I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

PIERPAOLO ROSSINI

Da cento anni a Venezia

Il 7 dicembre 1917, accompagnati dal rombo incessante dei cannoni piazzati sulla foce del Piave, arrivarono a Castello sei confratelli salesiani.

Matteo aveva una famiglia critica. Il papà a causa della sua propensione al bere rendeva la vita familiare molto tumultuosa. Matteo era in seconda media. Un sabato mattina intorno alle otto quando generalmente andiamo a preparare l'ambiente, c'era una panchina con una persona rannicchiata che dormiva nell'ingresso. Era Matteo che dormiva. Nella sera precedente, molto tardi il papà era tornato a casa ubriaco e aveva allontanato da casa sia la mamma sia lui, anche in modo violento. Poi Matteo aveva accompagnato la mamma dalla nonna ed era venuto a dormire in patronato. Quando l'ho svegliato chiedendogli che cosa facesse, mi ha detto: «Questa è la mia casa». È stato un lungo e interminabile abbraccio.
Nella Venezia paradiso del turismo e dei ricchi vacanzieri c'è anche una porta sempre aperta ai ragazzi e ai giovani. Don Bosco è arrivato qui cento anni fa. Lo ha chiamato un futuro Papa.
Il 19 dicembre 1894 il cardinal patriarca Giuseppe Sarto scriveva al successore di don Bosco, don Michele Rua: “I figli di don Bosco non hanno ancora piantato le loro tende a Venezia ed io vorrei che l'opera di carità che essi esercitano si stendesse anche a questa povera Diocesi”.
Nel 1911 Giuseppe Sarto, divenuto papa Pio X, appoggiò una nuova richiesta perché i Salesiani rilevassero la Direzione del “Patronato San Pietro di Castello” operante in Fondamenta S. Gioachin n° 454, che ospitava ragazzi abbandonati bisognosi di soccorso, istruzione e lavoro.
Il 2 novembre 1911 il Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, don Paolo Albera, invia a Venezia due confratelli: il direttore designato don Luigi Maffini, esule dal Portogallo, e il chierico Alfonso Brudaglio, che era maestro. L'Opera rifiorì potenziando una scuola professionale con 82 alunni interni.
Durante la Prima Guerra Mondiale, i Salesiani, su richiesta del patriarca La Fontaine, accettarono di subentrare alla conduzione del Patronato Leone XIII a Castello al posto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Il 7 dicembre 1917, accompagnati dal rombo incessante dei cannoni piazzati sulla foce del Piave, arrivarono a Castello sei confratelli salesiani.
Nel 1952, su interesse e coordinamento di don Giuseppe Ceriotti, direttore del Patronato Leone XIII, a Castello dall'ottobre 1946, i Salesiani costituirono il Centro Arti e Mestieri - Scuola Professionale presso la Fondazione Cini nell'isola di San Giorgio Maggiore. Questa Scuola fu importantissima per molti ragazzi di Venezia: formò molti giovani avviandoli all'apprendimento di mestieri come falegnami, meccanici, tipografi e altro ancora.

