I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

O. PORI MECOI

Nelle terre sognate da don Bosco

Incontro con don Natale Vitali

Consigliere regionale per l'America Latina Cono Sud (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay)

Com'è nata la sua vocazione?
La mia vocazione è nata in un oratorio. Ero studente universitario e fui affascinato dallo spirito di famiglia, dalla cordiale accoglienza dei salesiani, dal protagonismo dei giovani. Mi accorsi che i salesiani davano autentica importanza ai giovani nel processo di educazione alla fede e li stimolavano ad essere missionari dei loro compagni.
Come l'ha presa la sua famiglia?
Mia madre mi ha sempre appoggiato e incoraggiato con i consigli e con l'esempio. Partecipava tutti i giorni all'Eucaristia. Mio padre mi lasciò libero ma non era questo il cammino che aveva sognato per suo figlio.
Quando ha deciso di andare in Missione?
Durante l'anno di Noviziato, a Pacognano (NA), un salesiano missionario in Perù ci parlò molto della vocazione missionaria come cammino per vivere la vocazione salesiana e dopo un periodo di discernimento con il Maestro scrissi la domanda per le missioni al Rettor Maggiore.
Perché l'America Latina?
Io avrei voluto andare in Africa, ma il Rettor Maggiore mi inviò in Cile, dove arrivai il 23 dicembre del 1975. Da quel giorno, il Cile è la mia patria, la mia Ispettoria e la terra dove desidero vivere e morire. Ho lavorato in Cile da quel giorno fino all'anno 2008.
Qual è il suo compito attuale?
Dal 2008 presto servizio nel Consiglio generale della Congregazione per il secondo sessenio come Regionale dell'America Latina, Cono Sud. Questo significa che devo occuparmi di undici ispettorie. Sei del Brasile, due dell'Argentina e una ciascuno di Cile, Paraguay e Uruguay.
Qual è lo stato di salute “salesiana” del Cono Sud?
Il carisma salesiano si è impiantato bene in queste terre sognate da don Bosco. Le opere si sono sviluppate molto, con caratteristiche diverse in ogni nazione: scuole, centri di formazione tecnica, parrocchie, opere sociali, oratori e centri giovanili, missioni e strutture di formazione. Si soffre attualmente la diminuzione delle vocazioni alla vita consacrata, ma aumenta sempre di più la partecipazione responsabile dei laici e dei gruppi della Famiglia Salesiana in un lavoro unitario. Stiamo cercando di ridare significato e rilevanza alle presenze salesiane, di operare di più in rete, di mantenere le case di formazione in forma interispettoriale e impegnarci per rispondere alle nuove sfide della cultura e delle necessità dei giovani di oggi.
Papa Francesco ha portato un risveglio?
I suoi gesti, le parole chiare con “sapore di Vangelo” hanno provocato molto entusiasmo, soprattutto nei giovani che hanno visto in Lui un uomo di pace, preoccupato per la “casa comune”, un cristiano convinto in tutto il suo essere e un pastore “con l'odore delle pecore”. Hanno sentito un uomo vicino alle necessità delle persone, realmente preoccupato per gli uomini e le donne di oggi, perché possano davvero udire il “primo annuncio del Vangelo”.
Quali sono i problemi sociali ed ecclesiali della sua Regione?
La disuguaglianza è una caratteristica storica e strutturale delle società latinoamericane che rende difficile lo sviluppo e costituisce un terribile ostacolo contro l'eliminazione della povertà, l'allargamento dei diritti e il loro esercizio, come pure una governabilità democratica. Senza un vero cambiamento è impossibile diminuire la povertà. Questa si ripercuote sulla qualità dell'educazione, sull'impossibilità di trovare un lavoro migliore e un livello di vita più degno.
La violenta e disumana economia neo-liberale ha provocato una migrazione molto forte tra i paesi del continente e dentro lo stesso paese. Il trasferimento dalla campagna alla città e da un paese all'altro ha provocato da un lato la perdita di valori e di tradizioni culturali e religiose, dall'altro lato un ampliamento grazie ad altre forme di vivere e pensare del proprio universo. Il problema dello sradicamento provoca la necessità di ritrovarsi e riunirsi insieme.
Culturalmente siamo in una società che promuove una visione di felicità conseguibile senza riferimento a Dio e la pluralità di idee ha portato a privilegiare il relativismo e relegare il nostro cristianesimo ad un livello intimistico e personale. Questo ha colpito anche la fede del popolo e la densità e la profondità dei contenuti della fede.
Il progresso tecnologico ha spalancato ai giovani, soprattutto, un nuovo continente, quello virtuale, formando una nuova cultura della comunicazione. È una grossa sfida per la Chiesa assimilare i nuovi linguaggi e offrire la buona novella di Gesù a coloro che attraversano questi mondi non ancora ben esplorati dalla Chiesa.
L'economia che genera esclusione e la disuguaglianza continuano a colpire le nostre nazioni, approfondendo la separazione tra coloro che vivono in abbondanza e quelli che sopravvivono in condizioni di scarsità. Le pubblicità stimolano sempre più la cultura del consumo e dell'“esclusione” spingendo la gente a vivere sopra le sue possibilità reali.
Non sono comparsi leader politici con nuove idee o proposte e questo provoca disillusione nella popolazione. La ricerca del potere, dell'attaccamento alle cariche e dell'arricchimento personale sono i pericoli di coloro che dirigono i destini delle nostre nazioni con la conseguente piaga della corruzione.
La nostra Regione conserva le sue radici religiose, anche se si stanno differenziando, in diverse confessioni cristiane, in nuove forme di vivere con o senza spiritualità e senso della trascendenza, e anche nella ricerca di apparente successo e prosperità, o con accentuazioni fondamentaliste, apologetiche, venate di proselitismo.
Come sono i giovani?
I giovani del nostro continente non hanno perso la capacità di sognare e di donarsi agli altri. Ma la Chiesa deve inventare nuove strategie per raggiungere la loro cultura e risvegliare in loro “quella fibra” che li fa sognare e dedicarsi agli altri.
Qual è il suo sogno?
Che noi salesiani sappiamo convertirci per “ascoltare il grido” dei giovani di oggi e che la nostra passione apostolica sia la stessa del nostro padre don Bosco: «appassionati per Dio e per i giovani».

DON NATALE VITALI
Il Capitolo Generale 27 ha confermato don Natale Vitali come Consigliere regionale per l'America Cono Sud. “Speravo che un altro prendesse più voti, così mi sarei potuto riposare. Comunque accetto” ha detto scherzando don Vitali.
Italiano di origine, don Natale Vitali è nato il 14 maggio 1955 a Montappone, in provincia di Ascoli Piceno. Dopo la formazione iniziale in Italia si reca in Cile dove, completati gli studi di teologia, è ordinato diacono il 23 agosto del 1981 e sacerdote il 31 luglio 1982.
Professore di religione e consulente scolastico, ha fatto esperienza di direttore di comunità, parroco ed economo, per diventare dapprima consigliere e poi Ispettore del Cile per due mandati, dal 1995 al 2000 e dal 2006 al 2008, quando viene eletto dal CG26 Consigliere regionale per l'America Cono Sud.
In precedenza aveva già partecipato ai due Capitoli Generali antecedenti ed era stato anche vicario per la Vita Religiosa dell'arcidiocesi di Puerto Montt.