I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

In Ungheria è sempre primavera

Le Figlie di Maria Ausiliatrice, dopo un difficile passato, ritornano a fiorire in mezzo ai giovani ungheresi.

La realtà giovanile dell'Ungheria è analoga a svariati Paesi europei: giovani accoglienti, generosi, disponibili al servizio, aperti a grandi sogni e ragazzi che vivono ai margini della società. Immersi nella secolarizzazione, perlopiù privi di valori, con un'identità frammentata, figli del mondo virtuale. Fanno uso di droga, di alcool, di fumo; molti giovani hanno paura di un legame duraturo, pertanto escludono il matrimonio. Cercano la libertà hanno una personalità centrata sul fare, sulla riuscita individuale, più che sull'essere e sulla formazione personale. Vorrebbero appartenere a qualche gruppo ma non sempre trovano aggregazione, tuttavia per loro le parrocchie organizzano incontri, feste, convegni, attività che li coinvolgono.
Ma l'Ungheria è stata privata per molto tempo della libertà e dei valori: solo nel 1989 il Paese ha aperto le sue frontiere all'Occidente. Una brevissima nota storica che conferisce spessore sia alla condizione dei giovani sia alla presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice, entrambi simbolo di una costante primavera.
Ci dice suor Carolina Costabile: «Oggi sogniamo futuro, portiamo dentro sempre una forte passione apostolica che ci aiuta a rimanere unite, valorizzando le ricchezze della nostra diversità culturale; provenienti da sette nazioni siamo insieme per essere sempre al servizio dei giovani, specialmente i più poveri e i meno tutelati, tessendo contemporaneamente le relazioni con la Famiglia salesiana e con altri laici che con noi possono collaborare per la realizzazione di un Carisma che sia vivo in questa terra; portiamo nel cuore tanta speranza e fiducia, la certezza che Dio conduce la nostra storia e Maria Ausiliatrice è Madre e Maestra».

Rischiarare il presente
Lo sguardo storico non è uno studio approfondito ma semplicemente la luce dal passato per illuminare i passi nel futuro. La prima comunità in Ungheria è stata fondata nel 1937 a Olad; sarà chiusa nel ས. Di seguito sono state fondate altre due comunità, a Mándok e a Tényő, che sono restate aperte fino al 1948. Nel 1947 è stata fondata a Óbuda la comunità di Budapest. Nel 1950 il regime comunista ha soppresso le congregazioni religiose, ha cominciato a disperdere le comunità, così alcune FMA sono andate a vivere presso i parenti. Suor Erzsébet Tóth, suor Katalin Mócza e suor Mária Horváth sono rimaste insieme nella casa di Budapest; suor Katalin ha potuto lavorare come maestra nella scuola materna. Nella casa di Tényő la comunità è rimasta unita, formata da suor Anna Bognár, suor Anna Komlós e suor Júlia Szikriszt. Nel 1956 suor Bognár è fuggita in Italia, è ritornata in seguito a Budapest ed è attualmente una vera testimonianza di vita, vivacissima con i suoi 96 anni di età!
Nel 1990, suor Etelka Roboz, con tre giovani, ha iniziato l'esperienza della vita fraterna a Budapest, in un appartamento di sua proprietà la piccola comunità si è trasferita qualche mese dopo nella casa di Budapest-Pesthidegkút, dove si è aperta la scuola materna.
Una seconda comunità è stata aperta a Mogyoród, lƎ dicembre 1992, ma la tradizione salesiana era già viva mediante l'attività del Salesiano József Falka, il quale aveva portato avanti l'oratorio anche sotto il regime comunista. La terza comunità, nel 1997, ha l'animazione del Collegio universitario Maria Ausiliatrice, le universitarie sono 107, provenienti da tutta l'Ungheria.
Ogni comunità scommette sulla comunione, sulla condivisione, sulla preghiera, ed è questo il segno visibile dentro e al di là di ogni opera, rafforzato dalla collaborazione con i Salesiani, con i Salesiani cooperatori e con i laici: ciò che rende testimoniante la missione educativa.

Audaci per la missione educativa
Le FMA sono consapevoli delle sfide che emergono dalla realtà, proprio per tale motivo sono decise ad accoglierle, consapevoli che la meta è il bene dei giovani. Quali sono le opportunità da cogliere?
«La testimonianza vocazionale della nostra vita intercomunitaria e la diffusione di una cultura vocazionale perché i giovani trovino il senso della vita e siano felici.
Un equilibrio tra le nostre attività pastorali e la nostra vita consacrata, scoprendo di più le radici nelle sorelle che ci hanno precedute. L'approfondimento del Sistema Preventivo: in ascolto di Dio e dei giovani.
La fiducia nella chiamata del Signore che continua in ogni tempo».
Con tale intraprendenza la nostra epoca, definita senza speranza, diventa incentivo per generare nella società una nuova cultura: sapore di futuro e di apertura oltre i confini; presenza vicina alla gente, perché il mistero della vita e della dignità di ogni essere umano possa essere protetto. Noi crediamo che in questa terra ci sarà un avvenire: già si sente il profumo, come potrebbe non sentirsi? In Ungheria è sempre primavera!