I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

NALLAYAN PANCRAS

JULIAN SANTI SDB

Morto a Chennai, India, il 30 aprile 2017, a 84 anni

Con la triste scomparsa del nostro caro confratello signor Julian Santi, l'Ispettoria di Chennai ha perso un grande Figlio di don Bosco, un missionario pienamente impegnato, che ha realizzato importanti strutture, e un grande amico dei giovani e dei poveri. Non è facile trovare persone come lui. È stato l'ultimo di una lunga schiera di grandi missionari che hanno lavorato nella nostra Ispettoria e hanno dato tutto per la gloria di Dio e per il bene dei giovani e dei poveri. Era salesiano da 65 anni e viveva in India da 60 anni.
Giuliano Santi era nato il 23 ottobre 1932 in una grande famiglia che contava nove figli, cinque maschi e quattro femmine, a Castello di Godego, vicino a Venezia. Era il sesto figlio. Era molto legato a tutti i suoi fratelli e sorelle e faceva tutto il possibile per rimanere in contatto con loro. Anche loro erano molto affezionati a lui e si impegnavano al meglio per aiutare lui e la sua missione in India.
Cominciò a frequentare l'Istituto Salesiano al Colle Don Bosco il 15 settembre 1947 per imparare la tecnica della tipografia. Apprezzò l'ambiente, il luogo natale di don Bosco, immerso nella tradizione salesiana. La “piccola casa” di don Bosco era a soli 200 metri di distanza dalla sua scuola. L'atmosfera del Colle lo coinvolse tanto che dopo cinque anni di studio decise di diventare salesiano laico. Emise la sua prima professione il 16 agosto 1952. Dopo la professione tornò al Colle per altri cinque anni di formazione.
Mentre si trovava là, un bel giorno del 1957 un membro del Consiglio Generale era in visita al Colle per parlare ai giovani Salesiani delle missioni salesiane in varie parti del mondo. Dopo l'incontro, nel corso di una conversazione privata, il visitatore chiese al giovane Julian: «Giuliano, sei pronto ad attraversare i mari?». Giuliano era pronto ad andare ovunque e a svolgere qualsiasi lavoro e così rispose con entusiasmo: «Sì». All'aeroporto di Chennai fu accolto da don Pianazzi, allora Ispettore, che lo accompagnò subito a Basin Bridge, dove Giuliano portò il suo aiuto nella locale tipografia. Quando nel 1968 la tipografia fu trasferita nella sua attuale sede in Taylors Road e fu rinominata Istituto Salesiano di Arti Grafiche (SIGA), si trasferì anche il signor Santi. Da quel momento e fino alla sua morte rimase al SIGA. È degno di nota il fatto che, dei 60 anni che trascorse in India, il signor Santi ne passò 56 al SIGA, come Direttore e Amministratore per 31 anni. Non sarebbe un'esagerazione dire che edificò il SIGA quasi da solo e ne fece uno dei più importanti istituti tipografici dell'India.
Il signor Santi fece proprie le famose parole che don Bosco rivolse ai giovani di Torino: «Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, e per voi sono disposto anche a dare la vita». I giovani del SIGA lo compresero e lo ricambiarono. Erano pronti a fare qualsiasi cosa per lui. Le centinaia di exallievi del signor Santi presenti al suo funerale e le migliaia di persone che in tutti i continenti piangono la sua morte testimoniano dell'autenticità della sua vita.
La sua vita ha lasciato una profonda impressione in ogni studente del SIGA. Il segreto del suo successo con i giovani era questo: diceva agli insegnanti e ai Salesiani: «Siate umili, gentili, comprensivi, ascoltate gli allievi con il cuore». Sapeva conquistare i ragazzi problematici con la bontà e la comprensione. Don K.J. Louis, che è stato Rettore al SIGA, ha portato questo esempio. Un giorno un ragazzo aveva commesso un errore molto grave. La questione fu portata al Consiglio della Casa. Il Consiglio decise di allontanare il ragazzo. Intervenne allora il signor Santi. Disse agli altri consiglieri: «Impartitegli qualunque punizione voi vogliate, ma non mandatelo via. Se lo allontaniamo, dove andrà? Noi siamo qui per aiutare i ragazzi problematici, non per mandarli via». Così il ragazzo rimase, continuò i suoi studi e oggi è una brava persona, che dà un buon contributo all'industria della stampa. Ci sono molti esempi di questo tipo che mostrano l'amore profondo e la comprensione che il signor Santi aveva per i giovani in difficoltà.
Come religioso e salesiano, aveva ben chiara la sua identità di consacrato, di persona che aveva dato la sua vita a Dio al servizio degli altri. Era profondamente legato a don Bosco ed era molto ben informato sulla sua vita. «Agire in ogni situazione come avrebbe fatto don Bosco» era il semplice consiglio che dava a un giovane salesiano. Aveva un'esemplare attenzione per le pratiche religiose. Nel suo fitto calendario trovava il tempo per stare con Dio nella preghiera. Non scendeva a nessun compromesso su questo punto.