I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

SALVATORE ORTU

DON GIUSEPPE MARONGIU

Morto a Selargius (CA), il 20 Aprile 2015, a 95 anni

Conobbi don Marongiu nel novembre del 1993, allorché andai a confessarmi da lui presso la casa salesiana di viale fra Ignazio a Cagliari. Il nostro non è stato certamente un incontro casuale: io, infatti, da exallievo salesiano che aveva studiato al Pio XI di Roma, feci ritorno ai salesiani dopo 30 anni!
Alla celebrazione delle esequie presieduta dall'Arcivescovo di Cagliari, era presente una folla di fedeli, oltre ai parenti, molti confratelli salesiani - alcuni dei quali venuti da Roma, giovani e meno giovani che volevano onorare il loro “amico e maestro” che per generazioni aveva trasmesso l'amore per don Bosco e soprattutto per l'Ausiliatrice.
Don Marongiu è stato per me la guida spirituale sin da quel lontano novembre 1993. Andavo a trovarlo ogni settimana e tutti i giorni lo chiamavo al telefono.
Egli mi raccontava ogni volta “qualcosa di nuovo” e soprattutto sollecitava la mia mente ed il mio cuore ad avere sempre fiducia nella Provvidenza e in don Bosco.
Don Marongiu era sempre sereno e seminatore di gioia, in tutte le circostanze - soprattutto quelle tristi - della vita. Lo hanno potuto sperimentare tanti giovani che si sono avvicinati a lui, e ai quali ogni qualvolta andavano a trovarlo - anche dopo tanti anni - ripeteva costantemente: “Ricordati che sto sempre pregando per tutti voi”.
Diversi suoi confratelli hanno potuto toccare con mano la bontà di quest'uomo, vero prete e soprattutto salesiano esemplare.
Mi piace, al riguardo riportare quanto di lui ha scritto dopo la sua morte, il confratello don Natale Idda.
“Ho vissuto una trentina d'anni, in tre fasi diverse insieme con don Marongiu, nell'Istituto Don Bosco di Cagliari. Ringrazio davvero il Signore di avermi fatto trovare in lui non solo un confratello esemplare, ma anche un prezioso confessore e padre spirituale, maestro di vita religiosa e salesiana per tanti anni, fino alla sua morte. Per una sessantina d'anni quest'Opera ha goduto del ministero salesiano e sacerdotale di don Marongiu, speso nell'attività educativo-didattica e pastorale. Ricordo la sua presenza educativa in mezzo ai ragazzi, anche quando ormai non faceva più scuola, l'età avanzava e le forze venivano meno: una presenza amorosa e paterna o, soprattutto negli ultimi tempi, da... nonnino premuroso e affettuoso, sempre condita di allegria salesiana...”
Questa e tante altre voci ribadiscono la bella testimonianza di fede e vero sacerdote - figlio di don Bosco - manifestata soprattutto attraverso la presenza nel confessionale, dove ha sempre testimoniato la misericordia di Dio anche agli stessi confratelli e a tantissimi giovani che per diverse generazioni hanno trovato conforto nelle sue parole e nelle sue preghiere.
D'altronde non poteva che essere così, e soprattutto in relazione a quel “filone” che gli era stato indicato da quando era un giovane, prima di abbracciare la carriera religiosa.
Don Marongiu, dopo tanti anni che l'ho conosciuto, mi ha confidato che era stato “chiamato dalla Madonna il giorno della festa di S. Maria degli Angeli; non ricordo bene il giorno, ma era ai primi di agosto del 1936. In effetti, dopo aver ricevuto l'estrema unzione”, essendo ormai vicino il suo trapasso terreno, mi disse che la Vergine gli era apparsa e che gli aveva detto che sarebbe diventato sacerdote.
Non poteva, al riguardo che essere salesiano ed occuparsi soprattutto dei giovani, essendo nato il 24 gennaio 1920, festa di S. Francesco di Sales, santo e dottore della Chiesa al quale don Bosco si è ispirato, chiamando, tra l'altro, la Congregazione salesiana da lui fondata, dandogli così il nome del Santo. Don Michelangelo Dessì, nell'omelia del funerale ha testualmente detto: “Grazie, Padre buono, per don Marongiu! Grazie, perché attraverso di lui, ci hai dato di toccare con mano la tua presenza nella nostra vita. In modo semplice e reale: sì, perché la realtà è molto semplice. Quella di un amore, il tuo, Signore, tangibile attraverso quelle mani sempre calde che cercavano le tue, per riscaldarti il cuore; un amore, il tuo, Signore, visibile in quegli occhi vispi e furbi che incrociavano luminosi i tuoi, a volte spenti, per trasmettere coraggio...: un amore, il tuo Signore, presente nel suo esserci all'ingresso, all'uscita, a ricreazione, sempre in mezzo ai suoi ragazzi, tutti i giorni, ogni giorno, avvolto nella sciarpa sempre un po' troppo lunga; un amore, il tuo, Signore, allegro e gioioso, nelle sue battute semplici, nelle barzellette, nei giochi di parole, nelle citazioni di brani di Dante o di Manzoni, nelle declinazioni greche o latine, interrogate per le scale, un modo come un altro per fermarsi a chiacchierare e a dialogare con ragazzi, genitori, confratelli; un amore il tuo, Signore, interessato alla singola persona, alla tua famiglia, alla tua salute, alla tua anima; un amore, il tuo, Signore, avvolgente nella confessione, semplice, breve, essenziale, liberante, rasserenante, per i ragazzini, per i giovani, per i confratelli salesiani come per i vescovi; un amore, il tuo, Signore, che ci ha raggiunti, che si è reso visibile in don Marongiu...”.
Le parole di don Michelangelo sono perfettamente in linea con la figura e il “carisma” del mio padre spirituale, dettate dalla conoscenza e dalla frequentazione sua con questo santo ed amabile sacerdote.
Non finirò mai di ringraziare il Signore di averlo messo nel mio cammino terreno. Quante preghiere ed Ave Maria dette insieme ogni volta che ci incontravamo. Io gli citavo la famosa frase di don Orione: “Ave Maria ed Avanti” e lui aggiungeva: “Ave Maria ed avanti tutti e tre insieme”.