I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

Don Bosco pan e vino

Sono un vecchio fiasco “spagliato”, coperto di polvere, dimenticato in questa decrepita cantina dell'ex seminario di Chieri. Lo ricordo bene quel Giovanni Bosco! Un gran bel ragazzo, terribilmente in gamba. Lo chiamavano 'l cieric di risolin, il chierico dei riccioli, per quella sua testa che sembrava la chioma di un castagno.
Abitavo nella cucina di sua madre, nella cascina Sussambrino. Una gran signora, la sua mamma Margherita. Dovevate vedere com'era felice quando il figlio Giovanni veniva qui a passare i periodi di vacanza. Quell'anno, Giovanni passò tutta l'estate a dare ripetizioni di latino a tanti ragazzi di Castelnuovo.
Ma non era più il ragazzone di un tempo. Sembrava indebolito e sofferente. Sapevamo tutti che trascorreva testardamente gran parte della notte a leggere e studiare. In seminario era sempre lui. Sentii raccontare che una sera, in cortile, circondato come sempre da un bel gruppo di compagni, dopo aver raccontato, come era sua abitudine, qualche storia avvincente, cominciò a descrivere i giochi di destrezza che aveva imparato fin da piccolo e la celebre sfida al saltimbanco. Molti degli ascoltatori non avevano studiato a Chieri e non riuscivano a credergli. «Non mi credete, eh!» sbottò Giovanni. Notò un pesante seggiolone, si chinò, lo prese per una gamba con un braccio solo, lo sollevò e se lo pose sul mento in equilibrio, lo fece saltare sulla fronte e cominciò a danzare. Gli spettatori scoppiarono in un fragoroso applauso.
Cercava di resistere, ma la sua salute era seriamente minata. Per un anno intero, passò più tempo a letto che in piedi. Gli ripugnava ogni sorta di cibo, era travagliato da un'ostinata insonnia, e i medici, con poco tatto, sentenziarono che era spacciato e che era ora dell'Estrema Unzione.
Ma come sempre, ci pensò Margherita. Mi riempì del miglior Barbera invecchiato della cantina e mise in forno una pagnottona di pane di miglio. Arrivammo a Chieri. Giovanni era pallido, debilitato, sorrise appena. «Non ce la faccio a mangiare, mamma. Riportali a casa». Mamma Margherita lasciò tutto sul tavolino.
Rimasto solo, Giovanni fu preso dalla smania di mangiar quel pane e di bere il vino. Incominciò a prendere un boccone di pane, che masticò ben bene e che gli parve gustosissimo. Allora ne tagliò una fetta, poi una seconda, e via via lo mangiò tutto, innaffiandolo con il mio vino forte e generoso. Dopo di che si addormentò d'un sonno così profondo, che durò due giorni e una notte interi.
I superiori del seminario lo ritennero un assopimento che annunciava la morte e cominciarono i preparativi per il funerale. Invece, allo svegliarsi, Giovanni si sentì guarito.
Ero così felice che non mi offesi se mi misero in un angolo della cantina, invece di conferirmi, come meritavo, una laurea ad honorem in medicina.

La storia
Giovanni Bosco si ammalò gravemente all'inizio del 1839 nel seminario di Chieri. Le cause non sono chiare. Guarì dopo la visita della madre che gli lasciò sul tavolino un pane di miglio e un fiasco di buon vino. Mamma, pane e vino, insieme alla ritrovata forza interiore fecero il miracolo. (Memorie biografiche I, pp. 384-385)