Quattro parrocchie
Attualmente, la comunità salesiana è composta di 7 confratelli.
Nei primi cinquant'anni di presenza, i Salesiani hanno offerto alla pastorale locale il loro contributo essenzialmente attraverso il Patronato e l'aiuto ai parroci della zona. All'inizio c'era l'unica parrocchia di San Pietro, storica sede patriarcale fino ai primi del 1800 e poi trasferita a San Marco. Lungo questo secolo c'è stata la suddivisione di San Giuseppe e di San Francesco di Paola, ma solo dal 1966 il Patriarca le ha affidate alla responsabilità dei Salesiani. È stato un cammino che ha visto diverse impostazioni e che è sfociato ultimamente nell'affidare ad un'unica persona il ruolo di parroco-coordinatore, aiutato da altri 2 confratelli a tempo pieno e dagli altri Salesiani secondo le necessità.
Quest'anno, infine, il Patriarca ha chiesto ai Salesiani di prendersi cura anche della parrocchia di Sant'Elena. In tal modo è affidato ai figli di don Bosco tutto il territorio che va dall'inizio dell'Arsenale all'ultima parte della città storica.
Attualmente, le parrocchie sono una parte integrante, e non solo complementare, della presenza salesiana nel sestiere di Castello. Esse consentono un'attività più completa sia nel campo della formazione e crescita delle persone sia nell'educazione sia nell'evangelizzazione.
Questo territorio, infatti, presenta difficoltà e sfide non indifferenti: l'essere una zona da sempre considerata periferica e marginale rispetto al centro di San Marco-Rialto, anche se dista appena 15-20 minuti a piedi; il progressivo spopolamento e invecchiamento della popolazione che pone interrogativi circa il nostro carisma di per sé più orientato verso le giovani famiglie; la fatica di integrare la nuova parrocchia di Sant'Elena, finora affidata ad altri religiosi, con le altre tre che già da tantissimi anni “respirano” il carisma di don Bosco.
In questo percorso Parrocchie e Oratorio si integrano vicendevolmente in modo essenziale e completo.
Circa una decina di anni fa è nato il Centro Ascolto don Bosco. È un'attività che ha lo scopo di fornire un supporto specifico alle famiglie e ai ragazzi che vivono momenti di temporanea difficoltà.

I “clienti difficili”
Da una parte ci sono giovani che “non fanno notizia perché sono normali” dall'altra ci sono giovani che, forse perché non si accettano o si lasciano trascinare, vivono la fase della propria adolescenza e giovinezza con difficoltà.
In questo quadro si inseriscono i problemi diffusi nella nostra zona: l'uso di droghe, il bisogno di sballo, l'alcolismo. Quasi sempre riconducibili alla solitudine e allo scarso senso di accettazione e di autostima.
Molti ragazzi, sia maschi sia femmine, vivono forme di disagio scolastico, sia per difficoltà di socializzazione sia di motivazione e di apprendimento: il più delle volte, se non si interviene con un'azione di recupero mirata, tale disagio porta all'abbandono scolastico.
Il benessere, che varie famiglie hanno raggiunto con il lavoro di entrambi i genitori, non si accompagna con un adeguato innalzamento del livello culturale ed educativo. Vi sono famiglie che forse hanno le entrate economiche un po' troppo facili ed elargiscono somme ai propri figli in modo sproporzionato all'età. Vi sono cioè parecchi casi di incapacità di proporre un'educazione al denaro. Una mentalità abbastanza diffusa anche a Castello Est, è la cultura del “tutto è dovuto” che si declina nel “ho pochi doveri e tanti diritti”. Questo provoca scontri con le istituzioni ed incapacità di un'azione coordinata di educazione. Si avverte nei giovani la mancanza di progettualità e di investimento sul proprio futuro, per cui preferiscono vivere alla giornata. Si vive con disagio e con rassegnazione l'aumento di famiglie disgregate, con separazioni e divorzi. La vita di fede sembra assopirsi nella maggioranza dei nostri giovani. Per questo è più che mai necessario l'oratorio salesiano.

