I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

La cassaforte di Valdocco

Ero una robusta cassetta di legno. Mi avevano passato una mano di vernice e fissato al coperchio una serratura di poche pretese. Stavo in un angolo vicino al tavolo nella stanza di don Bosco. Non mi chiudeva neanche a chiave. Metteva nel mio interno tanti foglietti scritti a mano. Li posava e sospirava.
Un giorno di maggio, un gran trambusto mi svegliò alle due del pomeriggio. Cinque poliziotti bloccarono don Bosco davanti alla porta della sua stanza mentre altri diciotto si spargevano per l'Oratorio per bloccare tutte le uscite. Don Bosco stava dicendo a una povera vedova in lacrime che accoglieva suo figlio: «Figlio mio, starai qui con me, mangiando il pane di don Bosco».
In un baleno si sparse la voce che volevano arrestare don Bosco. Tutto l'oratorio piombò nella costernazione. I giovani non volevano più rimanere nelle scuole e nei laboratori; e con le lacrime agli occhi domandavano di uscire per difendere don Bosco o andare in prigione con lui.
Tre guardie seguirono don Bosco nella camera e lo perquisirono. Gli svuotarono le tasche, rovesciarono il portamonete, tutti i cassetti, esaminarono gli orli dei vestiti, passarono minuziosamente tutto il contenuto del cestino dei rifiuti. Fecero a pezzi perfino il fiocco della berretta. Poi, uno vide me. «Che cosa c'è qui dentro?»
«Cose confidenziali, cose segrete. Non voglio che si sappiano» rispose maliziosamente don Bosco.
Io morivo di paura. Scardinarono la mia serratura, anche se non ce n'era bisogno, e afferrarono avidamente i foglietti che custodivo. Uno cominciò a leggere ad alta voce il contenuto dei fogli: «Pane consegnato a don Bosco dal panettiere Magra: debito, lire 7800. Cuoio consegnato al laboratorio dei calzolai di don Bosco: debito, lire 2150». Aprirono un terzo foglio, un quarto e via, e furono presi tutti dalla vergogna, accorgendosi che quelle carte erano fatture di olio, di riso, di pasta, e simili. Tutte ancora da pagare!
«Non volevo farvi sapere i tanti debiti che ho, adesso che li sapete se me ne pagaste qualcuno, fareste un'opera di carità». In quell'istante entrò il postino con un grosso fascio di lettere del giorno. Fu subito afferrato dalle guardie che incominciarono ad aprire le lettere. Caso volle che la prima fosse niente meno che del Ministro degli Interni che raccomandava un ragazzo a don Bosco. Pieni di confusione, cominciarono a scusarsi. Don Bosco, sorridendo, offrì loro un brindisi con l'ottimo vino delle sue parti.

La storia
Il 26 maggio 1860, don Bosco subì una delle tante perquisizioni da parte della polizia, che lo teneva costantemente d'occhio (Memorie Biografiche VI, 554 e ss.).