I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

MEMORIE

GIORGIO ALDRIGHETTI

Il bosco e le rose
Il nostro stemma

Come tutti gli Ordini e Congregazioni religiose, anche i Salesiani hanno un loro stemma che sintetizza il “programma” tipico dell'identità, della missione, dei mezzi e dei metodi prescelti dal fondatore e sanciti dalla Chiesa. È un messaggio e un impegno.

La Pia Società di San Francesco di Sales venne fondata da don Bosco il 18 dicembre 1859 - con decreto di lode il 23 luglio 1864 e approvazione apostolica nel 1874 - con lo scopo dell'istruzione e educazione della gioventù nelle scuole letterarie, professionali e agricole e nelle varie istituzioni giovanili e missioni.
Come tutti gli Ordini e Congregazioni religiose, anche i Salesiani hanno un loro stemma che sintetizza il “programma” tipico dell'identità, della missione, dei mezzi e dei metodi prescelti dal fondatore e sanciti dalla Chiesa.
Diviene così un “segno” utile a ricordare e tradurre in azione la propria caratteristica, quale “insegna” di un servizio a cui viene dedicata tutta la vita personale e comune di quanti vi si riconoscono.
Lo stemma salesiano, secondo le non semplici regole blasoniche, così si descrive: “D'azzurro all'ancora di due uncini al naturale, cordata d'oro, posta in palo, accompagnata a destra dal busto del vescovo san Francesco di Sales, nimbato dell'ultimo, con il volto e le mani di carnagione e l'abito prelatizio di paonazzo, volto a sinistra, nell'atto di scrivere, sopra uno scrittoio marrone; accompagnata a sinistra da un cuore di rosso, fiammeggiante d'oro, sormontato da una cometa a sei punte, con la coda ondata posta in banda, il tutto d'argento; accompagnata in punta da un bosco desinente in colline e montagne innevate, il tutto al naturale. Lo scudo di forma ovale, accartocciata, è cimato da una croce latina trifogliata d'oro, con la spera dell'ultimo; dalla sommità del capo dello scudo si diparte un fascio di raggi d'oro in sbarra che raggiunge la nimbatura del santo vescovo di Sales. Accollati allo scudo due rami di palma e di alloro al naturale, fogliati di verde, decussati alle estremità e nell'orlatura del capo due ghirlande di rose fiorite e fogliate al naturale. Sotto lo scudo, nella lista svolazzante d'argento, il motto in lettere maiuscole di nero: Da mihi animas caetera tolle.
Voluto da don Bosco, lo stemma condensa il messaggio da trasmettere ai suoi figli, precisamente come monito per un'identità.
Di conseguenza, compare in questo emblema il carisma di don Bosco stesso, che lo suggerì, lo definì, lo sottolineò con un motto, perché dall'insieme trasparisse un progetto di vita religiosa.
Ma non ebbe fretta di proporlo. A venticinque anni dalla fondazione, la congregazione salesiana non si era ancora data l'insegna propria di tutte le famiglie religiose.
Come sigillo si soleva imprimere la figura di san Francesco di Sales, circondata da una scritta latina che designava la “Società Salesiana”.
Solo il 12 dicembre 1884 l'economo generale don Sala presentò al Consiglio generale una miniatura dello stemma disegnato dal torinese professor Giuseppe Boidi, da collocarsi nella nuova basilica del Sacro Cuore in Roma. Con qualche lieve modifica, il disegno fu approvato.
Fin dall'originale, lo scudo appariva caricato da una grande ancora posta in palo, con il busto di san Francesco di Sales alla destra araldica (sinistra per chi osserva) e un cuore fiammeggiante a sinistra (destra per chi osserva).
Al capo figurava una stella, con la spera, ossia raggiante. In punta compariva, invece, un boschetto, che richiamava il soprannome della famiglia Bosco, nella dimora ai Becchi, desinente in colline, che ricordavano i colli del Monferrato e le montagne innevate.
Lo scudo ovato e accartocciato figurava contornato da due rami, uno di palma e l'altro d'alloro, intrecciati ai gambi. Una ghirlanda di rose coronava la cima dello scudo, sormontata da una croce latina trifogliata.
A don Bosco però non piacque la stella a cinque punte che sormontava lo scudo, perché richiamava palesemente la stella massonica. Perciò la fece togliere lasciando campeggiare la croce trifogliata. In seguito la stella, ma a sei raggi, fu caricata nello scudo, sopra il cuore, in forma di cometa, a completare il trittico simbolico delle virtù teologali.

