I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

Dove abita la fiducia

Una casa nella Repubblica Ceca dove tutte le porte sono aperte e tutti hanno le chiavi

Chiavi inutili
Hanno le chiavi di casa e la fiducia: non ne abuseranno e non lasceranno entrare nessun estraneo. Quando qualcosa accadrà, verranno a dircelo. Ricambiano la fiducia e sanno che possono contare su di noi. Le camere non si chiudono e la maggior parte non chiude a chiave neanche gli armadi: credono che gli altri siano “onesti cittadini”. Lasciano aperta anche la biblioteca, la sala dei computer, gli strumenti musicali, i materiali didattici: se prendono in prestito qualcosa, lo restituiranno. L'atmosfera presuppone l'onestà e nello stesso tempo la promuove. Ma dove si trova questa isola felice? Centro Europa, Repubblica Ceca, dove sono presenti le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Lavori in corso
Suor Ludmila Rybecká, direttrice del pensionato di Hradec Králové, racconta: «Attualmente è in atto un processo di graduale trasformazione della nostra opera ed è per noi un'esperienza di come Dio conduce, facendo fare piccoli passi. Cerchiamo di non respingere nessuna possibilità di compiere il bene, anche se appare difficile. Onesti cittadini e buoni cristiani è il nostro motto. Onesti cittadini: l'onestà è qui uno dei valori chiave. Tutto è basato sulla fiducia: noi verso le studentesse, loro verso di noi e loro tra di loro. Buoni cristiani: la nostra offerta si differenzia perché alcune giovani sono credenti, altre in cerca della fede, altre ancora provengono da chiese non cattoliche, alcune sono atee; così cerchiamo di garantire che ciascuna possa trovare ciò che è adatto a lei per quanto sta vivendo oggi. Ciò che chiediamo da tutte loro è il rispetto dei valori cristiani fondamentali: la vita, la famiglia, la verità, l'aiuto reciproco, la solidarietà, il servizio e, ovviamente, l'onestà. Offriamo varie possibilità per approfondire e condividere la fede: la preghiera, i sacramenti, la fraternità, i colloqui, i ritiri, la cultura».
Suor Helena Kotásková, dirigente della scuola professionale, ci dice: «Una delle opere principali è la scuola professionale di Karlín, a Praga, frequentata dai giovani che hanno abbandonato la scuola secondaria o i corsi professionali, o dai ragazzi che hanno terminato la scuola secondaria inferiore con voti bassi o che non hanno finito la scuola dell'obbligo; sono ragazzi provenienti perlopiù da ambienti familiari poveri. La scuola accoglie allievi con bisogni educativi speciali, quelli socialmente svantaggiati, gli orfanotrofi, i disabili, ed offre loro l'indirizzo infermieristico, di ristorazione, di sartoria.
Ogni anno alcuni studenti trovano la strada verso Dio e chiedono il sacramento del battesimo. Molti ritrovano la fiducia in se stessi, scoprono il proprio valore e sono in grado di formare una famiglia».

All'origine: un quadro ed un altare
Suor Jurgita Jagminaitė ci aiuta a fare memoria storica, individuando il collegamento tra le Figlie di Maria Ausiliatrice lituane prima della seconda guerra mondiale, durante la clandestinità, e l'attualità: «Sono convinta che le preghiere e l'offerta delle nostre prime sorelle abbiano preparato l'oggi. Vorrei condividere un fatto che mi ha colpita molto. Nella nostra cattedrale di Kaišiadorys ci sono il quadro e l'altare di Maria Ausiliatrice e anche il quadro di don Bosco. È una coincidenza?
In questa città, durante il comunismo e anche dopo, abitava suor Stefanija, deceduta nel 1995. Secondo me, Maria Ausiliatrice con don Bosco e questa sorella, hanno preparato la strada e ci aspettavano a Kaišiadorys!».
Racconta suor Jurgita: «L'anno scorso ho conosciuto una famiglia, in cui crescevano quattro bambini di 7, 9, 12 e 13 anni. Era una famiglia povera in tutti i sensi. Abbiamo saputo che questa famiglia non aveva abbastanza cibo ed era a rischio sotto tanti punti di vista; abbiamo cercato di sostenerli per quanto potevamo. Visitando questa famiglia ho visto che la mamma di questi bambini era gravemente ammalata: un cancro in stadio avanzato; è morta qualche mese dopo. Parlando con l'assistente sociale, abbiamo scoperto che i bambini non erano stati battezzati. Mi sono messa d'accordo con il padre e l'assistente sociale e abbiamo cominciato la preparazione per il battesimo e per la prima comunione. È stato bello vederli capire, imparare, condividere anche la loro vita. Questi bambini hanno fame non solo del pane ma anche dell'affetto, della comprensione. Per questo la nostra storia continua così: cercando di dare quello che possiamo e quello che può essere d'aiuto per la loro crescita umana e cristiana»”.