I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

TESTIMONI

EMILIA DI MASSIMO - NICOLE STROTH

Che cos'è la vocazione per te?

“È la parola che dovresti amare di più. Perché è il segno di quanto sei importante agli occhi di Dio.
È l'indice di gradimento, presso di Lui, della tua fragile vita.
Sì, perché, se ti chiama, vuol dire che ti ama. Gli stai a cuore, non c'è dubbio. In una turba sterminata di gente risuona un nome: il tuo...
Ti affida un compito che solo tu puoi svolgere. Tu e non altri. Più che una missione, sembra una scommessa” (Tonino Bello)

TOMAS KIVITA
Novizio salesiano
«La felicità non è qualcosa: è sempre Qualcuno»

Sono nato in Lituania a Vilnius nel 1997. Il mio primo passo verso la fede è stato quando avevo 9 anni e mi preparavo per la prima Comunione. La mia mamma veniva con me in chiesa per le Messe durante le domeniche, riprendendo anche lei il suo cammino di fede. Se non fosse stato per la mia mamma, non avrei continuato con le Messe, perché lei mi incoraggiava sempre ad andare, almeno con lei. Così, senza pensare troppo alla fede, continuavo. Nel 2013 la mia mamma era una catechista della parrocchia e alla fine dell'anno un salesiano, volendo ringraziarla, le ha offerto un viaggio in Italia per me (era un viaggio per i giovani, per questo lei non avrebbe potuto venire). Ho accettato questo viaggio, però così dovevo aiutare gli animatori nell'estate-ragazzi prima di questo viaggio. Stare con i ragazzi mi piaceva tanto ed anche la possibilità di conoscere don Bosco mi ha fatto diventare animatore.
Dopo l'estate, ho iniziato la catechesi per ricevere il Sacramento della Cresima. Nel 2016 ho partecipato ad un ritiro per i giovani. Dopo la Pasqua, sono “rinato” nella fede.
Iniziai ad andare a Messa ogni giorno e cominciai a pensare seriamente di donare la mia vita al Signore. Dopo la scuola, ho fatto un anno di università, durante il quale ho fatto il discernimento con l'accompagnamento di un salesiano sacerdote missionario in Lituania. Prima della Pasqua del 2017, ho fatto un ritiro con la diocesi di Vilnius e là ho sentito che Dio mi chiamava alla vita religiosa presbiterale. Così dopo la Pasqua, ho deciso di andare in Italia per iniziare un discernimento più profondo nei confronti della vita salesiana. Ho sospeso i miei studi all'università e dopo l'estate-ragazzi sono venuto in Italia. Adesso sono un novizio, che sta continuando il suo cammino.

DON JOHANNES KAUFMANN
Salesiano tedesco, accompagna i giovani in ricerca vocazionale nella famiglia di don Bosco
Che cosa significa la parola vocazione?

Per noi cristiani, la vita è un dono di Dio, ma anche una missione; dobbiamo cioè scoprire perché Dio ci ha mandati nel mondo. Questa è la vocazione, per tutti.
E concretamente che significato ha la vocazione nel contesto salesiano?
Dio chiama alcune persone a manifestare il suo amore per i bambini e i giovani. Questa è una vocazione salesiana all'interno della famiglia di don Bosco. Lo si può fare anche come dipendenti o volontari. Nella tradizione della nostra Congregazione religiosa abbiamo però sperimentato che ci sono bambini e giovani che hanno bisogno di persone che vivano questo amore in modo speciale, nella forma di una dedizione totale. Questa è la vocazione dei Salesiani di don Bosco.
Come fai a capire che qualcuno desidera proprio fare “il salesiano”?
Leggendo la biografia di don Bosco, conoscendo le sue opere e il suo modo amorevole e costruttivo di lavorare al servizio dei giovani, una persona che ha una vocazione salesiana sente vibrare qualcosa nel suo intimo. Per questo ci rechiamo a visitare i luoghi di don Bosco in Italia, perché qui riecheggiano note di questo desiderio che in qualche modo motiva tutti i Salesiani, tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, tutti i collaboratori che lavorano nelle nostre Case, tutti i volontari. Il nostro obiettivo è aiutare i bambini e i giovani emarginati e svantaggiati a realizzare la loro vita. Questo è più di un semplice incarico che si svolge per un datore di lavoro.

