I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

“Finalmente in Patagonia”

«La storia salesiana va di pari passo con il popolo argentino e la Nazione argentina non può essere compresa con onestà intellettuale, soprattutto in Patagonia, se non va di pari passo con la presenza dei “figli e figlie” di don Bosco».
(Don Ángel Fernández Artime)

Nel primo anno del suo pontificato papa Francesco non perse occasione, nei vari incontri con il Rettor Maggiore, con i membri del Capitolo Generale, con le Capitolari FMA, come pure con chi scrive, di raccomandare ai Salesiani di non abbandonare la Patagonia mentre gli consegnavamo proprio il film su “quella terra salesiana”. Un appello forte, quello di papa Francesco, a fronte del venir meno di alcune comunità religiose salesiane in quella terra che don Bosco nel 1880 aveva definito “la più grande impresa della nostra congregazione”. Il cardinal Bergoglio non conosceva solo la sua archidiocesi di Buenos Aires, conosceva bene anche la Patagonia e stimava enormemente le imprese degli eroici missionari salesiani della “fine del mondo”.

L'entrata in Patagonia
La grande soddisfazione di entrare in Patagonia don Bosco la ebbe nel 1880, dopo cinque anni di attesa, di insistenze e di sforzi. La richiesta non poteva venire che dall'arcivescovo di Buenos Aires, monsignor Federico Aneiros, che affettivamente gliela avanzò con lettera del 5 agosto 1879. Dopo il solito mese di viaggio, essa giunse nelle mani di don Bosco, che rispose il 13 settembre con tanto di testo in lingua spagnola. Lo fece su carta ufficiale, intestata “Oratorio di San Francesco di Sales, Torino”. L'abbiamo ritrovata e possiamo dunque presentarne qualche significativo passo.
“Io senza alcun dubbio comprendo la necessità e l'urgenza di un'opera così importante onde accorrano subito missionari per soccorrere queste povere anime che mancano di ogni bene morale, religioso e civile; il mio cuore da molto tempo era ansioso di civilizzare, mediante la predicazione del santo Vangelo, quelle terre patagoniche e non cesso dal gioire all'udire da Vostra Ecc. Reverendissima che la messe è pronta e mancano solo gli operai per una sicura ed abbondante raccolta”.
E subito incaricò l'ispettore don Francesco Bodrato di trovare il personale maschile e femminile da mandare sulle rive del Rio Negro per l'assistenza spirituale alla popolazione, per fondare collegi per ragazzi e ragazze, e per avviare la scuola di agricoltura, arte e mestieri con i Salesiani coadiutori. A fine gennaio 1880 così scriveva il BS a proposito della Patagonia:
“Si fecero già le prime prove, e ben cinquecento di loro (indios) furono istruiti nella fede, rigenerati alla grazia col santo battesimo, ed ora fanno parte del gregge di Gesù Cristo. Dalle rive del Rio Negro movendo al sud di quei vastissimi deserti s'incontrano sei colonie a guisa di paesi a parecchie giornate di distanza l'un dall'altro [...] Nel mese di marzo i Salesiani, e nel medesimo tempo o poco più tardi le nostre Suore andranno a stabilire Case e scuole in quei paesi. Ivi sarà il centro, donde speriamo coll'aiuto del Signore partiranno in appresso gli Operai Evangelici allo scopo di penetrare nei vasti deserti e nelle sconosciute regioni della Patagonia”.

Senza sale e senza pane
Ma la gioia di quell'inizio fu presto temperata dai disordini militari della Capitale nel luglio-agosto successivo. Il cinquantasettenne ispettore don Bodrato “abbattuto [...] dalle incessanti fatiche fu costretto di porsi a letto al principio dei moti rivoluzionari. Il dolore di non poter provvedere ai crescenti bisogni gli accrebbe il male; le fucilate, le cannonate, che rombavano giorno e notte sopra e intorno alla sua abitazione contribuirono ad estinguere una vita preziosa”.
Degli stessi disordini portarono dure conseguenze anche i Salesiani appena arrivati in Patagonia perché “a motivo delle guerre il Governo non poté più recar loro alcun sussidio e dovettero vivere otto giorni a carne d'asino cruda, senza sale e senza pane. Fu proprio miracoloso il modo con cui ricevettero aiuto il nono giorno; erano al punto di cadere sfiniti di fame”. La situazione si risolse e don Bosco in novembre poté complimentarsi con il generale Roca per la sua elezione a Presidente, nella speranza, invero andata poi vana, che appoggiasse economicamente le missioni salesiane.
La storia ha continuato la sua corsa ed i Salesiani e le FMA si lanciarono per tutta la Patagonia cilena ed argentina, fondando decine di parrocchie, collegi, scuole umanistiche e di lavoro, osservatorii meteorologici, stazioni missionarie fino a sud del sud, alla Terra del fuoco. Con il Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime possiamo dunque affermare che “la storia salesiana va di pari passo con il popolo argentino e la Nazione argentina non può essere compresa con onestà intellettuale, soprattutto in Patagonia, se non va di pari passo con la presenza dei “figli e figlie” di don Bosco; un gigante, questo italiano, questo piemontese, che lo Stato argentino e la Chiesa riconoscono come patrono della Patagonia”.