I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON - info@missionidonbosco.org - www.missionidonbosco.org

Iauarete Amazzonia
Il Vangelo tra fiumi e foreste

La regione dell'alto Rio Negro, in Amazzonia, è proprio stata conformata dalla presenza dei figli di don Bosco. Il nostro servizio pastorale come salesiani oggi è di tipo parrocchiale in Iauarete e nelle molteplici cappelle lungo i fiumi. Nella cittadina animiamo un bell'oratorio quotidiano, punto di riferimento per i tanti bambini, ragazzi e giovani.

Siamo sbarcati a Manaus, capitale dell'Amazzonia. Manaus ha circa tre milioni di abitanti, è completamente circondata dalla foresta amazzonica e si trova sulla sponda destra del Rio Negro che arriva da nord (le acque sono limpide, ma scure) in prossimità della sua confluenza con il Rio Branco che arriva da ovest (le cui acque sono di colore chiaro, sabbiose e quindi sempre torbide e limacciose, ambiente ideale per i coccodrilli) e subito dopo vi confluisce il Rio Medeira che viene da sud (con acque color marrone, come il legno). I tre fiumi formano, da Manaus all'oceano Atlantico, il grande Rio delle Amazzoni.
A Manaus i salesiani hanno numerose opere educative, ma soprattutto da questa città coordinano il lavoro delle opere missionarie fra gli indigeni dell'Amazzonia. La nostra destinazione è proprio una di queste opere missionarie: Iauarete, all'estremo confine occidentale del Brasile, proprio di fronte al confine con la Colombia.

Avere l'acqua in casa
A Iauarete vivono circa 3000 persone e nel distretto se ne trovano altrettante, disperse in più di 40 comunità collocate lungo il fiume. Le comunità indigene un tempo (fino a quarant'anni fa) erano il doppio, ma lentamente sta avvenendo un processo di spopolamento delle zone più distanti e difficili da raggiungere.
La popolazione locale vede i beni di consumo e ne resta affascinata. Molti sono beni superflui, ma tanti altri invece sono utili alla vita, come è per esempio il frigorifero. Pensate a che cosa vuol dire avere un frigorifero per la conservazione del cibo, in un paese equatoriale! La gran parte di questi beni funzionano con l'energia elettrica e questa, sul fiume dopo Sao Gabriel, si trova solo a Iauarete perché il governo ha installato un generatore a gasolio che ha permesso l'elettrificazione della piccola città indigena.
Il passo successivo è l'acqua potabile in casa. Loro l'aspettano e ce la chiedono. Intanto hanno già messo delle fontane pubbliche lungo le vie principali, però il sogno delle famiglie è potersi costruire il bagno in casa. Le case sono poco più che baracche di pochi metri, con un'unica stanza in cui dormono tutti insieme. I muri sono di legno (qualcuno ha i muri di mattoni) e il tetto in lamiera. Ovviamente per i bisogni personali ora vanno all'aperto, nella foresta, vicino al torrente. Ma le infezioni e le epidemie, a causa della mancanza di un sistema fognario efficace, sono sempre in agguato.
Gli indigeni di questo vasto territorio sono di molteplici tribù, ma tutti a Iauarete parlano la lingua “tukano” e ovviamente il portoghese. La scolarizzazione è garantita dal governo che ha assunto in proprio la gestione delle decine di scuole che a suo tempo sono state fondate dai salesiani, anche se la qualità dell'insegnamento non è molto elevata. L'anno scorso hanno finito la scuola superiore a Iauarete ben 80 giovani, ma solo due di loro (due ragazze) hanno superato l'esame per potersi iscrivere all'università a Manaus.

Un bell'oratorio
Noi salesiani abbiamo una lunga storia da raccontare in questo territorio. Siamo arrivati nel 1929 ed abbiamo fondato un collegio per interni. Accanto a noi le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno fatto la medesima cosa per le ragazze. Evangelizzazione delle comunità locali ed educazione dei giovani nell'internato hanno fatto crescere molti giovani indigeni. Abbiamo avuto, ed abbiamo ancora oggi, vocazioni di salesiani e di suore indigene. La scuola ha concluso il servizio negli anni '80 in seguito alla presa in carico delle attività scolastiche da parte del governo brasiliano e alla presa di coscienza civile che le minoranze etniche vanno tutelate e preservate.
Il nostro servizio pastorale come salesiani oggi è di tipo parrocchiale in Iauarete e nelle molteplici cappelle lungo i fiumi. Nella cittadina poi animiamo un bell'oratorio quotidiano, punto di riferimento per i tanti bambini, ragazzi e giovani.
Animare pastoralmente e cristianamente questa gente è bello e sostanzialmente facile. Non si devono impiegare molte parole per far capire loro che cos'è la chiesa. La dimensione comunitaria c'è, l'hanno radicata nella propria tradizione culturale e sociale. Vivono molto tempo insieme, in comunità di 40/50 famiglie. Sono abituati a gestire le attività mediante assemblee comuni in cui eleggono i propri capi, i coordinatori dei servizi collettivi. Così anche per le attività religiose. Sono loro che si riuniscono e indicano al parroco quale persona stimata e buona lo possa rappresentare nella comunità locale. Il parroco infatti lo vedono poco, perché il territorio è vastissimo. Ma non per questo la vita spirituale e religiosa della comunità si affievolisce. Hanno i ministri straordinari dell'Eucaristia che fanno la celebrazione e una volta consumate tutte le Ostie consacrate, si recano in parrocchia per averne altre.

