I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

TESTO E FOTO: SIMONE UTLER DA DON BOSCO MAGAZIN

Traduzione di Marisa Patarino

Miracolo in Ghana

Scavano a mani nude per cercare oro, maneggiano sostanze chimiche pericolose o si immergono con reti da pesca che si aggrovigliano: il lavoro dei bambini, spesso compiuto in condizioni che mettono a rischio la loro vita, è la crudele realtà quotidiana in Ghana, nell'Africa occidentale. I Salesiani di Don Bosco aiutano ragazzi e ragazze che possono essere liberati dai loro sfruttatori e offrono loro una possibilità diversa.

Una mucca in cambio di quattro anni di vita di Mojo: questi furono i termini dell'accordo. «Un uomo è venuto da noi e ha promesso che se avessi lavorato per lui per quattro anni avrebbe dato una mucca ai miei genitori e a me», ricorda il sedicenne. Mojo aveva dieci anni quando smise di giocare e cominciò a lavorare. L'uomo che lo aveva ingaggiato era un pescatore che lavorava sul lago Volta, uno dei più grandi bacini artificiali del mondo, e negli anni a seguire Mojo avrebbe dovuto remare, tirare le reti, prendere acqua dalla barca e immergersi con reti aggrovigliate. Nelle giornate con meno ore di luce, il lavoro iniziava alle cinque o alle sei del mattino e continuava ininterrottamente fino alle quindici, per poi terminare sempre dopo le 20. «Avevamo sempre fame», ricorda Mojo, che riceveva qualcosa da mangiare solo due volte al giorno, «e chi commetteva un errore veniva picchiato». Sebbene il lavoro minorile in Ghana sia illegale, è ancora un grave problema lungo la costa dell'Africa Occidentale. Secondo uno studio condotto dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2014, circa 1,9 milioni di bambini di età compresa tra 5 e 17 anni, pari al 21% del totale degli appartenenti a questa fascia di età, sono costretti a lavorare; 1,2 milioni svolgono attività pericolose. «La legge non è sistematicamente rispettata», dice don Fred Okusu, che dirige il “Don Bosco Child Protection Centre (Centro per la tutela dei bambini)” di Ashaiman. Il centro, che si trova in una periferia della città, accoglie circa novanta bambini l'anno. Nel 2017 all'inizio di luglio erano già arrivati settanta nuovi minori. Nella maggior parte dei casi sono accompagnati al Centro dalla polizia o dalle organizzazioni di assistenza. Nella grande struttura con edifici di colore rosa i ragazzi trovano soprattutto un rifugio, perché si tratta essenzialmente di giovanissimi che altrimenti dovrebbero lavorare, in Ghana. Le attività variano da una zona all'altra: nel Lago Volta molti ragazzi come Mojo rischiano la vita e la salute impegnandosi nella pesca, tuffandosi senza dispositivi di sicurezza e con limitate capacità natatorie, impigliandosi a volte nelle reti e rimanendo per ore in acqua. In altre regioni, i bambini lavorano nelle miniere d'oro illegali, nelle piantagioni di cacao o come trasportatori di materiale. Alcune ragazze vengono addirittura vendute perché entrino nel circuito della prostituzione o lavorino come schiave addette a lavori domestici. «Molti bambini quando arrivano da noi sono gravemente traumatizzati e in pessime condizioni fisiche», dice don Fred, che vede regolarmente bambini affetti da patologie virali, polmonite, malaria o tifo. «E tutti soffrono di anemia». Quando arrivò dai Salesiani, Fiefie aveva le mani scheletriche. Aveva quindici anni e per tre anni aveva lavorato in una miniera d'oro illegale nella zona occidentale del Paese. Avanzava carponi in tunnel già troppo grandi per gli adulti, scavava alla ricerca di oro a mani nude, gettava il materiale in una ciotola e lo puliva con prodotti chimici. Il compenso che riceveva era pari a 50 Cedi, circa 9,50 Euro, al mese, di cui gli veniva versata solo una parte. Veniva dispensato cibo solo una volta al giorno, ma erano distribuite botte continuamente ed era vietato parlare.

“Avevamo sempre fame e chi commetteva un errore veniva picchiato”.
Mojo, 16 anni

Nel 2015 Fiefie è stato liberato e accompagnato ad Ashaiman insieme ad altri 16 ragazzi.
«Fiefie non riusciva a guardare nessuno negli occhi e per un lungo periodo è stato molto timido», dice don Fred ricordando il passato del ragazzo, che non deve parlare con estranei, perché il suo percorso di guarigione non sia pregiudicato. Nel frattempo, le mani di Fiefie sono guarite, il ragazzo riesce a parlare e ad andare a scuola.
Normalmente la durata del soggiorno presso il Centro è limitata a nove-dodici mesi, ma in casi particolari può essere più lungo. Il Centro potrebbe ospitare 100 bambini, ma scarseggia il denaro per il personale. «Il nostro gruppo è composto solo da quattordici dipendenti fissi e alcuni volontari e quindi non possiamo lavorare fuori», spiega don Fred, che spera di poter avere un giorno i mezzi finanziari che permettano di prestare aiuto sul campo e di creare una linea telefonica per bambini e ragazzi in situazione di bisogno.