La battaglia dei motti
Lo stemma definitivo apparve per la prima volta in forma ufficiale in capo a una circolare datata lƎ dicembre 1885. Da tale data rimase pressoché invariato.
I simboli palesemente abbondano. Per la Fede, la stella; per la Speranza, l'ancora e per la Carità, il cuore infiammato. Nella simbologia araldica, inoltre, la stella rappresenta la mente rivolta a Dio, l'ancora, la costanza e il cuore, l'amore e la generosità.
La figura di san Francesco di Sales esprime il patrono della congregazione, scelto da don Bosco ispirato dalla sua carità apostolica e dalla dolcezza e pazienza evangelica.
L'immagine si rifà a un dipinto storico, ma l'aggiunta di uno scrittoio, di un foglio e di una penna sta a indicare, verosimilmente, anche l'attività giornalistica del santo del Chiablese e l'attualità - oggi diremmo “mass-mediale” - che vi riconosceva don Bosco, autore di libri e fondatore di tipografie, editrici, riviste, librerie.
Come già evidenziato, il bosco richiama il cognome del fondatore. Le alte montagne innevate raffigurano, invece, le vette di perfezione a cui devono tendere i salesiani. L'alloro e la palma sono emblemi del premio riservato a una vita virtuosa e sacrificata; nella disciplina araldica, l'alloro è simbolo di sapienza e di gloria, mentre la palma, di perseveranza e di martirio.
Le rose presenti alla sommità della cornice dello scudo alludono, invece, a un celebre sogno di don Bosco dove egli vide se stesso e i suoi ragazzi camminare festanti in mezzo a un pergolato fiorito, mentre le spine pungenti ne facevano sanguinare le carni.
La croce latina trifogliata simboleggia, infine, la santa religione cattolica.
Il motto in uso sul sigillo prima del 1884 era “Discite a me quia mitis sum”. Il Consiglio propose “Sinite parvulos venire ad me”, ma fu obiettato che già contrassegnava altre istituzioni religiose. Don Barberis propose “Temperanza e lavoro” mentre don Durando avrebbe preferito l'invocazione “Maria Auxilium Christianorum ora pro nobis”. Don Bosco risolse il problema con il riproporre il “Da mihi animas caetera tolle” da lui adoperato fin dai primi tempi dell'oratorio.
Lo stemma salesiano risulta quindi un condensato di motivazioni fondamentali per qualificare ogni vero figlio di don Bosco.
Potrebbe sembrare assente l'imprescindibile presenza di Maria Ausiliatrice da cui - diceva don Bosco - tutto ciò che è salesiano deriva.
Ma lo stesso fondatore, e tutti i primi confratelli, identificarono sempre negli emblemi dell'ancora, della stella e del cuore, anche il riferimento a Gesù e a sua Madre; e questo è un altro aspetto della densità significativa che l'insegna racchiude.
Per lo stemma della Società salesiana di San Giovanni Bosco, ricordiamo che siamo in presenza di un'insegna che, in araldica, si denomina “parlante”, perché contiene una figura, nel nostro caso il bosco, che richiama il cognome del “fondatore” della congregazione.
Sempre araldicamente, poi, ci risulta a pieno titolo un emblema mariano, essendo caricato - oltre che delle figure dell'ancora, della stella e del cuore - in tutto il campo dello scudo, dallo smalto d'azzurro, colore per eccellenza che richiama a Maria, all'Ausiliatrice, all'Aiuto dei cristiani.
Infatti: “non è don Bosco che ha scelto Maria; è Maria che, mandata dal suo Figlio, ha preso l'iniziativa di scegliere don Bosco e di fondare per mezzo suo l'opera salesiana, che è opera sua, 'affare suo', per sempre”.