I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Un obiettivo mancato per poco

La sua Storia Sacra in adozione nelle scuole del Regno

Nella logica della nostra rubrica mensile quasi sempre ci serviamo di documenti di don Bosco inediti, recentemente ritrovati, che appunto ci raccontano una “storia sconosciuta”. Ma anche un testo andato smarrito può aprirci uno spiraglio su una vicenda di don Bosco a tutti ignota. È il caso di questo mese.

La Storia Sacra ben accolta
Don Bosco, nel 1847, a 32 anni, aveva pubblicato presso i tipografi-editori Speirani e Ferrero di Torino una Storia sacra ad uso delle scuole utile ad ogni stato di persone / arricchita di analoghe incisioni.
Fra i mezzi per facilitarne la diffusione e «giovare alla gioventù» si era proposto la «facilità della dicitura e popolarità dello stile». Non aveva mire culturali di alto livello, non voleva sostituire testi di valore composti da specialisti della materia; voleva solo educare ed istruire i ragazzi e la popolazione che, come sappiamo, era in gran parte analfabeta: 3 italiani su 10 non sapevano leggere e scrivere, e così pure il 57% dei Piemontesi. In conseguenza delle sue scelte don Bosco metteva subito le mani avanti: «non poteva garantire un lavoro elegante».
Ciononostante il suo volume di oltre 200 pagine fu ben accolto dalla critica. Su una rivista seria come “L'Educatore. Giornale di educazione e di istruzione” in data 2 febbraio 1848 una Lettera d'un maestro di scuola sopra la Storia Sacra delle scuole, compilata dal Sacerdote Bosco, a firma di un certo 'Sac. M.G.' apprezzò tanto l'opera al punto che il redattore stesso l'aveva adottata e la consigliava ai suoi colleghi: «Onde vi dico che fate benissimo d'introdurla nella vostra scuola, come io stesso ho già fatto. I miei scolari vanno a ruba per averla nelle mani, e la leggono con ansietà e non rifiniscono di presentarla agli altri e di parlarne, chiaro segno che la capiscono».
Tale comprensione era dovuta, a giudizio del maestro-recensore, a quella «forma del dialogo» e a quella dicitura «popolare, ma pura ed italiana» che aveva già rilevato «nei pubblici giornali» il recensore dell'opera precedente di don Bosco, la Storia Ecclesiastica (un volumone di 400 pagine) espressamente citato dal nostro maestro.

Una richiesta coraggiosa
Chissà che non sia stato questo apprezzamento uno dei motivi per cui don Bosco, sul finire del 1849, avanzò richiesta, alla massima autorità scolastica del regno di Sardegna, di adottare come testo scolastico un suo Corso di Storia Sacra dell'Antico e del Nuovo Testamento che intendeva «pubblicare, adorno anche di stampe, in modo acconcio per l'ammaestramento delle scuole elementari». Il momento gli sembrava opportuno, visto che l'anno prima era stata approvata la “legge Boncompagni” e che si stavano approntando disposizioni applicative della stessa, le quali precisavano contenuti e metodi dell'insegnamento della Storia Sacra nelle scuole diurne, serali e domenicali.
La domanda di don Bosco, inoltrata dal Ministro competente al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, in un primo momento parve poter essere accolta favorevolmente, anche per «l'assoluta mancanza di un libro migliore». Si facevano sì delle riserve «dal lato dello stile e dell'esposizione», ma queste venivano ampiamente compensate dalle «opportunissime considerazioni morali» e dalla «necessaria chiarezza» che faceva «emergere assai bene dai fatti i dogmi fondamentali della religione».
Solo l'intervento critico ed autorevole del Consigliere Giuseppe Ghiringhello fece mutare opinione allo stesso Consiglio.

Respinta la domanda
Il motivo del rifiuto di adottare il volume di don Bosco o anche solo di approvarlo formalmente fu semplicemente uno: i «molti errori grammaticali e ortografici», che rendevano «meno utile quel lavoro per altro verso assai commendevole».
Ecco quanto si legge nel verbale dell'adunanza seduta del Consiglio Superiore della P. I. che ebbe luogo il 16 dicembre 1849, presieduta dal ministro Cristoforo Mameli, presenti il vicepresidente e nove consiglieri fra ordinari e straordinari: «Sottoposto a diligente esame tale lavoro, il prefato Consiglio Gen.le osservò che quantunque difetti qualche poco dal lato dello stile e della esposizione, sembra tuttavia assai commendevole perché sparso di opportunissime considerazioni morali, e perché, colla necessaria chiarezza, fa emergere assai bene dai fatti i dogmi fondamentali della religione: opinò quindi che tale operetta, nell'assoluta mancanza di un libro migliore potesse venire approvata.
Va però notato come le esigenze culturali degli esaminatori, adusi professionalmente a letture e studi superiori, non erano quelle dei maestri di scuole elementari (e di don Bosco), quotidianamente alle prese con fanciulli appena alfabetizzati, che normalmente si esprimevano in dialetto. Inoltre don Bosco non aveva alle spalle studi regolari, aveva cominciato tardi e quasi da autodidatta, era stato per anni studente-lavoratore, aveva “bypassato” mesi e mesi di studio, non aveva frequentato università. Ma va altresì detto come fosse ben cosciente dei suoi limiti letterari e come soffrisse che essi potessero andare a detrimento dell'efficacia e dignità dei suoi scritti, soprattutto di quelli indirizzati al «bene della Religione». Non si peritò più volte di farli correggere da persone più colte di lui e invitò i giovani scrittori salesiani di Valdocco ad adottare uno stile letterario quanto più forbito possibile. Lui stesso lungo gli anni migliorò il suo modo di scrivere: basta un semplice confronto fra le prime lettere del suo epistolario e quelle dei decenni successivi.

Un successo insperato
Don Bosco non riuscì dunque a far adottare la sua Storia Sacra nelle scuole del regno di Sardegna, ma la «fortuna» della sua opera fu comunque notevole. Nel 1853 uscì la seconda edizione «migliorata» alla sua morte (1888) le edizioni-ristampe erano arrivate a diciannove, e tante altre sarebbero state immesse sul mercato editoriale fino al 1964. Oltre un secolo di vita. Il testo venne adottato anche per scuole ginnasiali.