I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

CESARE BISSOLI

DON GAETANO NICOSIA

Morto a Hong Kong il 6 novembre 2017, a 102 anni

Negli anni Sessanta a Macao, in una zona della remota isola di Coloane, esisteva un lebbrosario abbandonato a se stesso. La disperazione era tale che molti si uccidevano, lanciandosi da un dirupo.
Nell'agosto del 1963, il catanese Gaetano Nicosia, missionario salesiano - che lo scorso 3 aprile ha festeggiato i 101 anni - si offrì di trasferirsi in quel luogo. In poco tempo avvenne una trasformazione prodigiosa: le casette coloniali vennero ristrutturate e si costruì un bacino idrico per l'acqua potabile; fu installata una dinamo per produrre energia, che servì anche un villaggio vicino; si asfaltò la strada principale; furono costruiti un pollaio e un porcile; e venne acquistato un pezzo di terreno per farne un orto. Nel frattempo, venne costituito un Consiglio di villaggio per prendere le decisioni insieme e sulla bacheca veniva esposto mensilmente il resoconto delle entrate e delle uscite. Le persone idonee al lavoro si rendevano utili nelle coltivazioni o nell'allevamento, fabbricando mattoni e facendo la manutenzione a case, strade e giardini. Alcuni hanno imparato a fare i meccanici, altri i muratori, falegnami, sarti, cuochi, infermieri o autisti. Tutti venivano retribuiti e anche chi era inabile al lavoro percepiva qualcosa in caso di bisogno. Nel villaggio circolava una moneta che valeva solo al suo interno. Molti lebbrosi, grazie alle cure assidue, sono guariti completamente e dimessi. In pochi anni, il missionario salesiano, che ha vissuto con e come loro, senza lasciarsi condizionare dalla paura del contagio, ha dato dignità, benessere e salute agli sventurati abitanti di questo angolo di mondo abbandonato. E anche la fede cristiana. «Era un inferno - disse una volta un lebbroso - ora è un paradiso». Un paradiso dove padre Gaetano è diventato per tutti l'“angelo dei lebbrosi”.
Gaetano Nicosia era nato a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania. Aveva solo tre anni quando, nel febbraio 1918, il padre fu ucciso in guerra. «Mia mamma - ricordava - aveva 27 anni: non si è mai più risposata, ha sempre lavorato per crescere noi due figli. Andava a Messa tutte le mattine e mi ha sempre sostenuto». A San Giovanni La Punta è nato anche Gabriele Maria Allegra, il famoso francescano, ora beato, che ha tradotto la Bibbia in cinese. Gaetano e Gabriele Maria erano compagni d'infanzia. Si sono ritrovati poi missionari a Hong Kong e a Macao. Amici fraterni per tutta la vita. Nel collegio salesiano di Caltagirone, Gaetano ricorda che c'erano delle riviste missionarie. «Una riportava la foto di un lebbroso. Istintivamente non riuscivo a guardarla, ma poi ho pensato: ma è una persona come me! Gesù perdonami!».
A 16 anni Gaetano decise di farsi lui stesso salesiano ed entrò nel collegio di Gaeta. Era il 1932: «Mia mamma era dispiaciuta. Era contenta che mi facessi salesiano, ma non voleva che andassi così lontano». Non sapeva ancora che, pochi anni dopo, la sua prima destinazione sarebbe stata addirittura Hong Kong! Vi giunse il 12 novembre 1935 e iniziò il noviziato, con 13 compagni da vari Paesi del mondo. Alcuni di loro, durante la persecuzione comunista in Cina, moriranno in carcere per la fede. La costituzione fisica di Gaetano era gracile e il maestro dei novizi lo voleva rimpatriare. Ma venne trattenuto dall'allora superiore, il valtellinese Carlo Braga, il “don Bosco della Cina”, un vero padre per generazioni di salesiani, di cui è iniziata la causa di beatificazione. «Mi recai da don Braga, e in lacrime gli chiesi di darmi un'altra possibilità», ricordava padre Gaetano. Tra la sorpresa di tutti, Braga gli disse: «Domani mattina farai la professione semplice. Mi raccomando ora, non farmi perdere la faccia!».
Nel 1939, Nicosia fu a Macao ad assistere i ragazzi dell'orfanotrofio salesiano. Erano gli anni della guerra e Macao era piena di rifugiati dalla Cina e da Hong Kong. La gente moriva per strada di fame e di freddo: «Nella nostra scuola avevamo 800 studenti - racconta il salesiano -: come abbiamo fatto a sfamarli? Ce l'abbiamo fatta, in qualche modo. Dalla Thailandia, ogni venerdì, arrivava una nave carica di riso. Grazie al governatore, i salesiani furono autorizzati a provvedere ai loro ragazzi».
Arrivò un'inaspettata richiesta: il vescovo di Macao Paulo José Tavares chiese ai salesiani di prendersi cura del lebbrosario di Ka Ho, nell'isola di Coloane. C'erano un centinaio di lebbrosi, in stato di abbandono. Nessuno, neppure i medici assegnati dal governo, osava recarsi nell'isolato villaggio, raggiungibile solo con una barca.
Vi andò, entusiasta, Gaetano Nicosia, vivendovi per ben 48 ininterrotti anni, dal 1963 fino al 2011.
Don Nicosia aiutò anche moltissimi di questi malati a vincere lo stigma che li colpiva e a reinserirsi nella società. Tra le numerose opere benefiche compiute si ricordano anche la costruzione di una scuola e di un ospedale per disabili, sempre a Macao.
Qualche anno fa ha potuto incontrare papa Francesco. Ad accompagnarlo sulla carrozzella era stato il suo confratello, il cardinale Joseph Zen.