“La cosa migliore della Casa dei Ragazzi è che cucinano per me”.
Francis, 9 anni

Aiuti per i genitori
Attualmente l'obiettivo principale del Centro è aiutare i bambini con terapie individuali, di gruppo e musicoterapia, avviarli a scuola, aiutarli a inserirsi in casa e assicurarsi che i genitori non li cedano di nuovo. «In Ghana è pratica comune cedere un figlio a uno zio o a una zia, se può dargli una vita migliore», dice don Fred. Il passo successivo, quello di dare i bambini a un estraneo, non è allora lungo, perché i genitori volevano solo un futuro migliore per il loro figlio o la loro figlia:
«Vedono il sostegno finanziario che arriva alla famiglia e di solito non sanno come stiano i bambini. A volte i minori sono addirittura rapiti». I Salesiani aiutano i genitori dei bambini che sono stati liberati ad acquisire le competenze di base perché possano guadagnare denaro.
Il prezzo per un bambino è fatto oggetto di negoziazioni. «A volte si tratta di un cesto di pesci, a volte di una mucca», spiega don Fred.
«Alcuni vengono pagati a cadenza mensile, ma spesso il compenso viene erogato solo alla fine di un periodo stabilito. E se il servizio termina prima, al bambino non viene dato nulla». Anche Mojo ha ricevuto questo trattamento. La polizia l'ha liberato e accompagnato al Centro di tutela prima della scadenza dei quattro anni convenuti.
Oggi Mojo vive nella Casa dei Ragazzi dei Salesiani di Don Bosco per bambini di strada e orfani nella città di Sunyani. Ragazzi di età compresa tra 8 e 20 anni, il cui numero varia da 40 a 50, hanno la possibilità di conseguire un diploma o di seguire un percorso di formazione. Quando tutti sono a scuola, di mattina, la Casa, disposta intorno a un cortile, è tranquilla. Di pomeriggio occorrerebbe tenere tappi nelle orecchie. I ragazzi possono suonare la tastiera, dedicarsi ai tamburi tradizionali e alla danza o entrare a far parte della “Brass Band”, una banda di ottoni. Praticano poi sport e la sera, dopo aver fatto una doccia, mangiano, studiano e pregano.
«I ragazzi tornano presto a rifiorire, perché hanno la possibilità di vivere, studiare, dedicarsi alla musica e giocare», dice Joseph Anane, che lavora presso il Centro Don Bosco in qualità di assistente sociale dal 1999 e conosce la Casa dei ragazzi sin dai primi anni in cui è stata avviata la sua attività. A quel tempo vivevano qui quasi esclusivamente ragazzi addetti a trasportare acquisti dal mercato verso le case o le automobili con carriole. Oggi nella maggior parte dei casi arrivano qui minori provenienti da famiglie distrutte. «Le problematiche principali sono la povertà, la fame, la separazione dei genitori, la mancanza di istruzione», dice Joseph Anane.

Tolto dalla strada a cinque anni
Francis mostra già a un primo sguardo la sua provenienza da un ambiente difficile. A nove anni ha caratteristiche e posture di un adulto: gambe divaricate, fianchi inclinati, braccia distanti dal corpo, come se i bicipiti fossero troppo gonfi, la testa piegata con spavalderia. Quando però comincia a parlare, emerge il bambino che ama giocare a tennis da tavolo, danzare e mangiare.
«La cosa migliore della Casa dei Ragazzi è che cucinano per me», dice Francis, che dichiara di apprezzare soprattutto riso e stufato.
A casa sua nessuno cucinava per Francis. Suo padre non c'era, la madre era troppo impegnata. Nella capanna della loro famiglia regnava il caos, non c'erano letti, né materassi; Francis dormiva sul pavimento di terra battuta. Durante il giorno bighellonava per strada e quando aveva fame si procurava da mangiare con gli amici. Francis aveva solo cinque anni quando i Salesiani lo incontrarono e lo condussero alla Casa dei Ragazzi.
Nel corso della giornata, Joseph Anane si reca al mercato di Sunyani. Vi si trovano cibo, abiti, scarpe, occhiali da sole, telefoni cellulari, in pratica tutto. Vari giovani sono disposti sullo spartitraffico muniti di carriole, su cui sono appoggiati o seduti in attesa di clienti.
Joseph Anane si avvicina al gruppo di giovani, parla dell'attività che i Salesiani svolgono e invita i giovani a recarsi nel loro Centro durante il fine settimana per partecipare alla Messa o praticare sport. I ragazzi non hanno molte opportunità di incontrarsi. Questi giovani ascoltano, scherzano e ridono con lui. Accoglieranno l'invito?
«Probabilmente no», dice Joseph Anane mentre si siede sul sedile del passeggero della jeep che lo attendeva.
Al volante siede Shadrack, un giovane che di solito indossa occhiali da sole, ama ascoltare Kenny Rogers e Phil Collins e prega prima di ogni percorso in auto. Anche Shadrack era un ragazzo che effettuava consegne con la carriola.
Arrivò a Sunyani dal suo villaggio ubicato nella parte settentrionale del Ghana nel 2001. Era solo. Gli piaceva stare con gli altri ragazzi e guadagnare grazie al suo impegno. Quando però un Salesiano gli parlò della Casa dei ragazzi si incuriosì. Shadrack si recò là e vi rimase. Frequentò la scuola, seguì un percorso di formazione e ora lavora come autista per i Salesiani.
Anche Mojo e Fiefie comprendono che la vita al Centro Don Bosco è un'opportunità per loro e che la scuola è importante per il loro futuro. Mojo vorrebbe diventare elettricista per portare l'elettricità nelle loro case. Fiefie vuole diventare un soldato.
«Spesso dice che vorrebbe difendere gli altri e impedire che siano sfruttati e maltrattati», dice don Fred parlando del sogno del ragazzo, che ha diciassette anni e ha sofferto tanto.