I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Antonio Sala

(continua)

Un economo geniale

Dinamico e intraprendente è stato un grande amministratore in senso moderno. Alla sua “visione” lungimirante e previdente si devono molte opere che sono un orgoglio attuale della Congregazione. Ma soprattutto intenso fu il suo amore per don Bosco.

Il Capitolo Generale del 1880 elesse don Sala Economo Generale, che però per altri tre anni rimase anche Economo di Valdocco. Si mise subito al lavoro. Nell'aprile 1881 fece riprendere in Roma i lavori della chiesa del S. Cuore e dell'abitazione dei salesiani. Poi si interessò del nuovo fabbricato di Mogliano Veneto e prese in esame il progetto di un'ampia ristrutturazione della casa di La Navarra (Francia). Ai primi di aprile dell'anno successivo era di nuovo a Mestre per trattare con la benefattrice Astori e per fare un sopraluogo all'erigenda colonia agricola di Mogliano; in novembre vi accompagnò i primi quattro salesiani. L'8 luglio 1883 sottoscrisse il capitolato dei lavori di costruzione dell'Ospizio di S. Giovanni Evangelista in Torino ed in autunno fece rimettere in ordine gli ambienti della tipografia di Valdocco, ivi compreso l'ufficio del direttore, lo abbellì con tendine alle finestre, “meritandosi” un benevolo rimprovero di don Bosco per tali “raffinatezze di troppo”.
A metà gennaio 1884 per l'Esposizione Nazionale della Scienza e della Tecnica in Torino si decise di installarvi la complessa macchina (acquistata per la cartiera salesiana di Mathi), che, partendo dagli stracci, sfornava libri rilegati. Duro fu il compito di don Sala perché a farla funzionare fossero allievi salesiani adeguatamente preparati. Fu un successo strepitoso di pubblico e don Bosco si permise di rifiutare un premio che non fosse il primo assoluto. Poco dopo don Sala si recò a Roma per accelerare i lavori del S. Cuore onde ad inizio maggio don Bosco potesse porre la prima pietra dell'Ospizio, assieme al conte Colle (che avrebbe portato con sé un'offerta di ben 50000 lire).
Ovviamente don Sala partecipava alle sedute del Consiglio Generale per dare il suo illuminato parere soprattutto sulle materie di suo interesse: accettazione di opere, fondazione di una casa a Parigi, capitolato di quella di Lucca, sostituzione di un vecchio forno con uno nuovo proveniente da Vienna ad un prezzo di favore, adozione di una “foresteria” per il personale femminile di Valdocco, preventivi di spese di illuminazione delle case di Vienna, Nizza Marittima e Milano. Il 12 settembre presentò l'abbozzo dello stemma ufficiale della Congregazione Salesiana che, discusso e corretto, fu approvato dal Consiglio. Nella stessa seduta venne incaricato di risolvere il contenzioso del terreno di Chieri e della striscia di terreno comunale di Torino utilizzata per la chiesa di Maria Ausiliatrice, ma già compensata con permuta. Seguirono numerosissime sedute in settembre ed ottobre con presenza saltuaria di don Sala. Il 9 dicembre trattò dei problemi economici di varie case, fra cui quella di Sampierdarena, Napoli, Schio.

Il triennio 1885-1887
Per tutto l'anno seguente (1885) si interessò di quella di Faenza per la quale “si meritò” un altro paterno rimprovero di don Bosco per eccessiva spesa nelle fondamenta. In aprile assistette ad una perizia eseguita al Collegio di Lanzo su ordine del Tribunale Civile di Torino. Il 22 giugno presentò e fece approvare il disegno di innalzare di un piano la casa delle FMA a Nizza. Per l'erigenda casa di Trento si assicurò la disponibilità di adeguate risorse economiche locali, fiducioso della collaborazione del Municipio, ma messo sull'attenti da don Bosco che, sempre vigile, gli faceva presente che spesso “i Municipi promettono e non attendono”. Il 20 settembre 1885 don Sala riferì al Consiglio del terreno per il camposanto dei salesiani acquistabile a 14000 lire. Venne autorizzato a cercare di abbassare il prezzo ed a realizzare il progetto presentato.
Seguirono altri due anni di sedute di Consiglio Generale, di viaggi per aiutare le case in difficoltà per problemi edilizi, amministrativi, economici. Intanto era stato rieletto Economo Generale (settembre 1886; sarebbe stato rieletto ancora sei anni dopo) e si preparava a predisporre tutto per la solenne consacrazione della chiesa del S. Cuore di Roma (14 maggio). Colà pochi mesi dopo, su espresso invito del papa, si nominò un nuovo Procuratore ed un nuovo Parroco in sostituzione di don F. Dalmazzo, e don Sala ebbe mille grattacapi per sbrogliare la matassa intricata di un'insostenibile situazione economico-finanziaria.

Accanto a don Bosco morente (gennaio 1888)
Richiamato d'urgenza da Roma il 30 dicembre, la mattina di capodanno era già al capezzale di don Bosco. Per tutto il mese si alternò con il giovane segretario Viglietti nell'assistere l'ammalato.
Morto don Bosco il 31 gennaio, la sera stessa il Consiglio Generale “promette al Signore che se la Madonna ci fa la grazia di poter seppellire don Bosco sotto la chiesa di Maria Ausiliatrice o almeno nella nostra casa di Valsalice avrebbe di quest'anno o almeno al più presto possibile incominciati i lavori per la decorazione della sua chiesa”. La richiesta formale avanzata da don Sala alle autorità cittadine è respinta. Si ricorre allora a Roma ed il Presidente del Consiglio F. Crispi, memore dell'aiuto datogli da don Bosco quando era esule a Torino, concede la tumulazione fuori città, nel collegio salesiano di Valsalice. Nel frattempo la salma di don Bosco si trova nei pressi della camera di don Sala. Il 4 febbraio sera viene trasportato a Valsalice. Nel piccolissimo corteo che sale la collina don Sala piange: ha perso la persona più cara che aveva ancora sulla terra. Per altri sei anni però avrebbe continuato a svolgere con grande competenza l'arduo settore di lavoro che per primo gli aveva affidato don Bosco. Il 21 maggio 1895 lo avrebbe raggiunto in cielo, stroncato da un attacco cardiaco.