I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FINO AI CONFINI DEL MONDO

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ECUADOR. Studenti delle popolazioni indigene si laureano all'università politecnica salesiana

È stato Paúl Naikiai Jintiach, giovane della popolazione indigena shuar dell'Amazzonia, l'incaricato di pronunciare di fronte al pubblico il discorso ufficiale da parte degli studenti laureati. Il giovane ha ringraziato l'Università Politecnica Salesiana (UPS): “Questo spazio è stata la mia casa. Oggi ci congediamo da questa bella università e iniziamo una nuova fase, da professionisti” ha detto.
Il 31 marzo, dal campus Sud dell'UPS, sede di Quito, sono usciti 52 nuovi dottori professionisti: in Ingegneria dei Sistemi, Elettronica, Ambientale, Civile e Gestionale.
Il Direttore del Corso d'Ingegneria Elettronica ha parlato dell'importanza dell'aspetto umano nel lavoro professionale. “Ciò che ci definisce è la componente umana, perché rafforza la fiducia, l'impegno e la responsabilità. Avete una missione importante per la società”.
Paúl Naikiai Jintiach e Luis Andrango, i due neo ingegneri provenienti dalle missioni indigene salesiane, hanno dichiarato che “qui abbiamo capito il vero significato delle parole amicizia, unità, solidarietà, fiducia e professionalità”.

SPAGNA. “Don Bosco ancora cambia le vite”: Fondazione Progetto Don Bosco

Don Bosco ancora oggi cambia la vita di tanti minori nel Nord di Tenerife: la Fondazione Progetto Don Bosco, che ha sede presso l'Istituto Salesiano “San Isidro” di La Orotava, da anni realizza un intenso lavoro con i bambini e i giovani, offrendo loro un presente e un futuro migliori.
Maria, una ragazza 23enne di La Orotava, senza formazione e senza lavoro, viveva nella casa dei genitori del suo compagno, insieme con la figlioletta di 3 anni. I Servizi Sociali l'hanno inviata al Progetto Don Bosco e lì ha iniziato un percorso formativo. Ora lavora in un hotel.
Mohamed è un giovane saharawi di 25 anni. Giunse da bambino nelle Isole Canarie, a bordo di un barcone. Viveva in un centro per minori, ma a 18 anni si è trovato a vivere per strada ed è finito nei guai con la giustizia; alla fine è arrivato in uno degli “Appartamenti Don Bosco”. Ha ricevuto una formazione come cameriere e ora lavora.
Il protagonista della terza storia si chiama Pablo. È un bimbo di Tenerife di 5 anni. Non parlava con nessuno, a malapena pronunciava qualche parola: sua madre era stata vittima di violenza. Tre mesi dopo il suo arrivo presso la Fondazione, ha sorriso per la prima volta. Ora si è integrato e partecipa alle attività come tutti i coetanei, ha riacquistato la parola e il sorriso.

ETIOPIA. Il progetto “Print your future”

Procede presso il “Don Bosco TVET”, il Centro di Formazione Tecnico Professionale salesiano di Mekanissa, nei pressi di Addis Abeba, il progetto “Print your future” (Stampa il tuo futuro), un progetto di formazione nelle arti grafiche e tipografiche che sta già ottenendo due importanti risultati: la crescita nella professionalità degli allievi e la diffusione del nome di don Bosco e dei Salesiani come sinonimi di educazione e opportunità di sviluppo.
Attualmente vengono impartiti i corsi serali agli allievi, che alternano lezioni teoriche e sessioni pratiche, rivolte prevalentemente a lavoratori ed operatori dell'industria tipografica, per migliorarne le competenze ed offrire loro maggiori opportunità di impiego.
Questa offerta formativa si va ad inserire in una struttura come quella del “Don Bosco TVET”, già funzionante ed accreditata dall'Agenzia per la Formazione Tecnico-Professionale di Addis Abeba, che offre corsi a molti giovani poveri e vulnerabili dell'area.
L'attivazione di questi corsi ha avuto come prima conseguenza positiva l'incremento del numero di giovani che gravitano intorno alla scuola. “In questo momento 'Don Bosco TVET' Mekanissa è a tutti gli effetti un hub per giovani e giovanissimi della zona” hanno commentato gli organizzatori.

MYANMAR. Il centro salesiano di Mandalay in aiuto ai bambini di strada

Il centro salesiano “Don Bosco Friend of Youth” (Don Bosco Amico della Gioventù) di Mandalay fornisce riparo, cibo, assistenza sanitaria ed educazione formale e non formale a decine di ragazzi. Nell'ambito delle sue attività il responsabile dell'opera, don Peter Myo Khin, va con i suoi collaboratori nelle stazioni ferroviarie e degli autobus per incontrare e quindi aiutare i bambini e i ragazzi che vivono per le strade di Mandalay, la seconda città più grande del paese.
Il centro funziona 24 ore al giorno. “Questo è un luogo sicuro per i ragazzi e li trattiamo come membri di una famiglia” continua don Myo Khin. Patrick Zaw Tan, responsabile del progetto, ha un colloquio personale con ciascun ospite. “Cerchiamo di dare loro una formazione entro le prime due settimane dall'arrivo - spiega -. Ma è un processo difficile”. “L'educazione può cambiare la vita di una persona, le sue abitudini e gli atteggiamenti” aggiunge il signor Zaw Tan. Uno dei ragazzi, ad esempio, viveva per strada dopo essere scappato da una famiglia disgregata e in cui veniva picchiato dal nonno. Ora invece studia e vuole andare all'università per poter poi diventare una guida turistica.