I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LIVIA ODDONE

La numero uno è più viva che mai

Viaggio nella scuola di Valdocco, la prima scuola fondata da don Bosco.

Abbiamo incontrato don Alberto Martelli direttore dell'Opera.

Siete la prima opera della Congregazione salesiana nel mondo. Sentite la responsabilità?
Due anni fa, iniziando con gli insegnanti l'anno scolastico, abbiamo dedicato una giornata alla formazione sulla pedagogia salesiana. Durante l'incontro abbiamo letto alcune pagine della lettera da Roma di don Bosco e della vita di Valdocco a quei tempi e in quel momento un po' tutti abbiamo realizzato un pensiero importante: quello che stavamo leggendo era la cronaca di casa nostra, avveniva nei nostri cortili ed era la nostra stessa comunità, solo qualche anno prima. Questa cosa ci colpì molto. Avevamo compreso che l'opera pastorale che stavamo portando avanti non era solo imitazione di altri, ma era la nostra stessa vita, eravamo all'improvviso consapevoli di essere coinvolti in prima persona in una storia importante, che ha le sue origini qui a Valdocco, ma che ora è conosciuta, studiata, vissuta nel mondo intero.
Lo diciamo spesso anche ai nostri allievi: “Domenico Savio era un vostro compagno di scuola, come voi” e tutte le volte che entriamo nella chiesa di San Francesco di Sales, subito viene in mente che lì hanno pregato tutti coloro che ci hanno preceduto e che hanno fondato la nostra casa.
È un pensiero che ci riempie di onore, di gioia e di responsabilità. Innanzitutto per noi stessi e poi per tutti coloro che ci contattano: poter essere per loro quello che era don Bosco per i suoi contemporanei, perché siamo nella sua casa, siamo i suoi successori.
È un pensiero affascinante e spesso sostiene il nostro cammino.

“Lo diciamo spesso ai nostri allievi: “Domenico Savio era un vostro compagno di scuola, come voi” e tutte le volte che entriamo nella chiesa di San Francesco di Sales, subito viene in mente che lì hanno pregato tutti coloro che ci hanno preceduto e che hanno fondato la Congregazione Salesiana.”

