I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

La tecnologia porta solo vantaggi?

Sul fatto che la tecnologia sia il perno attorno al quale ruotano le vite dei giovani, non ci sono dubbi.
Sembra che i nativi digitali non ne possano proprio fare a meno. Che cosa ne pensano i giovani?

Claudio, 22 anni:
«Penso che la tecnologia sia ormai diventata qualcosa d'imprescindibile nel nostro vivere quotidiano. Non possiamo fare a meno di tutto quello che essa ha da offrirci, il che può essere un bene se la si sfrutta in modo corretto, ma allo stesso tempo può rivelarsi un male se la si usa senza una giusta conoscenza e accortezza. La gioventù di oggi non gode più di una propria e libera identità ma tende a nascondersi dietro una maschera composta di social network e monitor: così facendo ci si sente al sicuro, ma allo stesso tempo ci si rinchiude in un mondo composto di solitudine. Un chiaro esempio di uso scorretto e perverso riguarda le false identità con cui si può rischiare di venire a contatto nei social network. Anche nel mondo del lavoro ci sono dei rischi. In futuro, se le macchine sostituiranno quelli che oggi sono lavori umani, credo, per esempio, che si perderebbe il bello del socializzare con le persone. Ma non possiamo fare di tutta l'erba un fascio. La tecnologia negli anni è stata di grande aiuto: basti pensare solo a quanto ha facilitato lo studio nel campo scolastico, permettendo ai giovani di poter approfondire la propria conoscenza non fermandosi al semplice libro di testo, ma immergendosi pienamente nella miriade di informazioni di cui internet è colmo. Basti pensare all'approccio che si può avere oggi in qualsiasi ambito di studio (medico, letterale, scientifico, ingegneristico ecc.). La possibilità di poter vedere grazie all'ausilio di visori di realtà aumentata, o di toccare e creare con le stampanti 3d, ci fa apprezzare al meglio, in modo più entusiasmante quello che prima era possibile solo grazie ai libri e ad una buona immaginazione. Anche i non nativi digitali possono godere di queste novità, per questo penso che debbano imparare ad utilizzare la tecnologia. Allo stesso tempo però è necessario che loro non rinuncino a ciò che sono, mentre noi giovani dovremmo cercare di apprezzare di più il passato da cui deriviamo».

Miriam, 19 anni:
«Sono nata nel 1997, e devo dire che ho, in un certo senso, subito le conseguenze di molti cambiamenti. La tecnologia, poi, dal XX secolo si è sviluppata al massimo ma noto che molti non hanno davvero capito il senso della tecnologia e la positività di essa. Oggi è più importante creare una “storia su Instagram” che vivere il momento stesso, è più importante creare bullismo in rete che cercare di aiutare il prossimo ed è più importante vivere un amore dietro un telefono o un computer, vergognandosi di farsi vedere per come si è, o ancora, è più importante dettare leggi da dietro un computer per togliere la vita a persone innocenti. Penso ancora che la tecnologia avrà sicuramente un forte impatto sul mondo lavorativo del futuro e al momento riesco solo ad immaginare un mondo di disoccupati. Siamo nel 2017, la Costituzione italiana si basa sul lavoro, ma già ora sappiamo che l'Italia ha un alto tasso di disoccupazione e che in parecchie fabbriche molti lavori manuali, o per lo più lavori svolti da persone, sono stati sostituiti da una macchina. Il vero senso della tecnologia secondo me però è non abbandonare mai gli amici che stanno dall'altra parte del mondo, quindi avere la possibilità di sentirsi quando si vuole; è condividere i momenti belli della propria vita senza esagerare e senza creare messaggi negati; è vivere un amore a distanza. La tecnologia ormai fa inevitabilmente parte della nostra quotidianità, quindi credo che tutti debbano avere almeno un minimo di conoscenza su di essa. Allo stesso tempo però, proprio i nativi digitali, pur possedendo l'abilità di saper mandare un messaggio su Whatsapp, non dovrebbero ignorare e abbandonare le abitudini del passato».

Fabrizio, 16 anni:
«Brutta domanda per un nativo digitale! Noi giovani, infatti, tendiamo ad oscurare i punti negativi, quasi come se le nuove tecnologie fossero perfette. In fondo, per un giovane della mia età, se devo dire il vero, la tecnologia è quella cosa che ti aiuta a scoprire cosa fa il ragazzo o la ragazza che ti piace. In ogni caso, la tecnologia ha aiutato la diffusione di informazioni, il contatto tra persone distanti (o vicine ma sconosciute). La tecnologia ha in un certo senso “avvicinato” gran parte della popolazione mondiale. Già, solo gran parte, perché ricordiamo che al mondo c'è anche chi queste novità non le ha mai viste. A questo proposito mi viene in mente una signora anziana che abita dalle mie parti e che ha imparato a utilizzare Skype soltanto per rimanere vicina al figlio emigrato in Canada! Ma come si dice, se da un lato ha avvicinato parte della popolazione mondiale, la tecnologia è riuscita anche ad allontanare fisicamente le persone vicine a causa di quella che chiamiamo dipendenza. La tecnologia può occupare un gran ruolo nella nostra vita, ma noi dobbiamo essere bravi a non farle prendere il sopravvento. Poi soprattutto dobbiamo essere bravi a tener sempre gli occhi aperti: la tecnologia, intesa nella sua componente maggiore, il web, è una vera e propria giungla e non è difficile imbattersi in truffe, furti (che siano di soldi o identità), in persone mal intenzionate di tutti i generi. Lanciando un'occhiata, invece, al mondo del lavoro nel futuro credo che i robot potranno affiancare l'uomo, come già fanno. Tuttavia ancora siamo molto lontani dalla loro completa autonomia. Allo stesso tempo però c'è il rischio che l'uomo perda quasi ogni senso della sua esistenza e inizieremo a chiederci a cosa serviamo se abbiamo creato qualcosa che fa le cose non come noi, ma meglio».