I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FRONTIERE SALESIANE

ANDY DAL THAI SALESIAN BULLETTIN

Traduzione di Marisa Patarino

L'infinita creatività salesiana

Il dono della luce

I Salesiani di Don Bosco nel Centro di Perfezionamento delle Competenze per non vedenti a Pakkred, nella Provincia di Nonthaburi, in Thailandia.

L'inizio della presenza dei Salesiani in questo Centro è stato umile. Era il 1978 quando la Fondazione per non vedenti della Thailandia e i Salesiani di Don Bosco dello stesso Stato stipularono un accordo. La Fondazione per non vedenti in Thailandia è un'organizzazione senza scopo di lucro fondata quasi ottant'anni fa da una signorina cattolica americana non vedente, Geneviève Caulfield, ed è sotto il patrocinio di Sua Maestà la regina della Thailandia. I Salesiani, nelle persone di don Gustav Roosens, belga, e don Charles Velardo, italiano, si assunsero ufficialmente l'incarico della gestione del Centro di formazione professionale per non vedenti della città di Nonthaburi il 31 maggio 1978. L'evento non sarebbe stato straordinario, a parte il fatto che quest'opera costituiva un nuovo campo inesplorato per i Salesiani ed era una risposta generosa a un appello urgente della Chiesa.
I primi non vedenti che chiesero aiuto al Centro arrivavano da tutto il Paese e avevano un'età compresa tra quindici e trentacinque anni. Anche il loro deficit visivo era di gravità molto varia. Il risultato finale, trovare un'occupazione all'interno della società, all'epoca era però difficile da raggiungere. La prima iniziativa intrapresa dai Salesiani fu creare l'“atmosfera familiare” tanto cara a don Bosco, in cui la fiducia tra Salesiani, personale e giovani fosse il terreno su cui seminare con la speranza di risultati futuri. Non fu facile riuscirci, a causa dei pregiudizi e della passata esperienza di uno stile diverso di gestione che si era ormai consolidato. L'amore sincero e altruista, però, infrange qualunque barriera e così, dopo un po' di tempo, i muri crollarono e si formò l'atmosfera “salesiana”. Una volta raggiunto questo obiettivo, fu prestata attenzione specifica alla formazione. Lo studio, il confronto, tentativi ed errori richiesero un certo tempo, prima che si intravedesse per gli studenti un futuro migliore.
Dopo un periodo di adattamento, in armonia con il nuovo volto che il Centro stava assumendo, il nome stesso dell'Istituto fu cambiato da Centro di Formazione Professionale a Centro di Perfezionamento delle Competenze.
“Aiutare i non vedenti a perfezionare le loro capacità” è la filosofia di base del Centro: ogni persona con problemi di vista dispone di capacità che, se adeguatamente sviluppate, possono permettere una vita normale e dignitosa. Il primo aspetto da considerare è quindi incrementare l'autostima e la fiducia in se stessi degli allievi. La prima reazione che segue immediatamente la perdita della vista, specialmente quando la causa è un incidente, sarà di sgomento: chi ne è stato colpito non riesce a capire come possa continuare a vivere senza vedere. Tutto ciò che rientrava nelle capacità consuete viene improvvisamente a mancare e il non vedente non è in grado di compiere le attività della vita quotidiana, con enormi difficoltà nell'esecuzione anche di compiti semplici. «Seguendo i principi cattolici e l'amore che proviene da Gesù Cristo, aiutiamo giovani con deficit visivi a vivere bene in società, in modo dignitoso e sostenibile», ha dichiarato il Salesiano Suwan Jutasompakorn, direttore del Centro.
Suwan spiega che ogni anno vi sono ammessi circa trenta nuovi allievi non vedenti provenienti da tutto il Paese, di età compresa tra quindici e cinquant'anni. Al momento il Centro è frequentato da ventisette allievi del primo anno e ventotto del secondo anno. La maggior parte degli allievi sono buddisti, con l'eccezione di un musulmano.
Il 60% degli allievi sono non vedenti dalla nascita. Una delle ragioni della loro problematica è l'ereditarietà: alcuni allievi provengono da famiglie con la presenza di non vedenti e la patologia è stata trasmessa di generazione in generazione.
Il restante 40% degli allievi ha perso la vista a causa di incidenti o malattie. Questi allievi hanno bisogno di tempo per adattarsi a un nuovo modo di vivere.

