I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

La «fede» del padre

Di me si può dire, senza paura di smentita, che ho il cuore d'oro. Anche i nomi che mi danno sono belli: la maggioranza mi chiama “fede matrimoniale”. Sono un anello d'oro, simbolo e sigillo di un amore vero, benedetto, gioioso. Uscii dalla scatoletta del modesto gioielliere di Castelnuovo il 6 giugno 1812. A Capriglio, un villaggio vicino. Mi prese in mano Margherita Occhiena che era senza dubbio la ragazza più bella e ambita del paese. Mi mise all'anulare di Francesco Bosco, un giovane robusto, ricciuto, mani di contadino.
Mi ricordo che il papà aveva detto a Margherita: «Andrai a vivere in una famiglia più povera della nostra. Ma Francesco è un bravo cristiano e un forte lavoratore. Non potrete fare molte feste, perché in quella famiglia è già entrato il dolore. Dovrai prenderti subito cura di un bambino di pochi anni, così sarai sposa e madre fin dal primo giorno».
Margherita aveva accettato.
Francesco non voleva passare tutta la vita a fare il mezzadro. Dopo qualche tempo riuscì ad acquistare a credito una casupola, e ne fece il deposito dei suoi arnesi da lavoro, e stalla e fienile per i due buoi e la mucca che aveva «parcheggiato» da nonno Melchiorre.
I debiti non lo spaventavano. Li saldava poco a poco con il suo lavoro.
Ero anch'io pieno di sogni, ma morirono tutti l'11 maggio 1817. Francesco morì a 34 anni. Piangendo, Margherita, che aveva 29 anni, mi tolse dall'anulare del marito, mi baciò e mi mise in una scatoletta di cartone. In lacrime, attaccato alla sua mano, c'era il bambino più piccolo, Giovanni, di quasi due anni.
Lo rividi tanti anni dopo, Giovanni Bosco, il giorno della sua Ordinazione sacerdotale. Mamma Margherita mi mise nelle sue mani, che ancora profumavano di Sacro Crisma. Avevo di nuovo tanti sogni, invece tornai nella scatoletta.
Passarono di nuovo degli anni e mi ero rassegnato al mio buio destino. Ma un mattino, don Bosco mi prese in mano. Io solo vidi le lacrime luccicare nei suoi occhi, mentre pensava alla mano di quel papà che mi aveva portato e che lui non aveva quasi conosciuto. Poi con un gesto risoluto mi mise nelle mani di Giovanni Cagliero, uno dei suoi figli più cari, che stava per diventare vescovo in Argentina. Il primo vescovo della Congregazione Salesiana, che conservava gli occhi sereni e sbarazzini da monello felice dell'oratorio di don Bosco.
Cominciai così la mia splendida avventura nelle mani di monsignor Cagliero che stringevano con vigore le briglie del cavallo e sapevano essere amorevoli per benedire e consacrare. Così sono stato una vera “fede” e posso proclamare anch'io: Missione compiuta!

LA STORIA
Nel 1884, don Bosco è sofferente, ma parte ugualmente per cercare finanziamenti in Francia. Prima di partire dice a don Cagliero: «Il testamento è fatto, e siamo a posto. Lo consegno a te in questa scatola. Conservala e ti sia il mio ultimo ricordo». La scatola conteneva l'anello d'oro, appartenuto al padre del Santo (Memorie Biografiche XVII, 35).