione è stata quella di stare nei quartieri poveri, in pieno deserto. Ho trovato montagne di spazzatura e nuvole di polvere. Centinaia di case attaccate l'una all'altra, abilmente improvvisate. Ascoltavo le risate dei bambini. Ogni notte si sentivano le risse dei genitori ubriachi e dei colpi di pistola, forse il rammarico di alcuni giovani che hanno fatto della droga il loro cibo quotidiano.
Assaporai il fallimento quando, dopo mesi passati ad insegnare le regole di base della grammatica, Mariana, di 15 anni ancora non distingueva sostantivi e verbi. Provai paura quando Joel raccontò del gruppo di rapinatori che gli aveva puntato una pistola alla testa per rubargli il cellulare. Vidi lo shock addosso a Nayeli per le botte che le dava il padre.
Tornai a chiedermi, ma dove s'impara ad amare? La mia risposta era così vicina... Il luogo si chiamava Bosconia. Attraverso la preghiera e l'Eucaristia, ho imparato ad amare come Gesù. Mi sentivo gioiosa e felice quando le mie spalle mi dolevano per le centinaia di abbracci di bambini che chiedevano un po' di tenerezza. Ho dovuto asciugarmi le lacrime quando Gladys mi ha detto: “Sei come una mamma per me”».