I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Oltre la crisi

Al di là delle tante implicazioni negative che siamo abituati ad associare alla “crisi”, il significato originario della parola “Krísis” reca in sé anche una sfumatura positiva: quella di un momento decisivo di scelta, di svolta in un percorso che è giunto ad un bivio.

La “generazione della crisi”. È così che, alle soglie del terzo millennio, vengono spesso definiti i giovani adulti, prigionieri di una precarietà - lavorativa, affettiva, esistenziale - che, a volte, non sembra lasciare alcuna via di scampo. Una crisi che, contraddicendo la sua stessa natura di momento acuto ma contingente di perturbazione dell'ordinario, è ormai divenuta una cifra strutturale del presente, un elemento costitutivo del loro orizzonte di senso, fino a farsi ferita profonda e incancrenita nella loro stessa identità. Una crisi che, lungi dal poter essere circoscritta al sistema economico, sociale o valoriale, diviene parte integrante del loro essere nel mondo, condizione esistenziale che paralizza e ammutolisce, risucchiando in un grande buco nero ogni progetto o speranza e persino il senso del futuro.
Succede così che, come in una profezia che si autoavvera, molti giovani finiscono per rileggere la propria intera biografia alla luce del paradigma deprimente della crisi, lasciando che sia esso ad orientare le loro scelte, a deviare i loro piani, a rimodulare le loro aspettative e la loro stessa percezione delle proprie risorse e capacità. Soprattutto, la crisi diviene un potente deterrente rispetto alla possibilità di investire su se stessi e sui propri sogni, alimentando il virus corrosivo della rassegnazione e generando la strisciante sensazione di non essere all'altezza, di non avere gli strumenti per orientarsi consapevolmente nel tortuoso labirinto della vita, al punto da spingerli a preferire la comoda via della rinuncia al sentiero in salita della perseveranza. Una rinuncia che, non di rado, si traduce anche in chiusura, autoreferenzialità, incapacità di uscire dal proprio isolamento e condividere con gli altri le proprie paure e fragilità.
Quale, dunque, l'antidoto per spezzare questo circolo vizioso di frustrazione, scoraggiamento e solitudine? Forse sarebbe sufficiente ricordarsi che, al di là delle tante implicazioni negative che siamo abituati ad associare alla “crisi”, il significato originario della parola “Krísis” reca in sé anche una sfumatura positiva: quella di un momento decisivo di scelta, di svolta in un percorso che è giunto ad un bivio, di profondo mutamento come esito di un processo di riflessione e discernimento che può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un prossimo rifiorire. La crisi, dunque, come generatrice di cambiamento, come occasione di revisione radicale delle proprie certezze, come stimolo a mettersi in discussione e a cercare strade nuove e percorsi alternativi.
Probabilmente quel che serve ai giovani adulti per invertire il senso di marcia della crisi è, allora, trovare una “chiave” per leggere se stessi e il mondo sotto un'altra prospettiva. Una chiave di volta su cui costruire un'identità più solida e consapevole, ma anche una chiave di accesso al proprio cuore e alla propria interiorità che permetta loro di riscoprire in sé la bellezza e i talenti di cui ognuno è portatore. Una chiave che spesso già conoscono e che ha solo bisogno di essere “decodificata”.

Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi,
da come cammini, come ti vesti,
dagli occhi spalancati come i libri di fumetti che leggi,
da come pensi che hai più difetti che pregi...
Le spalle curve per il peso delle aspettative,
come le portassi nelle buste della spesa all'Iper...
E ti ripari dall'imbarazzo che sta piovendo addosso,
con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto...
Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo,
ma dietro c'è l'uncino e davanti lo squalo bianco.
E ti fai solitario quando tutti fanno branco,
ti senti libero, ma intanto ti stai ancorando...
La vita è un cinema tanto che taci,
le tue bottiglie non hanno messaggi.
Chi dice che il mondo è meraviglioso
non ha visto quello che ti stai creando per restarci.
Rimani zitto, niente pareri.
Il tuo soffitto: stelle e pianeti.
A capofitto nel tuo limbo, in preda ai pensieri,
procedi nel tuo labirinto senza pareti...
Noi siamo tali e quali,
facciamo viaggi astrali con i crani tra le mani,
abbiamo planetari tra le ossa parietali,
siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati.
Tallone sinistro verso l'interno,
Caronte diritto verso l'inferno.
Lunghe corse, unghie morse, lune storte,
qualche notte svanita in un sonno incerto,
poi l'incendio...
Sono sopravvissuto al bosco ed ho battuto l'orco,
lasciami stare, fa' uno sforzo e prenditi il cosmo.
E non aver paura che...
No! Non è vero
che non sei capace, che non c'è una chiave!
No! Non è vero
che non sei capace, che non c'è una chiave!
Una chiave! Una chiave!

(Caparezza, Una chiave, 2017)