I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Genitori:
spalle forti di sostegno o spalle su cui vivere?

Per la maggior parte dei giovani il rapporto con i propri genitori risulta essere abbastanza conflittuale, specialmente quando ancora si è sotto la loro responsabilità.
Che cosa pensano i giovani del ruolo dei genitori nella loro vita una volta diventati adulti?

Mariagrazia, 24 anni:
«Sono l'unica figlia di quelli che definiremmo due “genitori grandi” nel senso che il mio arrivo è stato un evento che i miei genitori hanno molto atteso e per cui hanno molto pregato (si spiega così il mio nome anche). Ho sempre avuto un buon rapporto con loro. Mia mamma è la complice attenta che sa ascoltare e consigliare, che non “risparmia” la battuta sarcastica; mio papà è un osservatore, capta il mio più impercettibile cambio di umore, non domanda, non “si impiccia” ma aspetta che io sia pronta a parlare con lui. Il nostro rapporto è stato spesso definito “troppo”, troppo vicini, troppo stretti, troppa sincerità, e forse, soprattutto durante l'adolescenza, qualche volta anche per me il nostro rapporto è stato come una scarpa stretta.
Nella mia vita ho attraversato un momento difficile, un periodo in cui la mia bussola girava a vuoto. Era il periodo della grande scelta, il momento in cui ogni giovane liceale, conclusa la maturità, deve decidere che strada intraprendere, che cosa vuole essere da grande. Questo è stato un periodo in cui ho avuto bisogno di vivere sulle spalle dei miei genitori, cioè affidarmi a loro perché non sapevo più nemmeno chi ero.
È stata una scelta molto sofferta, sapevo che in qualche modo, anche se in piccolissima parte, li deludevo. Ed eccomi qua che sto per concludere il percorso della laurea magistrale per diventare assistente sociale, una professione che mi permetterà di essere di aiuto e di sostegno a tante persone. Il cammino è stato lungo e non poco difficoltoso ma ho potuto come sempre contare sul supporto e la vicinanza dei miei genitori.
Spalle forti di sostegno? Sì! I genitori sono la roccia salda a cui aggrapparsi nel mare in tempesta perché la famiglia è l'unico punto fermo che abbiamo nella vita. Sono quell'appiglio nel caso in cui il cammino sia un po' accidentato con pietre e trappole, nel caso in cui dobbiamo fare un salto nel buio che ci spaventa».

Andrea, 20 anni:
«Non ci sono parole a volte per descrivere un grande dono e uno di questi è rappresentato dai genitori che, se pur imperfetti, ti appartengono o meglio ci apparteniamo a vicenda. Personalmente, con i miei genitori c'è stato sempre un buon rapporto e cosa fondamentale, per la quale sono grato, c'è sempre il dialogo che si fa sentire, specialmente durante quei piccoli diverbi tra di noi, come chiarimento. Parlando da ragazzo, è vero che alcune volte noi figli attribuiamo loro degli errori ma sono sempre loro che ci sostengono nelle nostre scelte, che ci danno consigli, che sono sempre disponibili. Loro ci saranno comunque vada e anche se alcune volte nel cammino con loro troviamo incroci che possono dividerci, loro non smetteranno mai di amarci. Infine, non bisogna pensare che il genitore sia solo colui il quale ti ha messo al mondo ma genitore vuol dire esserci, quindi si può attribuire tale appellativo a qualunque persona si rispecchi in queste caratteristiche senza etichette biologiche ma solo con etichette del Cuore. Secondo me, ma credo secondo molti, non si può smettere di sostenere il figlio superati i 18 anni. Penso sia proprio un dovere del genitore non abbandonare il proprio figlio, quindi anche se magari loro ti lasciano camminare da solo, una spalla, un'ancora di salvezza, ci sarà sempre».

Alessandro, 19 anni:
«Il rapporto con i propri genitori è probabilmente quel che più muta durante tutta la vita. Ciò che secondo me è importante è il reale scambio di opinioni che dovrebbe essere comunque alla base di qualsiasi rapporto genitore-figlio. Personalmente eliminerei totalmente l'idea dei genitori come “spalle su cui vivere”, nessuno è “sopra” nessuno. Abbraccio molto di più la prima idea, cioè quella dei genitori come “spalle di sostegno”, che tuttavia, per essere così definiti, hanno bisogno di qualcosa da sostenere. I genitori devono soprattutto imparare che il rapporto con i propri figli non è quello di solo insegnamento bensì deve essere biunivoco. I genitori devono quindi essere consapevoli che non hanno solo il compito di formare ma anche di essere formati. Mai sottovalutare l'esperienza, breve o prolissa che sia. Per ogni genitore “spalla di sostegno” c'è un figlio che deve essere l'altra. Voglio concludere con un appello ai genitori: ascoltate sempre i consigli e ciò che vogliamo dirvi, prima che non ci sia più nulla da dire».