I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ

Il San Lorenzo di Novara
125 anni di storia salesiana

Nella seconda città del Piemonte i figli di don Bosco sono arrivati ormai da più di un secolo. Una storia ricca di futuro.
Abbiamo intervistato il direttore, don Giorgio Degiorgi, che inizia il suo secondo mandato in quest'opera.

Iniziamo dal nome: perché “San Lorenzo”? Non è un nome diffuso tra le case salesiane!
È vero! L'Istituto di Novara non è intitolato ad un Santo della famiglia salesiana, ma è invece dedicato a san Lorenzo. Anche se gli spagnoli hanno governato in passato questa città non è il “loro” san Lorenzo, ma un santo locale, in quanto si tratta del terzo vescovo di Novara. Proprio vicino all'Istituto sorgeva una Chiesa dedicata a lui e la zona, ormai nel centro città, era chiamata “largo san Lorenzo”. Ecco svelata l'origine.

Come sono stati gli inizi?
Don Bosco venne a Novara nel 1865, per parlare con il Vescovo di allora su possibili sviluppi della Congregazione in questa Diocesi. Fu don Rua a decidere di fondare, nel 1893, la nostra casa. Il primo salesiano a giungere qui fu don Giovanni Ferrando. Arrivò da Torino: aveva 29 anni, 50 centesimi in tasca e chiese ospitalità agli oblati di san Marco.

E poi?
Si diede subito da fare per iniziare un piccolo oratorio, acquistando due capannoni dismessi. Man mano che si prendeva coscienza dei bisogni dei giovani di Novara, l'opera si ampliò. Da subito i salesiani vollero edificare il Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice, che venne consacrato nel 1897 ed è oggi un punto di riferimento per la città. Più tardi nacquero le scuole e un convitto per gli studenti interni, l'avviamento al lavoro. La casa fu per molti anni sede dell'Ispettoria Novarese-Elvetica.

Come risposero i salesiani ai bisogni della gente novarese?
Un tratto che contraddistinse quest'opera fu proprio la capacità di “reinventarsi”. Ad esempio quando a Novara si concentravano migliaia di soldati di leva, nelle grandi caserme vicine a noi, nacque la “casa del soldato” per garantire un luogo dove i giovani militari potevano passare in maniera sana il loro tempo libero. I salesiani furono attenti da subito alle famiglie più povere. Ancora oggi si ricorda la figura di don Ponzetto, un vero “eroe della carità” conosciuto da tutta la città.

Ma veniamo all'oggi. Come sono i giovani di Novara?
Dato che sono novarese anch'io ti rispondo così: “Bravissimi!”. Ci sono delle buone ragioni per dimostrarlo. Il tessuto ecclesiale di questa zona è sensibile ai giovani, grazie all'impostazione che possiamo fare risalire a san Carlo Borromeo. La parola “oratorio” è familiare ai nostri allievi in quanto possiamo dire che ogni parrocchia diocesana ne ha uno.
Come per tutti i giovani, anche qui si vivono le difficoltà tipiche del nostro contesto, non ultimo le problematiche legate alla secolarizzazione, alla crisi di fede, al contesto familiare e alla difficoltà di scelte definitive.

Quali sono gli ambiti della missione dell'opera?
Oggi la nostra casa si sviluppa su quattro settori: la scuola media e il liceo scientifico, per ciò che riguarda la scuola; l'oratorio; il convitto universitario e il Santuario di Maria Ausiliatrice. C'è poi una grande attività sportiva pomeridiana. Da alcuni anni la comunità di Sant'Egidio ha iniziato nella nostra casa la scuola di italiano per stranieri. Abbiamo iniziato due progetti: uno con la comunità islamica della città e uno con i giovani ucraini, la cui presenza è davvero significativa nella nostra città.

Quest'anno avete avuto un momento importante con il decimo successore di don Bosco. Com'è andato?
La visita del Rettor Maggiore, il 18 maggio scorso, è stata un vero dono! Abbiamo sperimentato lo spirito di famiglia e toccato con mano l'affetto che i ragazzi hanno verso colui che guida la nostra Congregazione.

Quali sono i sogni per il futuro?
Sono tanti! Nel discernimento comunitario spesso convergiamo su due urgenze che ci stanno a cuore: l'apertura di un centro di formazione professionale e di una casa famiglia che possa accogliere i minori stranieri non accompagnati.

Qual è l'episodio più bello che ti è capitato?
È successo tre anni fa quando un giovane siriano è passato davanti alla nostra entrata e ha letto “Istituto Salesiano”. Era con la famiglia da poco in Italia è entrato e ha detto, in un italiano un po' insicuro: “Sono di Damasco, conosco i salesiani e voglio venire a scuola qui!”. A lui ho risposto: “Benvenuto!”. Ora frequenta la terza liceo.