I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

Suor coraggio

«Ogni giorno vediamo missili che cadono, ma noi dobbiamo guardare al futuro».

Suor Carol Tahhan Fachakh, Figlia di Maria Ausiliatrice, è stata insignita, dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, del Premio Internazionale Donne Coraggiose 2017, per il suo coraggio nel servire le persone colpite dal conflitto siriano e per il suo impegno a salvaguardare e sostenere i più vulnerabili, in particolare i bambini, i rifugiati e le donne sfollate.

«Sono consapevole che questo Premio non è solo per me, ma per la Chiesa in Siria che è una e nella quale siamo molto uniti. Per paradosso questa guerra ci ha uniti ancora di più. Nessuno di noi ha voluto lasciare il paese dall'inizio della guerra. La Siria oggi è un paese distrutto, non solo nell'economia, ma nella cultura, nelle sue radici. Un giorno a scuola un bambino ha fatto un verso con la bocca e gli ho chiesto cos'era. Mi ha risposto che era il rumore di una bomba, che è diverso da quello di un missile. Non posso pensare che i bambini siriani, oggi, imparino a distinguere le armi e non a giocare, studiare e crescere come bambini “normali”». Inoltre, commenta commossa: «Grazie per festeggiare con me questo evento, dietro di me ci sono tante, tantissime suore coraggiose missionarie in Medio Oriente, una zona bollente e sempre in guerra. Sono fiera di essere salesiana, ma questo Premio non è solo per me, è per tutte, è una testimonianza della Chiesa, e tutto quello che sta capitando non è per caso. Sono, infatti, 125 anni che le religiose salesiane operano nel Medio Oriente e ora il loro lavoro viene riconosciuto».
Suor Carol ha raccontato in varie occasioni una storia di coraggio e di solidarietà con i bambini, i giovani, i poveri in Siria. Ogni giorno mette la propria vita a rischio, e per questo è diventata un segno di speranza per musulmani e cristiani.
Oltre a dirigere una scuola materna e ad offrire un ambiente sicuro per bambini in difficoltà, suor Carol gestisce un laboratorio di sartoria per fornire competenze professionali a più di cento donne ogni anno.
«Ogni giorno vediamo missili che cadono, ma noi dobbiamo guardare al futuro; la più grande sfida della guerra è la povertà e noi combattiamo entrambe ogni giorno. Nell'ospedale abbiamo tanti malati, una volta un missile è caduto proprio vicino alla struttura e abbiamo operato i pazienti anche nei corridoi. Non c'è un posto sicuro in Siria. Non posso aver paura. Non siamo sole, la Chiesa, le diverse congregazioni religiose si sostengono unite e in solidarietà. Quando cadono le case a causa delle bombe è come se cadessero i nostri sogni, ma noi possiamo ricostruire e pregare per la pace».

«La pace è possibile»
«Ho emesso i primi voti nel 2003 e i voti perpetui nel 2009. Sono entrata nel'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice dopo aver conseguito le lauree in Chimica ad Aleppo e Teologia in Giordania, nel periodo della formazione. Dal 2003 al 2006 ho lavorato in Hadath Bealbek, Libano.
Nel 2006 e 2007 sono stata impegnata nell'Ufficio contabile dell'Ospedale italiano di Damasco. Dal 2010 ad oggi sono animatrice della Comunità, a Damasco e responsabile della Scuola italiana che accoglieva ogni anno circa 200 e più, tra bambini cristiani e musulmani senza aver mai fatto notare la differenza delle due religioni, e questo ha sempre creato una serena armonia. Dallo scorso anno sono tornata a occuparmi dell'Ufficio contabile dell'Ospedale italiano. Nello stesso anno (2010) ho seguito gli studi superiori in Pedagogia a Damasco.
Nel limite del possibile ho svolto l'attività pastorale all'oratorio salesiano per la catechesi agli adolescenti e la preparazione dei fanciulli alla prima comunione. La mia vocazione crede che Dio ha creato il mondo per noi. Non possiamo rimanere indifferenti davanti alla sua distruzione. Cerchiamo di essere tutti e tutte costruttori di pace. Perché la pace è possibile».
Chiediamo ancora a suor Carol qual è la nota salesiana della sua presenza.
«Lavorando soprattutto per le famiglie: aiutarle a pagare la retta scolastica e in alcuni casi anche quella dell'università procurare medicine, visite mediche gratis e anche operazioni attraverso la conoscenza dei genitori medici; pagare l'affitto di case e dare viveri a tutti quelli che bussano alla nostra casa. A cento donne offriamo la possibilità di imparare un mestiere; offriamo corsi di tre livelli e alla fine regaliamo ad ogni donna che supera gli esami una macchina da cucire. Proviamo a offrire una piccola oasi di pace. Abbiamo anche un progetto di musica per diminuire la violenza che cresce dentro di loro ogni giorno. Sono troppo abituati alla guerra».

«Camminiamo per le strade e la morte cammina a fianco a noi»
Suor Carol ribadisce più volte la collaborazione e la solidarietà tra Congregazioni ed Istituti: «Testimoniano una sola e unica Chiesa, dobbiamo aiutarci sempre tra noi, dobbiamo guardare questo in modo positivo, altrimenti cadiamo nella morte”. La situazione in Siria è davvero dura e difficile. Dalle parole di suor Carol traspare la sofferenza per il suo popolo, messo a dura prova ogni giorno da missili e cannoni.
Paura? «Tutti i giorni, noi camminiamo per le strade e la morte cammina a fianco a noi. Ma io non posso avere paura. La Chiesa deve offrire speranza ed entusiasmo. Quando cadono le case a causa delle bombe è come se cadessero i nostri sogni, ma noi dobbiamo ricostruire e pregare per la pace».
Qual è il segreto del suo coraggio?
«La persona non nasce con il dono del coraggio, ma lo acquista con la preghiera, con la tenacia, con la spontaneità, tanta umiltà e carità, espressione dell'amore di Dio che arricchisce il cuore di chi fa tesoro dell'amore che Lui infonde nel cuore di chi ama essere al Suo servizio».