I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

«Ho fissato il mio cuore al largo»

Incontro con don Alfred Maravilla

Nuovo superiore della Visitatoria Papua Nuova Guinea-Isole Salomone (PGS)

“La vita missionaria per me è uno stato permanente d'inquietudine.
Significa essere sempre disposti a osare l'improbabile in modo da imparare a confidare nel Signore”

Com'è nata la tua vocazione salesiana?
Vengo da una famiglia piccola. I miei genitori hanno avuto solo due figli. Io, il primogenito, e mio fratello arrivato tre anni dopo di me. Era una usanza della mia famiglia trovarsi per celebrare i compleanni e le grandi feste come il Natale, la Pasqua, la Festa di Ognissanti, ecc. Quindi ci trovavamo spesso con i miei cugini, nonni e parenti per queste celebrazioni. Per la scuola secondaria i miei cugini erano andati dai salesiani, allora i miei genitori hanno voluto che anch'io andassi dai salesiani insieme a loro, anche se preferivo andare dai fratelli di De la Salle perché alcuni dei miei compagni di scuola erano andati da loro. Posso dire che i Salesiani mi hanno sedotto! Conoscere i salesiani fu una cosa sorprendente per me. Questi preti e chierici che giocavano a pallone con noi mi hanno fatto capire che là c'era qualcosa di diverso. Piano piano mi hanno coinvolto nel centro giovanile. Il resto è ormai storia.
Perché hai scelto di essere missionario?
Quando ho conosciuto i Salesiani tutta la Congregazione era piena di fervore missionario non solo a motivo del Progetto Africa, ma anche perché don Egidio Viganò, all'epoca Rettor Maggiore, aveva chiesto ad ogni Ispettoria di “adottare” un territorio missionario. Molti Salesiani della mia Ispettoria erano già partiti come missionari in Thailandia ed Etiopia. Poi don Viganò aveva dato alla nostra Ispettoria la responsabilità di iniziare la presenza salesiana in Papua Nuova Guinea. Il mio cuore era inquieto perché sentivo anch'io quella chiamata interiore a lasciare le rive conosciute e fissare il mio cuore al largo.
Come l'hanno presa i tuoi genitori?
La mia mamma mi chiedeva: “Perché vuoi essere missionario in un posto lontano, mentre qui nelle Filippine ci sono tanti poveri e quelli che hanno bisogno di essere re-evangelizzati?” Con fatica cercavo di spiegarle che la mia vocazione missionaria è una vocazione dentro la mia vocazione salesiana. È un'ansia dentro di me per rispondere alla chiamata del Signore. Non credo di averla convinta con le mie parole. Ma le ho sentito dire ai suoi amici che è contenta che sono missionario, perché anche se sono lontano da loro, mi vedono sempre molto felice.
Alfred Maravilla è nato a Silay City, Negros Occidental, nelle Filippine, il 31 luglio del 1962. Dopo aver svolto il Noviziato a Canlubang, è partito missionario in Papua Nuova Guinea (PNG), dove il 24 marzo 1988, a Gabutu, ha emesso i voti perpetui. Dopo aver studiato Teologia a Cremisan, in Israele, ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nella sua città natale, il 15 agosto 1992. Dal 2008 ha lavorato nel Settore per le Missioni nella Casa Generalizia di Roma, occupandosi in particolare della formazione e dell'accompagnamento dei missionari.
Don Maravilla, che parla filippino, inglese, italiano, spagnolo, francese e pidgin malese, succede a don Pedro Baquero, nominato vescovo di Kerema, PNG, da papa Francesco lo scorso 20 gennaio.
Non hai mai avuto paura?
Ma devo dire anche che quando la mia domanda missionaria venne accettata, la mia gioia iniziale si trasformò ben presto in incredulità, in quanto mi resi conto di essere stato inviato in Papua Nuova Guinea. “Sopravvivrò in un posto così difficile, con la malaria, con il clima e culture inizialmente difficili da capire per noi stranieri?”. Ero partito dopo un anno di tirocinio. Avevo ventitré anni! I miei timori e le ansie divennero ben presto una ferma volontà di imparare bene la lingua e la cultura della “mia gente”. Insieme con altri quattro salesiani avviammo una nuova presenza nella Capitale. Don Bosco era ancora praticamente sconosciuto nel paese. È dura essere un pioniere. Abbiamo dovuto improvvisare tutto. Ma erano anni pieni d'iniziative, d'entusiasmo e di gioia.
Quali sono state le tue prime esperienze salesiane?
Per la Teologia mi hanno mandato a Cremisan. Sono stati anni bellissimi non solo perché potevo studiare la teo-logia in Terra Santa, ma soprattutto perché l'esperienza e la fatica interculturale in una comunità salesiana multiculturale in un ambiente multireligioso mi hanno fatto spalancare i miei orizzonti missionari! Dopo la mia ordinazione sono stato inviato immediatamente per la licenza in missiologia alla Gregoriana. Sono due anni dove si respira l'universalità della Congregazione e della Chiesa. Dopo gli studi sono stato inviato nuovamente nell'opera dove avevo iniziato la mia avventura missionaria. Questa volta abbiamo lavorato per formare i nostri collaboratori laici autoctoni. Abbiamo avviato anche il primo gruppo di Salesiani Cooperatori e dell'ADMA.
Letteralmente vedevo davanti ai miei occhi il carisma salesiano mettere radici. Insegnavo anche la missiologia nel seminario interdiocesano. Facevo parte della commissione episcopale per il dialogo ecumenico. Per cinque anni sono stato direttore del Centro Liturgico-Catechetico della conferenza episcopale. Adesso, guardando indietro, mi rendo conto che accompagnare l'opera di evangelizzazione delle ventitré diocesi ha allargato i miei orizzonti ecclesiali e missionari.
Ora sei il nuovo superiore della Visitatoria.
Mentre stavo lavorando alla mia tesi a Roma in teologia fondamentale all'improvviso, ricevetti una telefonata dal neo eletto Consigliere per le missioni, don Vaclav Klement e mi chiese di far parte del Settore Missioni. Accettai solo dopo un intenso discernimento. Ora, dopo aver incontrato i missionari in cinque continenti e spesso in situazioni difficili, sono grato per la prospettiva mondiale della Congregazione che ho avuto.
Avevo già iniziato a preparare la conclusione del mio servizio nel Settore per le Missioni, quando il Rettor Maggiore mi ha chiamato nel suo ufficio per chiedermi di essere il Superiore della nuova Visitatoria di Papua Nuova Guinea-Isole Salomone. Mentre mi stava spiegando la sua scelta, la mia mente era turbata da molte domande e dubbi. Ma ho anche sentito una voce interiore che mi sussurrava di osare prendere il largo ancora una volta.
Quali sono le opere salesiane in Papua e Isole Salomone?
I salesiani sono conosciuti nei due paesi (Papua Nuova Guinea e Isole Salomone) per l'educazione tecnica. Dire don Bosco equivale a lavorare per i giovani marginalizzati. Abbiamo una continua richiesta dai vescovi e dal governo per aprire nuovi centri professionali.
La visitatoria della Papua Nuova Guinea e Isole Salomone ha solo una quarantina di confratelli, 18 aspiranti universitari, 3 prenovizi, 2 novizi, e 3 postnovizi e 2 salesiani sacerdoti autoctoni. La sfida è non restare nelle nostre opere ma avere il coraggio di vedere le nuove periferie. I confratelli sono pochi ma il cuore missionario di don Bosco ci spinge ad andare avanti per cercare ancora nuovi modi per aiutare i giovani poveri. Questo è lo spirito missionario di don Bosco che rinnova la nostra Congregazione.
Che cosa significa oggi essere missionari?
La vita missionaria per me è uno stato permanente d'inquietudine. Significa essere sempre disposti a osare l'improbabile in modo che si impari a confidare nel Signore, che ci invita a fissare costantemente i nostri cuori al largo.

