I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

CATERINA SORBARA

Salesiano e parroco

Incontro con don Pasquale Cristiani, parroco della Parrocchia San Francesco da Paola di Gioia Tauro

«Don Bosco ha inaugurato quella che oggi viene chiamata “La Chiesa in uscita”, e con i nostri poveri piedi va a trovare i giovani per le strade, nelle periferie, nelle zone più emarginate».

Lei ha appena festeggiato 40 anni di sacerdozio. Dov'è nata e cresciuta la sua vocazione sacerdotale?
La mia fede e quindi la mia vocazione sacerdotale sono cresciute nell'Oratorio e Parrocchia dei Salesiani di Andria, dove io sono nato.
Fin da piccolo mio padre mi portava all'oratorio e tutta la catechesi di iniziazione cristiana l'ho ricevuta in parrocchia, seguendo e partecipando con impegno alle “gare catechistiche”. Io ero orgoglioso delle mie conoscenze, anche se la pratica avveniva in famiglia, a scuola e, naturalmente all'oratorio, attraverso le varie attività che venivano proposte.
In terza media, sono partito per “l'aspirantato” (il Seminario minore) a Venosa in provincia di Potenza e ho proseguito il Ginnasio a Santeramo in Colle in provincia di Bari. Ho proseguito, in seguito, tutto l'iter di studio, consolidando il mio cammino di fede Salesiana.

C'è un Oratorio Centro Giovanile, in particolare che è rimasto nel suo cuore?
Primo di tutti l'Oratorio di Andria, dove sono nato e poi come Salesiano, e poi l'Oratorio di Torre Annunziata in provincia di Napoli, dove già da giovane confratello andavo a fare apostolato da Castellammare di Stabia. Successivamente sono diventato il direttore di tutta l'opera.
L'ho amata infinitamente, perché era un ambiente povero culturalmente ed economicamente, pur essendo ricco di risorse nei giovani che lo frequentavano. Infatti si sono potute attivare molte attività: teatro, danza, canto e tanto altro, coinvolgendo i ragazzi e le loro famiglie. Ricordo che erano ragazzi molto dotati, avevano, come la maggior parte dei Campani, l'arte nel sangue. Abbiamo persino fondato un gruppo folkloristico. Questi ragazzi hanno contribuito alla rinascita dell'ambiente in cui vivevano.

Se non avesse fatto il sacerdote, che cosa avrebbe fatto nella vita?
Tante volte mi sono posto questa domanda, ma non sono riuscito mai a dare una risposta, perché dopo aver conosciuto don Bosco, mi ha attratto totalmente, rispondendo a tutti i miei perché e ai miei bisogni. Ho capito che il mio futuro era questo.

Che cosa significa essere prete come don Bosco, oggi?
Don Bosco all'inizio della sua missione ha rappresentato un cambio nell'identikit del sacerdote, perché nell'Ottocento, il sacerdote era considerato un uomo di casta superiore, da sacrestia.
Don Bosco facendo sempre riferimento al sogno dei nove anni, dove gli venivano affidati i giovani più poveri e bisognosi, rompe questi schemi e realizza già da allora, quella che oggi viene chiamata “La Chiesa in uscita” e va a trovare i giovani, nelle periferie, nelle zone più emarginate della Torino di allora. In seguito, ha iniziato a fare i primi contratti di lavoro impegnandosi lui a dare un posto dove dormire e un piatto caldo. Oggi, don Bosco continua nel mondo l'esperienza di educare buoni cristiani e “onesti cittadini”, con la straordinaria opera educativa che vede impegnati comunità intere di laici e consacrati, giovani e meno giovani, con la sfida della prevenzione, pur capendo che in certe povertà c'è da fare il recupero.
Potremmo dire che il focus del suo intervento educativo è “Stare con i giovani”, generando confidenza e quindi come diceva Lui: “l'opportunità di accompagnarli, orientarli nel discernimento”. La famosa frase che noi ripetiamo è: “L'educazione è cosa di cuore”. Questo oggi, non solo non si è perso, ma è diventato la chiave di volta per poter educare.

Qual è la difficoltà più grossa?
La difficoltà più grande è non poter dedicare tutto il tempo ai giovani, perché purtroppo siamo anche impegnati nella gestione e nella burocrazia, a scapito della nostra presenza in mezzo a loro.
Un altro elemento è che oggi i giovani, hanno troppi interessi sbagliati, tanto per citarne uno, l'uso sbagliato dei social. Oggi sono attratti dalle frivolezze del mondo e inoltre molti di loro vivono nell'apatia. È importante trovare buoni educatori che sappiano guidarli e indirizzarli.

La gente che cosa si aspetta dal salesiano sacerdote oggi?
Si aspetta persone, sia consacrate che laiche coerenti, vicine a loro e capaci di affiancarli, accompagnarli con una carica umana grande, che esprime questa passione educativa.
Per esempio, don Bosco diceva che per salvare anche un solo giovane sarebbe andato con la lingua per terra da Torino a Superga. Quindi educatori non rinunciatari, ma determinati e pronti dove fosse necessario anche a dare la propria vita in nome di Gesù Cristo che è il Buon Pastore per tutti e che non si dà mai per vinto.

Com'è la parrocchia di Gioia Tauro?
Siamo neonati. Abbiamo appena, come piccola comunità, dipendente giuridicamente da Locri, compiuto nove mesi. Questa è una Parrocchia con un grande potenziale ma con una realtà di famiglie legate tra di loro da gradi di parentela, di affinità o comunanza di interessi, per cui si rende difficile costruire una grande comunità, che è l'insieme di famiglie, valorizzando i carismi e le risorse di tutti. Inoltre si evidenziano molto le problematiche presenti nella Piana del Tauro, dove diventa difficile essere se stessi, senza la paura di essere giudicati e a volte isolati.
Il popolo calabrese è per natura accogliente, ma in queste zone si creano delle dinamiche che frenano la rinascita.

Progetti per il futuro?
Innanzitutto siamo ancora in una fase di conoscenza del territorio, soprattutto del mondo giovanile e delle loro famiglie. Stiamo pensando per il prossimo ottobre di attivare un sondaggio sociologico mirato, per conoscere meglio la realtà e quindi giungere ad un vero progetto, per poi poter attivare percorsi che possano illuminare il futuro del territorio.
I tempi si prevedono lunghi, perché cambiare la mentalità significa passaggio di generazione, ma questo è il “Vero Sistema Educativo” di don Bosco, accettando le nuove sfide che ci chiedono di capire i giovani e le loro famiglie, per promuovere una nuova cultura di vita nella luce del Signore.