I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

FELIX URRA

DON GIANCARLO ISOARDI

Morto a Torino, il 24 dicembre 2016, a 80 anni

La notizia improvvisa della sua morte, avvenuta all'Ospedale, dopo un'operazione chirurgica, ci ha lasciati sbigottiti. Sono entrato nella sua camera insieme a suo fratello e a sua cognata. Tutto era in ordine, come se stesse aspettando il suo ritorno. Sul tavolino c'era solo un foglio con queste parole: «Sto partendo per l'Ospedale Molinette. So cosa mi attende, ma ignoro ciò che potrà accadermi. Da come si è espresso il chirurgo che mi opererà, so che l'intervento è delicato. Ciononostante parto sereno e tranquillo. Ho celebrato, al sorgere dell'aurora, la Santa Messa della IV domenica d'Avvento e ho offerto al Signore l'incertezza di quest'ora. Mi è di conforto pregare il Salmo 130 e sentirmi “come bimbo in braccio a sua madre” spesso ho consigliato questa preghiera a chi, nello sconforto, domandava luce e forza. Ora è giusto che faccia mia questa invocazione.
Nel silenzio di questa domenica che sta nascendo voglio dirti, Signore, la gioia di essere prete e salesiano; questa è stata la mia bandiera in mezzo alle migliaia di ragazzi in Brasile, la mia ricchezza di cui mi sentivo e mi sento fiero. Ti ringrazio e ti benedico per la Mamma e il Babbo che mi hai dato, per i confratelli che ho cercato di capire ed amare, per tutti i ragazzi che ho incontrato e servito come meglio sapevo. Ti chiedo perdono per tutti i peccati commessi e ti ringrazio per il tuo perdono tante volte ricevuto».
I suoi amici del Brasile, exallievi e famiglie, nel manifesto del suo ricordo hanno scritto: «Una volta di don Bosco, sempre di don Bosco». È il motto che ha accompagnato per tutta la vita don Giancarlo Isoardi. È entrato nella gioia del suo Signore la vigilia di Natale, a 80 anni.
Ci ha lasciati quaggiù quasi all'improvviso, durante un breve ricovero all'ospedale per una operazione.
La sua agenda era ancora piena di impegni per la predicazione di ritiri ed Esercizi Spirituali nei prossimi mesi.
Don Giancarlo era nato a Stroppo (CN) l'11/08/1936. I suoi genitori, Giuseppe e Giuseppina Lusso, formavano con i tre figli una famiglia unita dall'amore e da una fede salda e vissuta. A dodici anni entrò nell'aspirantato di Chieri (TO), per i primi studi. Si può dire che da quel momento rimase sempre con don Bosco. Cinquantasette anni come salesiano e 53 da sacerdote.
Ricevette il Diaconato il primo gennaio del 1963 e l'Ordinazione presbiterale il 25 marzo dello stesso anno nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.
L'anno dopo all'ordinazione sacerdotale, all'età di 28 anni, partì come missionario in Brasile dove rimarrà durante 38 anni. Le comunità di Porto Velho e Manaus, soprattutto, lo ebbero a lungo come parroco, animatore di oratorio, direttore.
Dal Brasile arrivano belle testimonianze: «Parlava la lingua come un vero brasiliano». In tanti lo ricordano con affetto e gratitudine: «Abbiamo la certezza che sta celebrando il Natale in Cielo perché amava la Chiesa, la Congregazione, il suo Sacerdozio, la sua Vocazione. Ma il dolore è forte. Ho passato vari anni assieme a lui qui in Brasile nell'Amazzonia. L'ho visitato in ottobre lì a Valdocco, passando alcune ore allegre in mezzo a tanti ricordi.Ho ricevuto la sua ultima e-mail il sedici scorso. Ed ora... il distacco! Dio Padre ci dia forza per essere ora noi coerenti come lo fu padre Juan Carlos».
Un'altra: «Sereno, bonario e scherzoso. Una voce sonora, profonda e calma. I concetti chiari e stimolanti. Un'eccezionale conoscenza di don Bosco ed un'arte di presentarlo che solo un salesiano innamorato del suo Padre può avere.
Mai banale, mai ripetitivo. Mai gonfio di sé, ma semplice e disponibile. Non lasciava mai soli i direttori (e le Direttrici) in difficoltà con la predicazione.
Innamorato di don Bosco, studioso, buon conoscitore della letteratura salesiana che sapeva comunicare con passione e rara competenza.
Spiegava così il titolo del suo ultimo libro pubblicato nel 2015, “Di don Bosco si può dire tanto”: «L'ho ripreso leggendo il discorso che papa Francesco aveva preparato in occasione del suo viaggio a Torino per venerare la Sindone e pregare presso l'altare del santo dei giovani nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il 21 giugno 2015».
Si sentiva un “missionario della misericordia” con ore di confessionale, guida spirituale in Basilica e nelle comunità salesiane da dove era richiamato.
Senso di chiesa diocesana e cuore di parroco. Tutte le domeniche celebrava la Santa Messa nella chiesa di Santa Elisabetta a Collegno con un'omelia ben preparata e curata.
Era sempre presente negli incontri comunitari e partecipava con entusiasmo alla vita comunitaria. Quando non poteva già più parlare affidò ad un confratello le sue ultime parole: «Grazie per le vostre preghiere e la vostra amicizia. Sono lì con voi. Don Giancarlo».
Nel libro già citato “Di don Bosco si può dire tanto” sono significative le parole con cui termina l'ultimo capitolo intitolato: A Maria Ausiliatrice: Adesso e nell'ora della morte.
Don Giancarlo racconta la morte di don Bosco con vera commozione: «Don Bosco invoca: “Madre, apritemi le porte del paradiso!”.
La Madonna lo aveva preso per mano da bambino quando, impaurito da un sogno più grande di lui, le era corso accanto; ora veniva a riprenderlo e a introdurlo nella gioia senza fine».
Proprio come è accaduto anche a lui, la vigilia di Natale.