I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

INIZIATIVE

GIUSEPPE FASSINO

Rinasce la vigna di don Bosco

Dovunque abitò, don Bosco ebbe la compagnia di una vite: ai Becchi, nel primo oratorio di San Francesco d'Assisi, nelle camerette di Valdocco. Quella che dodicenne piantò a Cascina Moglia è stata ripiantata.

Febbraio 1828. Faceva molto freddo e un ragazzino poco più che dodicenne, stremato da una giornata di rifiuti, riuscì a trovare un posto da garzone nella Cascina dei Moglia.
Passati alcuni giorni, Luigi Moglia disse alla moglie Dorotea: «Non abbiamo fatto un affare cattivo a prendere quel ragazzo».
Quel ragazzo era Giovanni Bosco e si era messo a lavorare con impegno, volenteroso e obbediente.
La primavera segnava l'inizio dei lavori pesanti. In questa stagione infatti si iniziava a fare lo scasso e a piantare le viti, a vangare, a potare, a legare i tralci ai pali e a zappare.
Una mattina, Luigi Moglia aveva condotto il giovane Bosco a piantare quattro nuovi filari di viti. Ad un dato momento il ragazzo, stanco, disse che non ne poteva più per il forte dolore alla schiena e alle ginocchia, dovendo lavorare tutto curvo. Esortato a riprendere il lavoro, ad un tratto disse: «Queste viti che io sto legando, faranno l'uva più bella, daranno il miglior vino e in maggior quantità, e dureranno più delle altre».
Ogni anno, quando si vendemmiava, i Moglia ricordavano le parole dette quasi per scherzo da Giovannino nel 1828. Infatti mentre le viti dintorno duravano una ventina di anni, quelle piantate da Giovanni Bosco prosperarono per sessant'anni, cioè fino a quando, nel rinnovare le colture, furono tolte a malincuore.
Oggi, quella vigna sta rinascendo e il prossimo anno si potrà raccogliere la prima uva.
La cascina Moglia, adiacente alla vigna è già stata ristrutturata e può accogliere gruppi di pellegrini che vogliono ripercorrere il cammino di don Bosco.