OASI NELL'IMMENSO OCEANO
La Nuova Guinea è la seconda isola per estensione al mondo (785.000 km2), dopo la Groenlandia. Si trova nell'oceano Pacifico, e fa parte dell'Oceania vicina, dal momento che è prossima all'Asia sud-orientale. Politicamente l'isola della Nuova Guinea è divisa tra lo stato della Papua Nuova Guinea (classificato come parte dell'Oceania) e quello asiatico dell'Indonesia (regione dell'Irian Jaya).
La Papua Nuova Guinea è un paese affascinante, selvaggio, ma anche pericoloso. Lo stato è molto tradizionale e possiede molti popoli con diverse tradizioni; si trova nella penisola di Papua. La maggior parte del territorio è costituito da foresta pluviale che negli ultimi anni è diminuita molto a causa della deforestazione.
Le Isole Salomone, formate da sei isole principali e da un migliaio di altri isolotti, è uno degli stati insulari del Pacifico con minor densità di popolazione, dove poco più di mezzo milione di persone vive su una superficie di 26mila chilometri quadrati. Nonostante la bassa densità di popolazione, però, per alcuni abitanti delle Isole Salomone trovare un posto sicuro dove vivere è diventato difficile. Nell'arcipelago ci sono grandi isole vulcaniche in cui le persone si possono trasferire. Gli spostamenti, però, possono creare delle tensioni. La maggior parte del territorio è controllata dai proprietari storici, e quindi spostare un gruppo di persone in un territorio altrui ha provocato un conflitto etnico.