I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

GLI INVISIBILI

UN MEDICO SENZA FRONTIERE

Le bambine strappate alla morte

In soli tre mesi, 500.000 persone sono fuggite dal Myanmar per cercare rifugio in Bangladesh.
Sono i rifugiati rohingya in fuga dalla persecuzione e dalla violenza a cui sono sottoposti nelle loro terre. Un medico di MSF (Medici Senza Frontiere) racconta le scintille di speranza che brillano in questa tetra notte dell'umanità.

Laila: l'abbraccio del padre
Quando vidi per la prima volta Laila, dieci anni, giaceva sul letto in una stanza buia nella nostra clinica. Aveva attraversato il confine con la sua famiglia undici giorni prima, scappando come tutti gli altri dalla violenza nello stato di Rakine, in Birmania. Era entrata nella clinica con spasmi di dolore ai muscoli spinali, che le facevano tenere inarcata la schiena, la mascella paralizzata e le membra irrigidite.
Soffriva di tetano, una malattia che è stata quasi sradicata in tutto il mondo grazie ai vaccini, ma non nel nord-ovest della Birmania, patria di questa bambina e della sua famiglia. Avevamo tenuto la stanza buia e silenziosa per minimizzare la stimolazione sensoriale perché, altrimenti, avrebbe potuto innescare un altro doloroso episodio di spasmi.
Il tono muscolare delle sue braccia stava migliorando, ma le sue gambe erano immobili e rigide e le dita dei piedi erano bloccate. Aveva provato a mangiare qualcosa, ma la sua bocca non si era aperta abbastanza. Guardava suo padre, che era seduto accanto a lei con le gambe incrociate sul materasso, e le lacrime cominciarono a cadere sulle sue guance.
Mentre continuava a guardare suo padre, disse qualcosa a denti stretti.
«Che cosa ha detto?» chiesi all'assistente medico, la mia partner bangladiana Sharma Shila. «Vuole che suo padre la abbracci» rispose. Il padre sembrò a disagio. Non voleva causare a sua figlia un altro spasmo. Posai con attenzione la bambina sulle sue ginocchia e gli dissi di non preoccuparsi, che se voleva potevo darle un abbraccio.
Mi voltai discretamente per non interrompere quel momento di intimità e per vedere l'altro paziente che avevamo nella stanza: un bambino di un mese con il tetano neonatale. Mi faceva così arrabbiare pensare che un semplice vaccino durante la gravidanza avrebbe prevenuto la malattia. Purtroppo, nelle aree dei rohingya dall'altra parte del confine non ci sono state cure mediche per mesi. Ho passato un po' di tempo a cercare di insegnare al bambino come succhiare il latte materno usando il mignolo. Se potevo convincerlo a farlo, forse poteva attaccarsi ai capezzoli di sua madre per nutrirsi. Dopo appena dieci secondi cominciò a capire e presto iniziò a succhiare con forza e ritmo. Dopo aver dovuto nutrire suo figlio attraverso un sondino nasogastrico per tre settimane, la donna era felice.
Quando stavo per andarmene, guardai di nuovo la bambina, che era ancora tra le braccia di suo padre. Ero sbalordito: gli spasmi muscolari erano stati ridotti abbastanza da farle piegare le ginocchia di 60 gradi. La sua mascella non era più stretta e la ragazza stava sorridendo a suo padre. Ho quasi pianto.
Oggi, tre settimane dopo il suo ricovero in ospedale, la bambina è completamente guarita. In un primo momento, le sue condizioni erano così critiche che nessuno avrebbe messo la mano sul fuoco per la sua sopravvivenza, ma quando si passa attraverso esperienze incredibili come questa, si finisce per rendersi conto che l'amore di un genitore può rivelarsi molto più potente che tutti i farmaci che i medici possono dare.

Azara: l'incredibile fortuna di sopravvivere
Il proiettile aveva attraversato la piccola testa di Azara, sopra l'orecchio destro, ed era passato attraverso il bulbo oculare, uscendo dal lato sinistro del naso. Ovviamente, il suo occhio era completamente distrutto. I chirurghi aveva riparato un buco largo circa tre centimetri tra la cavità oculare e il cervello. La sua capacità di visione non era stata influenzata e, anche se gravemente ferita, aveva avuto l'incredibile fortuna di sopravvivere. Mi sto ancora chiedendo come è potuto accadere.
Azara è qui e sorride come un uccellino. Che cosa sarebbe successo a lei se un giovane non l'avesse presa in braccio e trascinata fin qui? Quante bambine come Azara sono rimaste ad agonizzare sulle strade dove i soldati sparavano raffiche contro la gente in fuga come se sparassero in un mucchio di stracci?
Ho sentito storie terribili di donne che hanno perso i loro mariti durante il viaggio. Passano giorni e giorni a camminare con bambini piccoli, in mezzo a veicoli impazziti che circolano in entrambe le direzioni. Alcuni dei piccoli sono morti dopo essere stati investiti dalle auto. Così, in un istante, il futuro migliore che stai cercando per la tua famiglia scompare. Ogni persona porta la propria tragedia. Solo se moltiplichi una di queste storie per 500.000, inizierai a capire quanto sia straziante quello che sta succedendo qui.
Abbiamo un bambino con noi che è così disidratato e malnutrito che non possiamo sapere con certezza quanti anni ha. È stato portato da una donna che l'ha trovato dietro uno dei posti di confine. Ci stiamo occupando di lui e fortunatamente si sta riprendendo; ma non sappiamo nulla della sua famiglia. Che cosa ne sarà di lui?
Ci hanno anche raccontato storie di persone che hanno sofferto molte violenze lungo la strada, così estreme che in alcuni casi sono finite con complessi problemi psicologici.
Molti dei pazienti non vogliono andarsene quando li scarichiamo. Questo ospedale straripato offre condizioni di vita molto migliori di quelle là fuori. Queste persone sanno che cosa devono fare, ma non hanno alcuna possibilità. Non possono andare a lavarsi le mani perché non c'è acqua pulita.
Non ci sono quasi latrine, quindi i rifugiati scelgono di sollevare quattro pali di bambù e unirli con teloni di plastica. Ma anche allora non c'è dove buttare i rifiuti, tranne il flusso che scorre un po' più in basso. Lo stesso dove, a dieci metri di distanza, altri raccolgono l'acqua da bere. Alcune persone legano alcuni vestiti ad altri per ripararsi dal vento e dalla pioggia. Ma, dopo due giorni di tempeste tropicali, tutto è già inzuppato. La situazione è terribile, la devastazione totale. Sicuramente, questo non è un posto dove si può vivere.
Sono fuggiti da un inferno per finire in un altro.