I non vedenti non sono disabili
I non vedenti non sono disabili. I Salesiani, i docenti e il personale li aiutano a vivere in modo dignitoso nella società. Viene insegnato loro a guadagnarsi da vivere e a essere autonomi. E anche a essere buoni cittadini che cercano di sviluppare sempre meglio le loro potenzialità.
La formula, che forse non si può nemmeno definire tale, consiste nell'offrire l'opportunità di raggiungere qualunque livello di istruzione. Ovviamente si fa un uso opportuno dei computer con materiale audio. Il Centro di Perfezionamento delle Competenze svolge la duplice funzione di offrire un percorso di riabilitazione e al tempo stesso di formazione professionale di base. L'ambito della riabilitazione spazia dal recupero delle funzioni fisiche (con una riabilitazione medica soprattutto nell'area oftalmologica, grazie all'aiuto di medici qualificati) al sostegno psicologico offerto da psicologi abilitati che provengono da un'Università vicina.
L'obiettivo principale consiste dunque nel dare avvio a un nuovo futuro tramite la formazione professionale di base, tenendo conto delle attuali disponibilità del mercato del lavoro per i non vedenti in Thailandia. Dopo un periodo caratterizzato da tentativi ed errori, tenendo presente la situazione reale dei nostri allievi, abbiamo infine scelto tre corsi di base complementari tra loro: orticoltura, artigianato e massaggio tradizionale thailandese. Per ragioni legate a pregiudizi sociali, in questo momento la maggior parte dei nostri allievi è orientata verso il massaggio tradizionale thailandese, la professione oggi più ricercata dai non vedenti per le buone prestazioni e l'alta qualità del servizio offerto. Nei locali del nostro Centro abbiamo allestito tre sale massaggi per il servizio al pubblico. Queste sale servono anche per la seconda fase del percorso di formazione, costituita dal tirocinio svolto sotto la nostra assistenza. Le competenze mostrate dai nostri allievi non vedenti hanno conquistato la fiducia del pubblico, tanto che abbiamo difficoltà a far fronte a tutte le richieste di massaggiatori non vedenti.
Con una buona formazione nell'ambito dell'Orientamento e della Mobilità e dopo aver acquisito la capacità di svolgere le attività della vita quotidiana, in aggiunta a una solida formazione professionale di base, il futuro non sembra più così tetro. La base su cui si fonda tutto questo è lo “spirito di famiglia” che regna al Centro. I Salesiani incaricati della sua gestione sono impegnati nell'importante ma meraviglioso compito di creare un clima di reciproca stima e fiducia tra il personale e gli allievi non vedenti. Viene applicato il “Sistema preventivo”. Le persone che lavorano qui sono come padri e fratelli per gli allievi. Gli studenti non sono solo residenti temporanei del Centro, ma ritengono che questa sia la loro casa. Al di là dei successi raggiunti, continuiamo a impegnarci per cercare nuove strade verso il pieno riconoscimento delle capacità dei non vedenti da parte della società thailandese.
Dopo aver conseguito il diploma, gli allievi hanno la concreta certezza di trovare un lavoro. Già da alcuni anni i Salesiani incaricati della gestione del Centro incoraggiano i non vedenti che hanno acquisito questo titolo di studio ad avviare una loro sala per massaggi formando piccole squadre nel contesto di una rete. I risultati di questo programma sono molto incoraggianti. Nel corso degli anni l'immagine degli allievi non vedenti è cambiata: li si commiserava per la loro sfortuna e ora sono considerati persone ricche di dignità, autonome e in grado di condurre una vita normale in modo sostenibile.

Una luce nel buio
Suwan continua: «Molti nostri allievi sono poveri, disperati e vivono nell'oscurità perché hanno perso la vista. Dobbiamo ridare loro una speranza. Questa è una vera opera salesiana, una missione per i poveri e per chi manca di opportunità. Sono felice di vivere qui».
Prima di arrivare qui gli allievi non avevano il desiderio di vivere. Non avevano sogni per il futuro ed erano privi di autostima. Dopo aver studiato qui e aver compiuto un percorso di tirocinio, cominciano a provare maggiore autostima e fiducia in se stessi. Se si insegna loro a conoscere l'amore di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria, a poco a poco affinano la loro mente e i loro pensieri. Il confratello salesiano ha fatto loro conoscere don Bosco e ha inserito il Vangelo nel breve discorso mattutino e in quello serale che rivolge agli allievi, oltre che nell'incontro del sabato pomeriggio. Gli allievi hanno assorbito a poco a poco le virtù del bene, che sono diventate una luce nel loro cuore. Possono essere non vedenti dagli occhi, ma il loro cuore brilla grazie a ciò che apprendono qui.
Un allievo dice: «La mia vita è cambiata ed è più felice. Apprezzo il discorso del mattino e lo spunto di meditazione che ci offre di sera. Suwan mi ha sempre incoraggiato. Mia madre, mio fratello, i miei parenti, il docente e tutto il personale del Centro sono stati come una luce nell'oscurità della mia vita. Voglio dire a tutti quelli che stanno affrontando la mia stessa situazione di non arrendersi e di non perdere mai la speranza».
Un altro: «Quando penso a Suwan, il direttore del Centro, mi vengono in mente le parole incoraggiamento, gentilezza ed educatore».
Una insegnante, Sawien Ngamsaeng, cattolica, di 53 anni, ipovedente, che insegna massaggio thailandese ha detto: «Sono stata allieva del Centro nel 1982 e nel 1990 sono diventata insegnante. Mi sono convertita alla fede cattolica qui. La mia famiglia è cattolica. Sono felice di insegnare qui. Capisco lo stato d'animo degli allievi più giovani. In passato avevo pensato che non ci fosse un futuro per me. Gli ipovedenti sono forti come tutti gli altri, ma nel mondo del lavoro non sono accettati come tutti. Grazie a questo Centro ho avuto un'opportunità e sono quindi voluta tornarvi per offrire il mio contributo. Ringrazio i Salesiani di questo Centro, la cui missione è la stessa di don Bosco, che si impegnò per aiutare i bambini poveri. Penso che sia una fortuna per le persone ipovedenti della Thailandia avere questa grande opportunità».