I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Lo scalone di Palazzo Barolo

Modestamente sono un gioiello di scalone principesco. La mia padrona era la marchesa Giulietta Colbert de Maulévrier Falletti di Barolo, una signora dotata delle più alte virtù e di una mente vulcanica, ma imperiosa fino a far cedere tutto dinanzi a lei.
Per questo mi sussultavano gli scalini, quando ho incominciato a vedere quel giovane prete, con quella tonacaccia, calpestare con le sue vecchie scarpe il mio regale tappeto color porpora e parlare tranquillo tranquillo con la Marchesa.
L'avevo già intravisto dalla finestra. Passava qui davanti con un'orda di straccioni. Erano più di trecento. Ragazzotti chiassosi e scalzi. Quel prete non avrebbe fatto meglio forse a starsene in chiesa?
Macché! La Marchesa lo prese come cappellano per il suo Istituto, anzi fece di più: autorizzò quel prete coraggioso, che si chiamava don Bosco, a riunire i suoi monelli in un cortiletto di fianco all'istituto. Gli furono date due stanze che don Bosco stipò di ragazzi. Non poteva durare.
La mia padrona decise di estromettere dalle sue belle case i “guastatori” di don Bosco. Ma avrebbe voluto che lui rimanesse a occuparsi delle sue ragazze. Don Bosco rifiutò. La Marchesa, non abituata a sentire un “no”, gli promise che mai e poi mai gli avrebbe ancora dato un centesimo.
Così fui strabiliato quando un giorno lo vidi comparire qui a salire i miei gradini con il cappello in mano. La marchesa, non appena lo vide comparire, quasi trionfalmente gli chiese: «Si trova nella miseria, non è vero?».
«Oh no!» rispose don Bosco con quella sua aria amabile e serena. «Non son venuto a parlarle di danaro; conosco le sue intenzioni e non voglio disturbarla, tanto più che non ho bisogno di niente... e, se mi permette una parola che aggiungo senza intenzione di offenderla... non ho bisogno neppure di lei, signora Marchesa!»
«Sì, eh? - replicò essa - ecco il superbo!»
E don Bosco, con la sua mirabile calma incisiva: «No, non cerco il suo danaro e rispetto le sue decisioni. Vorrei soltanto dirle, facendo una supposizione inammissibile, che se la signora Marchesa cadesse nella miseria ed abbisognasse di me, io mi caverei il mantello dalle spalle e il pane di bocca per soccorrerla».
La marchesa tacque e si ritirò in salotto. Ma io so che in modo anonimo, attraverso amici fidati, continuò a mandare “aiutini” a don Bosco.

LA STORIA La potente e ricca marchesa Barolo incontrò don Bosco nel 1844 e lo aiutò all'inizio della sua opera (Memorie dell'Oratorio, seconda decade).