Sotto il tavolo da ping pong
Quando un bambino nasce viene presentato al coordinatore pastorale della comunità che affida la coppia ai ministri per il sacramento del Battesimo. Una volta conclusi gli incontri è la comunità che in occasione della visita del sacerdote gli presenta il bambino e garantisce la preparazione dei genitori affinché sia amministrato il sacramento. Lo stesso avviene per la celebrazione dei matrimoni.
È molto bello il sabato mattina vedere tutte le famiglie della comunità riunirsi nella grande sala comune (di forma circolare o rettangolare) dove parlano, affrontano temi comuni, si confrontano e cercano le soluzioni ai loro problemi. Ogni famiglia porta qualcosa da mangiare e così, una volta concluse le discussioni, si pranza insieme mangiando del frutto della condivisione comune. Abbiamo molto da imparare da questa gente semplice e povera...
Gli indigeni di questa regione sono abbastanza bassi di statura, timidi e gentili. Le bambine sono particolarmente belle. Hanno una carnagione ambrata bellissima, occhi a mandorla neri, come neri sono i lunghi capelli, e lisci come seta. Un nasino piccolo e schiacciato e labbra carnose che si schiudono in sorrisi aperti e sinceri. Un vero spettacolo da ammirare. Peccato che purtroppo anche qui, a volte, i bambini siano vittime degli adulti... La violenza domestica purtroppo è una piaga diffusa. Gli adulti vittime dell'alcool, quando hanno bevuto perdono il controllo e chi ci rimette, come sempre, sono i più fragili ed indifesi. È anche per loro che don Roberto Cappelletti sta costruendo un edificio in cui una sala è dedicata ad accogliere quei ragazzini e ragazzine che a volte lui trova, al mattino quando scende per andare in chiesa, a dormire sotto i calcetti o i tavoli da ping pong dell'oratorio. Non sono potuti stare a casa perché i genitori erano ubriachi, soprattutto dopo le “feste brasiliane”, e non preparano loro nulla da mangiare, ma soprattutto menano le mani quando se li trovano vicino.

La comunità
Don Roberto Cappelletti - 48 anni - è arrivato quattro anni fa a Iauarete ed ha capito che qui il cuore era in pace, a servizio di questa gente. Sacerdote salesiano originario della provincia di Treviso, sei anni fa ha chiesto al Rettor Maggiore di poter andare in missione. Dopo un primo periodo in un grande collegio salesiano al sud del Brasile, chiede di poter essere con i più poveri e viene accontentato. Come ci indica con insistenza papa Francesco, sono le periferie geografiche, esistenziali, affettive... l'oggetto di maggior cura della pastorale cristiana.
Per tre anni serve ed anima l'oratorio e la pastorale parrocchiale, come nuovo arrivato. Dall'anno scorso i Superiori gli hanno praticamente affidato tutta la missione di Iauarete. Ora è direttore della comunità salesiana, parroco, economo, incaricato dell'oratorio, formatore del gruppo di giovani aspiranti alla vita salesiana - sono 7 ragazzi di 17/18 anni, tutti indigeni, che si interrogano sul proprio futuro e sulla possibile chiamata di Dio a consacrare la vita al servizio dei giovani.
Lo aiutano in comunità padre Norberto, sacerdote di origine austriaca. Ha ottant'anni, passati praticamente tutti in Amazzonia. Padre Norberto fu ordinato sacerdote proprio a Iauarete più di cinquant'anni fa. Con la sua piccola barca percorre i fiumi visitando in continuazione le piccole comunità cristiane più lontane. Ha rischiato la vita innumerevoli volte, sfidando la furia delle rapide. Una volta la corrente ha vinto la forza del motore della barca e lo ha trascinato in una cascata dove ha fatto un salto di 19 metri. Nessun osso rotto, la barca ammaccata, il motore distrutto.... ma non si arrende e a ottant'anni passati programma la prossima visita ai suoi fratelli in Cristo.
C'è poi il signor Victor, un salesiano coadiutore di ottantacinque anni, molto ben portati. È l'uomo di casa. Cura l'orto e le galline, crea un bel clima familiare con la sua giovialità. Viene dal Costarica ed è in Amazzonia da oltre quarant'anni.
Infine la comunità accoglie un giovane salesiano coadiutore di appena 24 anni, indigeno del posto, che sta svolgendo il periodo di tirocinio pratico fra la sua gente.
Sono quattro confratelli che si stimano, si vogliono bene e si aiutano reciprocamente. Vengono dai quattro angoli del mondo, ma tutti hanno in comune la medesima vocazione salesiana e la vivono accanto ai più poveri e lontani abitanti del Brasile, gli indigeni dell'Amazzonia.