I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Droghe

L'argomento “droghe” cattura e affascina i giovani. Sono consapevoli o temerari? Che cosa dicono loro al riguardo? Qual è il rapporto dei giovani con le droghe e che cosa pensano della loro legalizzazione?

Valeria, 25 anni
«La scarsa informazione sulle conseguenze dell'uso e dell'abuso di queste sostanze è il danno più grande».

La mia opinione riguardo l'uso di droghe leggere è sicuramente a primo impatto negativa, considerando che si parla di sostanze “stupefacenti” che seppur in quantità minima vanno ad alterare lo stato fisico e mentale di chi ne fa uso. Quali sono però le motivazioni che spingono a farne uso? Sicuramente la cultura in cui noi giovani viviamo dà il suo contributo, ma la scarsa informazione sulle conseguenze dell'uso e dell'abuso di queste sostanze è il danno più grande.
Penso che, al giorno d'oggi, la sigaretta tra i più giovani è quasi una costante, un elemento cromosomico per far parte di un gruppo, ma, qualunque sia la motivazione che spinge all'uso di droghe, ritengo che la soluzione alla maggior parte dei problemi della vita sia da rintracciare altrove. Per quanto riguarda invece la legalizzazione delle droghe leggere la mia opinione è forse un po' contrastante.
Mi spiego: inizialmente ero favorevole perché così facendo la criminalità organizzata avrebbe subito sicuramente una perdita, seppur minima, di domanda di quel mercato sommerso che, purtroppo sappiamo essere uno dei motori principali di tutte le mafie. Facendo un discorso di questo tipo quindi sembrerebbe una buona idea, se non altro per dare una dimostrazione che chi governa non sta solo a guardare ma che realmente opera per il bene dei giovani.
Allo stesso tempo però con la legalizzazione delle droghe leggere si annullerebbe “l'effetto adrenalinico” di chi fa uso di qualcosa di illegale e facendo forse così scattare la ricerca di qualcosa di “più forte”. Infine l'ultimo fattore su cui vorrei dare la mia opinione è legato a quello che è il fantomatico “effetto terapeutico” di alcune droghe. Non mi permetto di dubitare a tal riguardo, qualora i progressi portino a soluzioni positive in questa direzione ne sarei solo felice. La mia paura è che si strumentalizzi una questione delicata come la salute, per scopi terzi.

Noemi, 23 anni
«Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi».

Queste sono le parole di Antonella Riccardi, che nel 2017 ha pronunciato durante il funerale di suo figlio, morto suicida durante una perquisizione in casa poiché ritrovato in possesso di hashish, in seguito ad una richiesta d'aiuto alla Guardia di finanza da parte della sua stessa madre. Sono parole che racchiudono, in un qualche modo, il mio pensiero riguardo l'uso delle droghe in generale.
Sono cresciuta in comitive dove qualcuno ne faceva uso, e posso dire di aver visto come questa dipendenza rappresenti un pericolo diverso, nei diversi contesti e nelle diverse fasce d'età, ma in tutte rappresenta un pericolo. Purtroppo è una piaga che colpisce il mondo giovanile, e non solo, ormai da anni, e sempre da anni non si trova il giusto modo per far fronte a questo allarme. Io dal canto mio ho sempre avuto un certo rifiuto per le droghe, ma ho imparato a convivere con chi faceva uso di droghe perlopiù leggere, cercando nel mio piccolo di offrire sostegno affinché si abbandonassero determinati cammini, ma nel 98% dei casi mi sono ritrovata a camminare da sola. Sono contraria all'uso di sostanze stupefacenti perché porta a lungo andare ad una sorta di annullamento, ad un senso di illusione che non solo ti distacca dal tuo reale vissuto, ma ti porta poi a provare un “disamore” per il bello della vita. Non ne condivido l'uso perché all'illusione spensierata di un attimo, preferisco la dura complessità della vita. Sono contraria perché in un mondo ormai sempre più falso e contraddittorio, agli attimi sintetici preferisco gli istanti autentici.
Sono del pensiero che la legalizzazione delle droghe rappresenti per l'Italia una sconfitta, una sorta di resa al problema, un ammettere fra le righe che il nostro paese non riesce o non vuole contrastare questa piaga.
L'art. 32 della nostra Costituzione sancisce l'impegno dello Stato a tutelare la salute sia come interesse della collettività sia come diritto dell'individuo: mi appare quindi come un'evidente violazione di uno dei nostri principi più importanti l'eventuale legalizzazione di queste sostanze. La droga rappresenta una vera e propria emergenza educativa, in un contesto sociale sempre più complesso e avverso, che va a colpire sempre di più la sfera dei giovani.
Non sono quindi a favore della legalizzazione perché per me si tratterrebbe di un atto di leggerezza da parte dello Stato che, pur di adeguarsi a un'odierna ideologia basata su false libertà e tanto qualunquismo, sarebbe disposto ad accettare lo smarrimento e il dissesto di una parte della sua società.

Mario, 24 anni
«Trovo che lo Stato dovrebbe tutelare il cittadino e la sua libertà di autodeterminazione, consentendo l'uso di droghe leggere in piena sicurezza».

Nonostante la complessità di questo argomento, la mia visione a riguardo risulta essere abbastanza chiara: sono a favore della legalizzazione delle droghe leggere. Credo che il problema di fondo sia la “miopia” dello Stato nei confronti di questo tema così delicato e per troppo tempo rimasto ai margini del dibattito politico-istituzionale.
A prescindere dalle posizioni personali rispetto alla scelta del singolo individuo di fare uso di droghe leggere (posizioni sulle quali non entro nel merito in nome della libertà che credo ogni individuo debba avere di trattare il proprio corpo come meglio crede, ammesso di non ledere terzi), trovo che lo Stato dovrebbe tutelare il cittadino e la sua libertà di autodeterminazione, consentendo l'uso di droghe leggere in piena sicurezza, regolamentandone la compravendita come già avviene per alcool e sigarette.
Legalizzare le droghe leggere significherebbe non solo dare un incentivo alle casse dello Stato e colpire la malavita in uno dei suoi mercati più ingenti, ma anche garantire ai cittadini-consumatori la certezza della provenienza e della lavorazione che la marijuana subisce prima di raggiungere le tasche del consumatore, cosa che ora non avviene.
È evidente, pertanto, che il proibizionismo non risolve il problema ma, a mio avviso, ne crea di nuovi. Per concludere, credo che un'analisi oggettiva debba riconoscere le colpe di tutte le parti in gioco: pertanto è importante menzionare il ruolo dei media, che contribuiscono ed alimentano la disinformazione che c'è sull'argomento, e, ahimè, della Chiesa, che troppo spesso condiziona l'operato dello Stato.