Quella di Valdocco è un'opera molto articolata. Come si presenta oggi?
Chi entra in Valdocco come pellegrino e visitatore, solitamente si ferma in quello che noi chiamiamo il primo cortile, ossia la zona storica, con casa Pinardi e la Basilica, ma spesso non percepisce che oltre a quello ci sono altri 4 cortili che ogni giorno ospitano oltre mille ragazzi.
Le attività pastorali di Valdocco sono tutte riunite in un'unica comunità religiosa, che comprende cinque settori di lavoro.
Per prima cosa, e non solo cronologicamente, ma anche affettivamente, c'è ovviamente l'oratorio. È lo stesso di don Bosco che continua, con le sue attività sportive e formative a vari livelli, il teatro, un gruppo di cooperatori e l'associazione delle famiglie. Un po' per scherzo e un po' sul serio qualcuno dice che se il Rettor Maggiore è successore di don Bosco, il nostro incaricato d'oratorio è almeno successore del teologo Borel. Fiore all'occhiello è l'estate ragazzi, che non si interrompe per tutta l'estate, neanche a ferragosto e ospita circa 1000 ragazzi.
Quindi, sempre in ordine cronologico, la scuola professionale: 300 allievi distribuiti in 4 tipi di corsi: grafici (che vantano di poter lavorare ancora sulle stesse macchine comprate da don Bosco e qui ospitate nel museo), elettromeccanici, panettieri e cuochi.
A far coppia con questo settore, come anticamente facevano artigiani e studenti, la scuola media paritaria, che sta pian piano aumentando i propri iscritti aprendo in questi anni per la prima volta la quarta sezione.
L'ultimo nato è il Collegio universitario, che ospita circa 50 giovani da tutta Italia, venuti a Torino per studiare, migranti come un tempo lo erano i ragazzi di don Bosco, ma con le esigenze e le storie di oggi, provando a creare per loro non un albergo, ma una vera casa.
Infine, molti non sanno che la Basilica è anche parrocchia, e l'attività pastorale sul territorio si intreccia all'attività per i molti pellegrini che vengono da fuori, con la formazione di oltre 80 coppie di sposi ogni anno, centinaia di ragazzi a catechismo e il grosso lavoro per i poveri della zona.
Quali sono i punti di eccellenza della vostra opera?
Quando ci incontriamo tutti insieme tra i responsabili dei vari settori della casa, ci diciamo spesso che qui a Valdocco si può entrare appena nati, portati dai genitori magari al battesimo, e non uscirne più. Questo fa della casa di don Bosco un luogo per tutti, a tutte le età, dove il protagonismo dei giovani trova la sua espressione e applicazione verso ogni persona che entra qui.
La casa di don Bosco e Mamma Margherita è ancora casa di tutti. E la sua bellezza è proprio la sua complessità: molte attività, molte persone, molti calendari da mettere d'accordo, ma in tutti la volontà di costruire qualcosa insieme per il bene di ognuno, la consapevolezza di potersi appoggiare gli uni agli altri.
Questo appare in modo particolare in due occasioni che ci coinvolgono sempre tutti insieme: quando si fa qualcosa per le famiglie e quando si fa qualcosa per i poveri. Tutti i settori della casa hanno a che fare con le famiglie, sotto molti punti di vista e in tante occasioni diverse, e non importa quale sia lo stato di salute di questa famiglia, che momento della vita stia attraversando, che età abbiano i figli... In ogni caso possono trovare qui da don Bosco un luogo per ricostruirsi, prendere forza, continuare il cammino e condividerlo con altri, in comunità e comunione. E poi nel lavoro con i poveri: quelli che hanno poco da mangiare e quelli che sono poveri nei molti modi in cui la società di oggi o i fatti della vita costringono a volte a vivere: la bellezza di questa casa è che il poco di ognuno può diventare la ricchezza di tutti.
Infine due cose che solo chi vive a Valdocco a volte riesce a notare, ma che sono una ricchezza sotterranea. In primo luogo, qui c'è sempre qualcuno che prega. La Basilica, così come le altre chiese di Valdocco, non sono mai vuote. Certo, molte persone vengono da fuori, magari occasionalmente, eppure credo che questo ininterrotto fiume di preghiere sia uno dei principali sostegni della nostra casa. In secondo luogo: Valdocco è da sempre un quartiere povero, di prima immigrazione, esattamente come lo erano i ragazzi di don Bosco 150 anni fa: sono cambiate forse le lingue, o il colore della pelle, o la provenienza, ma la povertà, la voglia di speranza e di futuro sono le stesse di allora.
L'antica differenza tra “artigiani e studenti” rivive in qualche modo?
Un tempo artigiani e studenti si dividevano Valdocco in parti uguali, cortili e posti in chiesa compresi. Oggi non è più così. Orari, età, attività sono molto diversificate e questo permette di intrecciare i rapporti e le attività in una rete più larga e più fruttuosa.
Però direi che alle “differenze” si sono sostituite delle “vicinanze” interessanti.
A Valdocco si parlano tutte le lingue del mondo: sono le “vicinanze” di ragazzi e famiglie di molte nazioni e religioni differenti che si incontrano tutti nella stessa casa, sia nell'oratorio, che è per eccellenza un luogo di frontiera, sia nella scuola e nella formazione professionale, consegnando a tutti noi la sfida di un mondo futuro in cui queste “differenze” siano una risorsa e non una distanza.
A Valdocco si incontrano ragazzi di ogni provenienza e di ogni ceto sociale. Don Bosco sapeva interagire con la famiglia reale, con i nobili e con i potenti del suo tempo, ma anche con i più poveri e gli esclusi. Valdocco è ancora così, aperta a tutti e tutti si sentono a proprio agio, sugli stessi banchi e nello stesso cortile.
Qual è il legame con la città e la comunità ecclesiale?
Grazie alla sua storia più che centenaria e grazie alla reputazione che don Bosco ci ha consegnato, Valdocco resta un punto di riferimento conosciuto e spesso imitato.
La parrocchia e l'oratorio ci legano in modo particolare alla Diocesi e al cammino della Chiesa in questo territorio e ultimamente il legame si è rafforzato quando il vescovo, monsignor Nosiglia, ha deciso di scommettere come chiesa locale sulla scuola e sul suo valore educativo e di evangelizzazione. Solida è anche la rete con altri oratori e con altre scuole cattoliche del territorio con cui stabilmente collaboriamo per la formazione degli insegnanti e per la progettazione della scuola del futuro.
L'oratorio poi in modo particolare ci lega al territorio. L'estate ragazzi, che è un fiore all'occhiello dell'opera, è universalmente riconosciuta, anche a livello cittadino, sia nel suo essere servizio sociale a favore delle famiglie, sia nel suo essere servizio educativo qualificato. Questo ci ha permesso nel tempo di stringere alleanze a vario livello per progetti sul territorio e con le altre scuole, anche statali del quartiere, per il recupero dei ragazzi più in difficoltà e il sostegno delle famiglie.
Quali sono i vostri sogni per il futuro?
In primo luogo il sempre maggiore coinvolgimento della comunità salesiana con i giovani che vivono a Valdocco la loro vita, sia i giovani universitari del Collegio, sia gli altri.
In secondo luogo, come sognava don Bosco, sogniamo una Valdocco sempre e sempre più piena di ragazzi: quelli che ci sono non bastano, c'è sempre qualcuno in più da accogliere e sempre qualcuno in più da raggiungere.
Infine, oso riprendere quello che don Bosco stesso sognava in quella che è forse la sua lettera più famosa: “Sapete che cosa desidera da voi questo povero vecchio che per i suoi cari giovani ha consumato tutta la vita? Nient'altro fuorché, fatte le debite proporzioni ritornino i giorni felici dell'antico oratorio. I giorni dell'amore e della confidenza cristiana tra i giovani e i Superiori; i giorni dello Spirito di accondiscendenza e sopportazione per amor di Gesù Cristo degli uni verso gli altri; i giorni dei cuori aperti con tutta semplicità e candore, i giorni della carità e della vera allegrezza per tutti. Ho bisogno che mi consoliate dandomi la speranza e la promessa che voi farete tutto ciò che desidero per il bene delle anime vostre. Voi non conoscete abbastanza quale fortuna sia la vostra di essere stati ricoverati nell'Oratorio”.