I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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NEPAL. GLI AIUTI INIZIANO A DARE I LORO FRUTTI

Il Nepal è un paese che dopo il doppio terremoto del 2015 sta subendo un'altra catastrofe: l'oblio. Se questo è vero per molti, i salesiani non hanno dimenticato nessuno, anzi, continuano a sostenere chi è in difficoltà, continuano a costruire per educare le generazioni che renderanno possibile un nuovo paese.
I salesiani sono presenti in Nepal dal 1992.
Gli aiuti salesiani in Nepal hanno raggiunto oltre 1500 bambini e giovani che torneranno a scuola nei prossimi mesi. Ad oggi, sono state costruite e attrezzate dieci scuole in piccoli villaggi nella valle di Kathmandu. Le comunità salesiane in Nepal hanno dato la priorità al lavoro nelle quattro scuole, nelle due scuole tecniche, nei quattro convitti e nei programmi di borse di studio. Il salesiano don Augusty afferma: “Questo aiuto che ci stanno dando servirà a mostrare a tutti che la nostra presenza è importante per il paese e per le persone, ma soprattutto per i bambini e i giovani più bisognosi”.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. STORIA DI MAMMA TERESA

Alla porta del Centro Don Bosco di Bukavu vanno a bussare tutti i tipi di persone bisognose. Si è sparsa la voce che “là aiutano”. Non sempre i salesiani possono soddisfare le richieste e tendenzialmente provano a coinvolgere la comunità cristiana o parrocchiale di provenienza. Ma ci sono situazioni in cui una persona sembra avere bisogno di un aiuto urgente e tutto sommato della misura giusta per le possibilità salesiane. Si verifica allora che la necessità sia reale e si fa di tutto per aiutare. Così è stato fatto con “Mamma Teresa”.
“Quando Mamma Teresa, una rifugiata ruandese, è venuta a presentare il suo problema, ho chiesto a Lydie, la Salesiana Cooperatrice che si occupa dei bambini del villaggio di Miti, di andare a verificare, dato che vive nello stesso quartiere di Mamma Teresa. Lydie è andata, ha visto, e mi ha fatto un resoconto della situazione” racconta don Piero Gavioli, da 33 anni missionario in Repubblica Democratica del Congo.
Teresa, che non è mai stata a scuola, è nata in Burundi da padre congolese e madre ruandese. A 6 anni perde il padre e incomincia a lavorare in campagna. A 14 anni viene convinta da una signora ruandese a fare un viaggio a Bukavu, ufficialmente per una visita. Ma lì viene consegnata ad un uomo congolese che la costringe con la forza ad essere sua moglie.
Sua suocera ha pietà di lei e l'aiuta a resistere nella sua casa, perché il marito è un uomo violento. Hanno avuto 9 figli, di cui 3 morti in tenera età. Nel 2007, inoltre, il marito l'abbandona, lasciandola con 6 figli. Per sopravvivere, Mamma Teresa si è dovuta arrangiare e incominciare una piccola attività commerciale. In seguito ad una malattia, il suo piccolo capitale è andato perso, e come altre donne ha iniziato a portare sacchi di sabbia sulla schiena per la costruzione di case (a Bukavu, moltissime case sono costruite su pendii ripidi, per accedervi non ci sono strade carrozzabili, ma solo sentieri stretti e se si vuole costruire qualcosa è necessario portare cemento, sabbia e persino l'acqua a dorso d'uomo, o piuttosto di donna).
Mamma Teresa ha fatto questo lavoro per qualche anno, poi si è ammalata e quindi non è stata più in grado di lavorare, di pagare l'affitto di casa e le tasse scolastiche per i suoi figli. I tre ragazzi più grandi sono partiti in cerca del padre. Mamma Teresa è rimasta con due ragazze, Marcelline di 12 anni e Jeanne di 10, e con un bambino disabile di 8 anni, ammalato pure lui.
“Quando è venuta a chiedere aiuto perché non aveva più la forza di trasportare la sabbia, passava la notte in una piccola baracca aperta, vicino al porto, dove durante il giorno delle donne commercianti vendevano l'alcol indigeno - racconta don Gavioli -. Le sue due figlie, che avevano appena finito le elementari, erano diventate Maji-Muhogo (acqua-manioca): bambine che raccolgono bottiglie di plastica e le riempiono con acqua di rubinetto, le portano alle donne che vendono al mercato e ricevono in cambio alcuni pezzi di manioca arrostita o 50 o 100 franchi congolesi, meno di 10 centesimi di euro, che per loro è sempre meglio di niente”.
Non potendo accogliere la famiglia presso il centro salesiano, a causa della mancanza di spazio, don Gavioli si è mosso per aiutare Mamma Teresa a riprendere in mano la sua vita e quella dei suoi figli. Ciò ha significato aiutarli ad affittare una camera, mettervi due materassi, far curare la mamma e il figlio disabile, darle una piccola somma perché potesse iniziare a vendere fagioli e cercare una scuola per le due ragazze.
La direttrice del “Centro Nyota” ha accettato di iscriverle al primo anno di taglio e cucito, nonostante il corso fosse iniziato già da due mesi e la differenza d'età. Le due ragazze - le più piccole della loro classe - sono state promosse agli esami del 1° semestre, e Marcelline si è dimostrata una delle migliori.
Un altro futuro è ancora possibile per Mamma Teresa e la sua famiglia.

ECUADOR. IL GRANDE LAVORO DEI SALESIANI NELL'AMAZZONIA ECUADORIANA CON GLI INDIGENI ACHUAR

Da 40 anni la comunità salesiana “Ceferino Namuncurá”, situata nella provincia ecuadoriana di Morona-Santiago, svolge un lavoro fondamentale per l'educazione e il rispetto dei Diritti Umani della popolazione indigena achuar, che abita nell'Amazzonia ecuadoriana, in un'area cui si può arrivare solo per via aerea.
È nel mezzo della giungla, senza accessi per vie terrestri. È stata costruita ponendo alcune case attorno a un campo. Non c'è nulla da comprare e non ci sono servizi. Il cibo è quasi lo stesso ogni giorno e si basa sulla cacciagione e le coltivazioni di yucca, banana e riso. Il clima è molto umido e caldo, ma non ci sono servizi igienici o fognature e presso la missione si adopera l'acqua piovana.
I salesiani animano una scuola secondaria bilingue e un centro di istruzione superiore bilingue, in spagnolo e achuar. Nel loro lavoro i salesiani cercano di mantenere vive le tradizioni della cultura achuar, attraverso l'artigianato, la musica, i canti e le danze.
Adesso anche gli indigeni conoscono lo spagnolo, possono visitare altre comunità e relazionarsi con persone esterne senza temere di essere ingannati.