I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

O. PORI MECOI

Don Bosco in India

Un amore a prima vista magnificamente e splendidamente ricambiato

Intervista con don Chakkanattu Raju, Segretario del Comitato per le Vocazioni della Conferenza Episcopale del Kerala

Carissimo Raju, puoi autopresentarti?
Sono un salesiano indiano, vengo dal Kerala. Sono entrato in contatto con i salesiani quando avevo 12 anni. Sono diventato allievo del centro culturale in Kochi dove ho studiato oltre sette strumenti musicali tra cui il violino, il pianoforte, la chitarra e un paio di strumenti a percussione indiani di tipo tabla, mrudangam e la batteria. Ho studiato il canto vocale classico indiano e la danza classica indiana che si chiama Bharatanatyam. Tutto questo mentre frequentavo la scuola normale. Dopo la scuola superiore ho deciso di diventare prete.
Ho fatto il tirocinio in Italia e poi ho fatto il baccalaureato in Comunicazione Sociale e in teologia all'Università Salesiana di Roma. Sono rientrato nella mia ispettoria, India Bangalore e sono stato ordinato sacerdote a Vaikom, la mia città.
Ho proseguito gli studi in comunicazione sociale, letteratura inglese e teologia. Ho publicato già sedici libri, in inglese e in malayalam, la mia lingua. Ho diretto film e telefilm e da sette anni sono il Segretario del Comitato per le Vocazioni della Conferenza Episcopale del Kerala e Direttore della Conferenza dei Direttori Vocazionali in Kerala. Come salesiano faccio l'economo e il vice-preside del Don Bosco College affiliato all'Università di Calicut, in Mannuthy, Thrissur, Kerala.
Com'era la tua famiglia?
Vengo da una famiglia tradizionalmente cattolica. Sono l'ultimo di cinque figli e sono l'unico che ha scelto la vita religiosa. Papà non c'è più, la mamma è a casa. Faceva l'insegnante di scuola media. Avevamo la terra da coltivare e mio papà si occupava di quello. I miei fratelli e la sorella si sono sposati. Un fratello è in Nuova Zelanda, l'altro è in Australia. Mia sorella fa l'insegnante e si è sposata proprio nel nostro paese. Un mio fratello e la sua famiglia abitano con la mia mamma.
Perché hai scelto di essere salesiano?
Essere salesiano mi permette di comunicare ai giovani il Vangelo con la musica, la danza e il teatro. Voglio usare questi mezzi per la proclamazione del Regno. Diventare santi per me è essere felici come dice don Bosco e fare il massimo del bene alle persone.
La tua è un'ispettoria grandissima: quali sono le realtà più belle?
Abbiamo molti tipi di opere. Prima di tutto abbiamo le scuole e i college ossia i centri universitari. Poi le parrocchie, gli oratori, molti centri per i giovani di periferia e di strada. Abbiamo scuole tecniche, case di formazione, case per i salesiani anziani e ammalati, centri di produzione mediatica e centri culturali dove si insegna musica, danza, cinema e teatro.
Che cosa significa essere prete cattolico in India?
Oggi come oggi, diventare prete è già una cosa molto bella ed impegnativa. La strada è lunga e le cose che cercano di distoglierci dalla vocazione abbondano. Essere un prete cattolico vuol dire vivere con gioia la chiamata ricevuta dal Signore e donare i sacramenti al popolo di Dio. Vuol dire, inoltre, vivere da testimoni credibili in un mondo ove il fondamentalismo religioso diventa moda del giorno e le ideologie ostacolano ogni tentativo di essere autentici paladini del Regno.
Essere sacerdote oggi vuol dire vivere come Cristo, accettato da pochi, guardato da molti, aiutando tutti. È la testimonianza di una vita conformata su Gesù, oltre ogni piccolezza e debolezza umana. Oggi in India ci sono persone che metodicamente cercano di eliminare i cattolici. E quindi vivere qui in India da prete vuol dire tanto. Inoltre diventare prete salesiano in India vuol dire donarsi alla gente, ovunque e sempre. Come ha fatto don Tom Uzhunnalil.
Quali sono le prospettive future della Chiesa e della Congregazione nel tuo stato?
In Kerala, c'è un ambiente abbastanza sereno per quanto riguarda la convivenza multi religiosa. Ogni religione sta vivendo momenti di rivitalizzazione.
Finché ci sono giovani, come Congregazione avremo lavoro da fare. L'animazione giovanile non è più una cosa solo salesiana: ci sono altre congregazioni e laici che lavorano forse di più in questo campo. Io credo che ci vogliano più creatività e novità nell'animazione giovanile. Io credo che la Congregazione e la chiesa in Kerala devono vedere i segni dei tempi e lavorare di più per le periferie, proprio come ci chiede il Santo Padre. Anche la riflessione teologica e filosofica devono avere più visibilità.
Quali sono le esperienze più belle che hai fatto?
Sono molte. Le tengo in memoria per ricaricarmi. Una delle più belle è quando ho fatto i voti perpetui nel campo di calcio dell'oratorio di Firenze, con una Santa Messa del tutto speciale. Anche se non avevo nessuno dei miei parenti. Lì attorno c'erano i miei ragazzi e gli animatori che mi hanno fatto sentire quanto sia stupendo donare tutta la vita al Signore. Ricordo quando facevo parte dell'ufficio stampa della CEI a Torvergata (Roma), per la Giornata Mondiale della Gioventù. Era meraviglioso lavorare con quei giovani di varie parti del mondo. Un'altra era la prima volta che ho visto uno dei miei libri uscire alla luce. Quello era l'inizio di una serie di volumi sulla vita spirituale e animazione vocazionale. E poi l'inaugurazione dell'Accademia di musica e danza a Kochi. E anche l'esperienza che sto vivendo ora, quella di essere il Segretario del Comitato per le Vocazioni della Conferenza Episcopale del Kerala che comprende 31 diocesi.
Chi sono i tuoi “clienti” quotidiani?
I miei “clienti” sono di due tipi. Prima di tutto, i ragazzi e le ragazze del college con cui lavoro. Faccio l'economo e il vice-preside. E poi sono i religiosi che appartengono a varie congregazioni che devono rettificare o mantenere i certificati per il reclutamento dei candidati per le vocazioni, un organismo che abbiamo avviato per evitare che ci siano falsi promotori vocazionali che catturano i ragazzi per altri motivi.
Trovi delle difficoltà?
Ogni tanto è difficile convincere i vescovi e i religiosi del dovere di lavorare insieme per un progetto comune. Per quanto riguarda il college... ogni giorno porta con sé novità da “superare”.
Qual è il tuo sogno per il futuro?
Sogno? Grazie alla mia fantasia abbondante, ho molti sogni. Quello più forte è quando ci saranno dei giorni nei quali potrò insegnare a ragazzi di vari paesi come lavorare assieme oltre le differenze politiche, religiose, culturali. Mi sono arricchito molto con le mie esperienze in Italia e altrove. Il mio sogno è di essere sempre aperto alle novità che il Signore mi manderà. E far fiorire il bene in abbondanza ovunque la vita mi porterà.