I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Vicini o lontani?

Quando l'immigrazione è percepita come minaccia

Claudia, 23 anni:
Penso che la presenza di immigrati entrati irregolarmente in Italia e in Europa rappresenti un problema.

Mi trovo pienamente d'accordo con l'affermazione di Indro Montanelli. È vero, noi italiani riusciamo a essere solidali e benevoli nei confronti delle altre popolazioni solo fin quando queste non minacciano di entrare a far parte della nostra comunità e quotidianità non so che cosa esattamente ci spaventa del diverso da noi, se la diversa cultura e quindi il modo di pensare, se tutto questo terrorismo abbia di molto abbassato la soglia di tolleranza verso gli immigrati oppure se è solo una questione di “ognuno a casa propria e siamo tutti più felici”. Secondo me, purtroppo, i periodi di grande tensione come quelli vissuti in Europa in questi due anni, hanno portato le persone a fare di tutta l'erba un fascio, perciò immigrato = potenziale terrorista, un po' come successe agli italiani sbarcati in America dove la similitudine più ricorrente era italiano = mafioso. Penso che la presenza di immigrati entrati irregolarmente in Italia ed Europa rappresenti un problema poiché appunto non si ha la percezione di quanti e di chi in quel momento è presente sul nostro territorio. È difficile dettare dei parametri di inclusione/esclusione quando si tratta di offrire un posto nel mondo in cui stare. Alle volte, quando sento al telegiornale dell'ennesimo attacco terroristico in qualche capitale europea, pervasa dalla rabbia, penso che forse tutta l'accoglienza fatta in questi anni abbia portato a metterci in “casa” una quantità indefinita di criminali, di gente che odia il nostro popolo e la nostra cultura, che è venuta qui solo per distruggerla, li vorrei via tutti; poi però mi fermo un secondo e penso. Penso alle madri, ai bambini o ai ragazzi della mia età che sognano veramente il futuro migliore, l'oasi di pace, un briciolo di tranquillità, quindi mi ridimensiono e mi rendo conto di essere totalmente impotente e incapace di decidere in questi casi che cosa sia giusto o sbagliato.

“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi.
Neri, rossi, gialli.
Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi”
(Indro Montanelli)

Salvatore, 26 anni:
Il fenomeno è una vera e propria sfida che porterà a dei cambiamenti macroscopici di un intero paese.

Sono convinto che questo fenomeno ci permetta di incontrare tanta gente che potrebbe essere una vera e propria risorsa sociale ed economica per l'intero Paese. Bisogna tuttavia trovare un giusto equilibrio e per fare questo basta saper vedere e discernere e possibilmente anticipare ciò che potrebbe comportare un arrivo di massa e senza meta di “materiale” umano alla deriva che abbandona nel proprio Stato il letale, l'abominevole. La minaccia secondo me viene invece da dentro e non da fuori. A volte a noi italiani fa comodo quando per esempio facciamo lavorare un migrante al posto di un italiano che si ribella a quel tipo di lavoro, a quel totale di ore, a quel misero salario. E allora, mi viene da dire che forse il male tutto sommato siamo noi e non loro, perché dove iniziano il nostro egoismo e il nostro ego è proprio lì che parte l'azione di un migrante pronto a mettersi in gioco in un altro modo, con altre abitudini e risorse. Il nostro Stato si trova impreparato e spesse volte distratto, nonostante il legislatore imponga diversi provvedimenti e leggi che offrono garanzie a questo status in sé e per sé. Forse, tutta questa accoglienza, è garantita non tanto per l'immigrato ma per un proprio tornaconto personale. Il mio auspicio sarebbe un'accoglienza adeguata che crei sviluppo per il Paese, ma soprattutto un vivere civile basato su integrazione e non su speculazione. L'accoglienza potrebbe essere un grande mezzo per veicolare la civiltà del multipluralismo senza però trovare delle giustificazioni ed esasperare ogni volta il problema. Nero, giallo, rosso per me sei anche tu un fratello ma come in ogni famiglia un fratello in quanto tale prima deve rispettare per poi pretendere rispetto; e questo non dipende dallo status di un soggetto ma da come lo stesso riesce a viverlo!

Valeria, 31 anni:
Sono tanti gli italiani che si trovano in condizioni disagiate e sono dimenticati sotto tutti i punti di vista.

Non credo che la presenza di immigrati nel nostro Paese possa costituire una minaccia: siamo anche noi italiani degli immigrati negli altri paesi, spinti dal bisogno di trovare una sistemazione sociale ed economica degna degli sforzi compiuti; di certo se si abbandona la terra madre lo si fa con uno scopo di riscatto personale sotto tutti i punti di vista e non per creare subbugli e seminare terrore in terra straniera. “Volere è potere”, si dice comunemente, e ritengo che tale concetto non possa essere più corretto. Conosco diverse persone provenienti dai paesi dell'Est o dall'America Latina che sono diventate nel nostro Paese persone di gran rispetto per il posto che ricoprono, quindi è giusto che ci sia un certo riscatto sociale, soprattutto per quegli individui volenterosi che vanno via dalla loro terra d'origine a causa di guerre in atto o situazioni sociali sfavorevoli alla propria esistenza. È anche vero però che abbiamo parecchia presenza di tribù nomadi come zingari e simili che a mio parere non dovrebbero mettere assolutamente piede sul nostro territorio; non ho mai sentito parlare di loro come popolo voglioso di fare (se non elemosina) né tantomeno ne conosco esempi. Credo che l'immigrato che richiede una sistemazione ferma e costante in qualsiasi stato può essere ben accettato ma, se questo emigra per aggiungersi ai tanti parassiti della società nella quale si stanzia, allora non va bene. Lo stato italiano prima di dare asilo a un qualsiasi individuo dovrebbe accertarsi che questo andrà a contribuire anche in minima parte al lato economico del paese, poiché sono tanti gli italiani che si trovano in condizioni disagiate e sono dimenticati sotto tutti i punti di vista. Sono troppi, attualmente, i privilegi che l'Italia riserva agli stranieri. Non trovo sia corretto trattare l'individuo “di passaggio” o comunque ospitare a tempo determinato come un comune italiano di nascita che potrebbe aver più bisogno di aiuto ma che invece viene abbandonato a se stesso perché non rientra in determinati requisiti. Quindi sono d'accordo ad offrire accoglienza ma entro un determinato arco temporale.