SUOR BERNADETH GEIGER
Figlia di Maria Ausiliatrice

Sono nata il 18 gennaio 1985 nel Tirolo (Austria). Sono cresciuta con due fratelli e una sorella. Dopo essermi laureata in Scienze e Culture Gastronomiche, a 21 anni ho deciso di fare un'esperienza di volontariato in Cambogia, con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 2007 sono entrata nell'Istituto; come assistente sociale ho lavorato nella nostra casa famiglia, a Stams, nel Tirolo. Attualmente sono a Magdeburg, in Germania, con due consorelle con le quali condivido la missione educativa nel centro giovanile.
Come hai capito che la vita consacrata era la tua vocazione?
La convinzione di consacrarmi è cresciuta gradatamente. Sono maturata in un ambiente nel quale si cresce secondo le tradizioni religiose. Da bambina attiva nella mia parrocchia, in Austria, e da giovane guidavo un gruppo di adolescenti. La scelta della vita religiosa era, accanto a quella matrimoniale, una possibilità di vita. Certo, una scelta poco comune, ma per me era normale rispondere alla Sua chiamata. Ogni dubbio ed incertezza che ho provato mi hanno aiutata a verificare se la vita consacrata era, o no, la mia vera strada.
Che cosa ti affascina di più di Gesù?
La Sua vicinanza, il Suo farsi prossimo: sento che così Egli condivide la nostra umanità, interamente.
Che cosa ti dà forza per vivere bene la tua vocazione?
La profonda convinzione che la scelta che ho fatto è il significato autentico della mia esistenza.
Che cosa significa per te vivere casta, povera e obbediente, considerando la cultura odierna, per molti aspetti di tendenza contraria?
Come Figlia di Maria Ausiliatrice vivere secondo quanto i voti religiosi propongono significa essere in relazione con Gesù e con il prossimo secondo il suo stesso stile.
Vivere casta è per me amare Dio e il prossimo, segno visibile e concreto del volto del Signore. Inoltre è vivere un'esistenza semplice, che non ha bisogno di molto e, mediante il voto di povertà, è disponibile pienamente all'altro. L'obbedienza è per me essere aperta ai segni dei tempi e rispondervi secondo la mia vocazione di Figlia di Maria Ausiliatrice.
Un anno fa hai fatto i voti perpetui, ovvero definitivi, nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Hai considerato bene che cosa significhi dare per sempre al Signore la tua vita?
La mia decisione di consacrarmi definitivamente al Signore è maturata durante gli anni di formazione, anni nei quali ho ponderato bene la scelta e ho messo solide radici per essere fedele per sempre al Signore. Ho anche considerato la possibilità, poiché siamo umani, di innamorarmi, ma questo può accadere anche in una coppia, credo che il problema non sia tanto innamorarsi quanto rinnovare ogni giorno l'amore, specialmente nei momenti più difficili.
Se dovessi rivolgere un messaggio ai giovani riguardo alla vocazione, che cosa diresti loro?
La vocazione riguarda tutti. Siamo chiamati tutti a realizzare il sogno di Dio nel mondo; è necessario cercare qual è per essere felici autenticamente. Non si può cercare il significato della propria vita da soli: il Signore ci raggiunge tramite le circostanze ordinarie del quotidiano, specialmente mediante le persone che incontriamo, per rivelarci il Suo disegno di amore. Che ne dici, giovane, se lo ascoltiamo per scoprire qual è la parola che vuole dirci perché possiamo amare la vita di più?

PINA
Moglie e mamma di sei meravigliosi figli

La vocazione per me è aderire continuamente alla fantasia del Signore, è volermi fidare di Lui, del fatto che quello che Lui ha scelto per me è molto più bello e fecondo di quello che io avrei scelto per la mia vita.
Don Luigi Maria Epicoco dice: “la vocazione non è sistemarsi, ma mettersi in cammino”. La mia vocazione in effetti si fa giorno per giorno ribadendo il mio assoluto affidamento al Signore e rendendomi conto che io Gli presto le mie braccia e il mio corpo, ma per il resto fa Lui.
È una cosa grande collaborare in minima parte all'opera creatrice di Dio: è un miracolo che non si può descrivere, è l'assoluta comunione con Dio che mi ha scelto per ben sei volte per portare nel mondo sei nuove creature. E io continuo a partorire ogni giorno queste sei vite che mi sono state affidate dal Signore!
Credo che nell'avere in affido queste vite stia la mia vocazione: ecco perché non credo che la vocazione, almeno per me, sia un “pacchetto” confezionato che si deve trovare e mettere dentro alla propria vita, ma una cosa dinamica che si fa in due, con Dio che propone qualche cosa e l'uomo che liberamente sceglie se accettare.