L'Oratorio è un “arsenale di gioia”
L'Oratorio, che qui si chiama Patronato, è caratterizzato da un'accoglienza gioiosa e personalizzata che introduce a vivere l'ambiente oratoriano attraverso il gioco e l'incontro spontaneo in cortile, a seguire itinerari formativi e spirituali e a vivere l'appartenenza a gruppi impegnati; a vivere un impegno diretto nell'animazione apostolica. La passione per i giovani ci spinge ad amare tutto ciò che essi amano ed è buona affinché, sentendosi amati, possano scoprire Dio, il nostro grande amore. L'oratorio è frequentato da ragazzi e giovani di tutte le fasce d'età. La fascia d'età più numerosa è quella della scuola primaria e media.
Sono molti anche gli adulti che da oltre 10 anni si ritrovano e che a vari livelli partecipano alla vita dell'Oratorio, chi come catechista, chi come educatore, chi solo come simpatizzante.
Tutti hanno un'occasione mensile, generalmente alla domenica pomeriggio, nella quale proporre un momento di preghiera, riflessione, confronto su tematiche quotidiane mediante la visione di un film, nonché anche di condivisione familiare con la cena.
Nell'Oratorio si favorisce naturalmente il protagonismo giovanile perché ogni giovane possa esprimere e vivere le proprie qualità personali. Questo si concretizza in particolar modo negli Amici di Domenico Savio che, all'interno del Movimento Giovanile Salesiano, si caratterizzano per la proposta formativa e la spiritualità salesiana, condivisa anche dal gruppo scout Venezia 5.
Il gruppo ministranti, seguito da don Pierpaolo, è composto da una quindicina di ragazzi e bambini. La Proposta Estate Ragazzi (PER) è un'iniziativa che l'Oratorio organizza durante il periodo delle vacanze estive. Dura quattro settimane, sono coinvolti animatori giovani e adulti per le attività di animazione e manuali. Vi aderiscono anche bambini e ragazzi di altre parrocchie. È un momento aggregativo significativo. Alla sera la PER lascia il posto all'Oratorio Night, una serie di attività e proposte aperte a tutti, in particolare alle famiglie.
Il doposcuola è un'attività nata nove anni fa su richiesta di una mamma che chiedeva uno specifico aiuto per i compiti del proprio figlio. Siamo partiti con due educatori e tre ragazzi; ora il “Doposcuola alla don Bosco” coinvolge oltre 30 educatori, quest'anno sono stati iscritti 70 ragazzi e ragazze e attualmente c'è una presenza media di oltre 50 ragazzi ogni sabato dalle 9 alle 12.
Anche qui non mancano le difficoltà: «Tre ragazzi studiavano inglese con un educatore (dirigente di un'azienda spesso all'estero durante la settimana aveva appunto il compito di preparare i ragazzi per l'esame di inglese per la licenza di terza media). Affranto l'educatore mi dice che fa molta fatica a coinvolgerli perché sono completamente disinteressati (due di loro erano al secondo tentativo per superare l'esame). Proviamo il metodo cuore a cuore. Li raduniamo in un ambiente più riservato, incominciamo a parlare delle nostre vite e delle loro poi gli chiediamo: “Ma da grandi che cosa vorreste fare?” La risposta non si è fatta attendere. Uno il motoscafista e due i gondolieri. Quale migliore occasione per controbattere come educatori: “Ma allora è importante studiare l'inglese visto che a Venezia e per questo tipo di lavoro che avete in mente, è indispensabile”. Risposta sì, ma noi faremo gli “abusivi”. Poi l'altro educatore ha avuto una genialata. Siccome uno dei tre ragazzi è un mago nel montare, smontare e truccare i motori fuoribordo e ne aveva uno appena acquistato con istruzioni in inglese, ha chiesto ai ragazzi se potevano truccargli il motore previa lettura e traduzione delle istruzioni. Detto fatto, obiettivo raggiunto».

La casa per ferie
La comunità salesiana gestisce anche la casa per ferie “Ca' Leone XIII” che fa parte dell'omonimo Patronato, situato nel Sestiere di Castello, nelle vicinanze dei Giardini della Biennale, a quindici minuti a piedi da Piazza San Marco.
Trovandosi in un quartiere residenziale, fuori dai percorsi turistici di massa, la nostra posizione risulta decisamente un punto di forza: la tranquillità di una passeggiata nel verde, l'autenticità dei negozi, le caratteristiche calli, vi immergeranno nella vita quotidiana di Venezia e dei suoi abitanti. Un angolo ideale per concedersi una pausa dal frenetico ritmo imposto dalla visita di Venezia.